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lunedì 29 maggio 2017

Bowie, Totti e la tottitudine

 
Ormai è stato detto tutto, anche troppo, d’altronde questo post lo avevo iniziato, molte parti erano state scritte, solo la mancanza di tempo mi ha impedito di finirlo e pubblicarlo e, dato che non si butta via niente perchè è peccato, allora lo faccio adesso.
 
Ricordate quando è morto David Bowie? Ricordate i pianti collettivi, le memorie personali e i tanti video pubblicati? Sì, allora fermatevi un attimo e riflettete. Parlo di Bowie perché è il primo che mi è venuto in mente e forse un motivo ci sarà.
 
Quando un musicista, uno scrittore, un cantante muore vengono a mancare le loro parole e le loro note, si apre un vuoto incolmabile nella memoria di ognuno di noi e in particolare di chi quell’artista lo ha amato. Uno scrittore o un cantante, se fortunato, ha una carriera artistica che dura ormai fino alla vecchiaia, un calciatore no, un calciatore “muore” giovane, finisce di dare agli altri quel che può e quel che sa fare meglio. E’ una cesura dovuta all’età irrimediabile, non è dovuta alla mancanza di ispirazione e dovuta al venir meno di certe doti fisiche che si affievoliscono con gli anni. Con la testa certi colpi di tacco, certi lanci, certi dribbling li puoi fare sempre, sono le gambe che non ci sono più. Guardiamo il declino di uno sportivo, non solo calciatore e non solo famoso, sotto una luce diversa e forse saremo più tolleranto verso Totti e verso chi ha amato e ama Totti.
 
Nessuno si è chiesto, al momento della morte, a quanto ammontasse il capitale incamerato dal Duca Bianco e nemmeno ha chiamato in causa i figli che grazie a cotanto padre hanno la strada spianata. Se le colpe dei padri non ricadono sui figli perché in questi giorni ci si accanisce tanto contro Totti e la di lui prole? Questo sistema fa schifo a giorni alterni, a personaggi alterni, ecc.? Pensate di lottare contro il sistema parlando e sparlando di Totti e la sua progenie? Potete anche cambiare il soggetto del contendere, metteteci chi volete, la sostanza non cambia.
 
Quella di Totti è stata come la lunga agonia di un parente caro (vi avverto, se non capite la metafora evitate di rendere palese il vostro pensiero, non ho tempo per le polemichette), attendi il fatidico momento, pensi di essere preparato ma quando accade l’irreparabile non sei ancora pronto per il distacco. Ecco, quello di Totti è stato un lungo addio peraltro condotto da mediocri “medici” e da un “malato” riottoso a morire come è giusto che sia. Certo la vita continua e sta a noi “elaborare il lutto” che questa partenza attesa e non sperata ci causa. E allora, per ogni lutto, si piange. Piangono i bambini che spesso non capiscono, non in questo caso, ma vengono trasportati nel vortice dalle lacrime dei genitori. Piangono le giovani ragazze con le madri e le nonne; gli omoni tatuati e orecchinati come gli adolescenti e ragazzotti che pensano che il mondo sia tutto loro. E piangono gli anziani, quelli che forse hanno pianto per Di Bartolomei due volte, quando abbandonò la Roma e quando abbandonò la vita. E piangono quelli che piansero per la fine della carriera di Giacomo Losi o Bruno Conti. Sì, si piange anche per lo sport, si piange quando si vince e quando si perde e non contano i soldi che si hanno in tasca. Si piange perchè si è uomini e donne dotati di un certo non so che che non ci fa sembrare ridicoli se le lacrime ci sgorgano per un film come per una tragedia in mare, per un funerale come per una nascita, come per l’addio di Totti al calcio.
 
E’ passato un anno in cui ci avrebbe potuto regalare anche lui una Blackstar e invece ci siamo dovuti accontentare di qualche nota sparsa qui e la nel corso degli ultimi mesi, forse il produttore non si è accorto di quale occasione avesse e invece di incoraggiare l’artista lo ha mollato sapendo che non avrebbe più prodotto nulla. Ah la miopia che a volte ci avvolge e ci ottenebra. Avremmo voluto vederlo in campo ancora tante volte dall’agosto scorso, quindici/venti minuti come Altafini tanti anni fa con la maglia della Juve (perdonate la citazione, mi rendo conto che bianconero con giallorosso stona e di molto). Ma la vita non è sempre come la vorremmo. Nemmeno quella dei profughi che fuggono dalla guerra e dalla fame come quella di chi muore per guerre che loro non hanno mai dichiarato. E piangere per Bowie o Totti non toglie alle persone di essere in grado di distinguere le cose e/o la “qualità” delle lacrime.
 
E poi stiamo a Roma, siamo così, strani, eccessivi, ironici, anche istrionici nel nostro palesarci, nel nostro immedesimarci con chi questa città l’ama e la rispetta, questa città offesa da tutti i politicanti da molti anni a questa parte. Questa città che ha reso omaggio ad Anna Magnani o Alberto Sordi come a Francesco Totti. Sì Totti è vivo e spero che viva ancora a lungo per i suoi cari e per se stesso, è il calciatore Totti che è morto non l’uomo che ha pregi e difetti come tutti noi. Ogni tanto occorre riflettere prima di far prendere aria ai denti.
 
Ciao Capitano.

2 commenti:

upupa ha detto...

Un addio commovente da un grande!!!!!!!!!

Ernest ha detto...

scritto col cuore...