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martedì 21 marzo 2017

21 marzo 1933

Dachau sarebbe rimasta una cittadina della Baviera, dove l’attività principale è produrre birra e far andare le cartiere, sconosciuta ai più, se non fosse che Hitler, nella sua follia della razza pura ariana, non vi avesse fatto costruire un campo di concentramento poi trasformato in campo di sterminio. Fu finito proprio il 21 marzo 1933, primo giorno di primavera, stagione che sta a testimoniare la rinascita della natura dopo le difficoltà invernali.

Inizialmente fu destinato agli oppositori interni come comunisti e socialisti per allargarsi poi anche agli omosessuali e criminali comuni. Poi arrivarono anche gli ebrei e oppositori di vario genere, antinazisti di altri paesi, prigionieri di guerra, partigiani tedeschi, sacerdoti e anche settemila italiani. Per ospitare i prigionieri che aumentavano sempre più fu necessario ampliarlo, divenne anche campo di transito verso altri luoghi di sterminio. Si calcola che dei circa 200.000 prigionieri ne morirono almeno 70.000 di cui 1.619 italiani.

Così Dachau è rimasta nella storia per una delle pagine più terribili. Alla fine della guerra fu deciso che la struttura doveva rimane integra a testimonianza della ferocia dell’uomo, in questo caso di coloro che abbracciarono il nazismo e il fascismo. Di mausolei simili ce ne sono sparsi in tutto il mondo: questo triste privilegio dello sterminare non fu solo prerogativa dei nazifascisti ma di diverse ideologie, compresa la degenerazione del comunismo.

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