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venerdì 17 marzo 2017

17 marzo 1891

Gibilterra è lì a due passi, per dire. La nave Utopia, battente bandiera britannica, è in balia delle forze del mare, si inabissa portando con se 563 emigranti che erano partiti da Napoli alla volta dell’America per fuggire alla fame e agli stenti. Erano partiti con la speranza di migliorare la loro vita, per dare un futuro ai propri figli ma non ne ebbero l’occasione.

Molti di loro non avevano mai visto il mare, non avevano idea di dove stessero andando e nemmeno di cosa li attendeva nella terra promessa. Forse altra fame e altro sfruttamento. Non sapevano che sarebbero stati considerati alla stregua dei “negri” e dei cinesi. Non sapevano che i meno fortunati sarebbero stati utilizzati per dar fuoco alle micce delle mine che facevano strada alle nuove ferrovie che rendevano raggiungibili i nuovi sterminati territori americani. Oppure che sarebbero andati a sostituire sempre i “negri” nei campi di cotone. Nemmeno sapevano che sarebbero caduti vittime della mafia che aveva individuato nel traffico di esseri umani loro connazionali una fonte di reddito illecito.
Non c’è nessun errore, stiamo parlando della fine dell’Ottocento e di italiani, se vi è sembrato di leggere una piccola cronaca dei nostri giorni non c’è nulla di sbagliato. Purtroppo siamo portati a ripetere sempre gli stessi errori, a sopraffare il più debole, a prendercela con il “diverso”, specialmente in periodi di crisi che lasciano aperte le porte a scenari già vissuti.

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