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lunedì 20 marzo 2017

20 marzo 1852

Pur essendo stato scritto senza che l’autrice conoscesse a fondo la realtà degli Stati americani del Sud, La capanna dello zio Tom, il quale vide la luce il 20 marzo del 1852, diventò uno dei libri che contribuirono all’abolizione della schiavitù nel Nuovo Mondo, come ebbe a riconoscere anche il presidente Abramo Lincoln e divenne uno dei libri antirazzisti per antonomasia.

L’autrice, Harriet Beecher Stowe, era figlia di un ministro calvinista educata alle idee di uguaglianza e libertarie e fu una tenace sostenitrice dell’abolizionismo. Il romanzo, inizialmente pubblicato a puntate su un giornale antischiavista, il “National Era”, ha i difetti di un’opera che rasenta il feuilleton ed è condizionato da un eccesso di sentimentalismo che comunque lo portò a riscuotere da subito un grande successo. Nelle pagine del libro si ritrovano i vari aspetti del razzismo a partire dalle violenze sessuali al puro sadismo, visti i maltrattamenti a cui erano sottoposti gli schiavi. Ha avuto un tale successo che il mitico Zio Tom è la quint’essenza della rappresentazione dello schiavo “negro”.

I ragazzi lo leggevano in una ideale associazione con Le avventure di Tom Sawyer. Facevano parte di quelli che venivano chiamati romanzi di formazione, i quali fornivano ai giovani delle basi, o meglio, delle indicazioni su come comportarsi con il “diverso”. Forse non sarebbe male farlo tornare in auge.

1 commento:

Ernest ha detto...

hai perfettamente ragione, da riprende in mano e soprattutto leggere