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martedì 4 ottobre 2016

Roma

E' vero, amare Roma è sempre più difficile. Vedere le brutture della città che si ampliano e si moltiplicano portano a considerare Roma come un'amante che non ci interessa più. Ma se la persona che non ti suscita più niente è bella lo resta comunque. E Roma è bella, nonostante chi l'ha amministrata e chi l'amministra faccia di tutto per peggiorare le cose. Spero che questa città sappia risorgere, che gli abitanti, romani da sette generazioni o immigrati da ogni dove, sappiano avere uno scatto d'orgoglio e metterci del proprio per far tornare la Capitale allo stato che gli compete. Spero che gli abitanti di Roma si rendano conto che lamentarsi degli altri come alibi delle mancanze proprie passi di moda. Ognuno deve fare la propria parte, tornare ad occuparsi della città, risvegliare il senso del bene comune, impegnarsi perché le cose cambino. Non è un pistolotto rivolto a qualcuno, è che tutti noi che amiamo Roma dobbiamo fare qualcosa. E non dico di fare cose demagogiche come armarsi di scopa e secchiello una domenica qualsiasi per rimediare un po' di spazio sui giornali. Torniamo ad occuparci della città con un comportamento anche banale, dal non gettare le cicche per terra al non parcheggiare in doppia fila o suoi marciapiedi per non parlare dei posti riservati ai portatori di handicap. Iniziamo a rispettare le file, ovunque esse siano, alla posta come in libreria o al supermercato. Insomma, iniziamo tutti ad essere più civili, a non girare lo sguardo dall'altra parte quando vediamo qualcosa che non ci quadra. Ne guadagneremo noi e ne guadagnerà la città.

Quindici giorni fa alla fermata del tram 8 una turista americana, giovane e bionda, ha gettato una buccia di banana appena prima di salire. Me ne sono accorto quando eravamo già sul tram. Non parlo inglese ma penso che mi abbia capito benissimo quando le ho fatto notare che la cosa non andava bene. Forse sarà per la mia stazza, forse per il timbro della voce ma sono sicuro che la giovane abbia capito l'errore. E all'italiano che ha iniziato a dire "Questi qui ..." ho chiesto a brutto muso "Questi qui" chi? E l'ho stoppato subito prima che iniziasse con il solito discorso sugli immigrati e sui turisti che si permettono cose che, a loro dire, gli italiani non si permetterebbero. Gli ho ricordato che noi non possiamo fare la morale a nessuno. Oggi alle casse della Feltrinelli di largo di Torre Argentina che funzionano con la fila unica che si divide al momento di pagare, una signora ha tentato bellamente di passare avanti al punto che Labate, il giornalista che ora va per la maggiore, che era in fila davanti a me, le ha detto che c'era la fila per i fessi e quella per i furbi. La stessa signora, poi, l'abbiamo rivista che attraversava quando era rosso per i pedoni. Piccole cose che ci fanno vedere come ci sia la prevalenza dell'esigenza del singolo rispetto alle regole che dovrebbero essere valide per tutti. Ecco, recuperiamo un po' di educazione e di attenzione verso il bene comune e forse anche Roma, con dei capaci amministratori, potrà tornare bella, pulita e ordinata. Se mai lo è stata. E a quelli che comunque amano sparlare di Roma potrei sempre dire di tornare da dove vengono. Specialmente ai connazionali del Nord.

2 commenti:

Berica ha detto...

Ricordo la sequenza di un film in bianco e nero (purtroppo non il titolo), in cui un Dirigente pubblico, fresco di nomina, giunto davanti al "palazzo" e trovando l'accesso difficoltoso per un parcheggio molesto, dice all'uscere di avviare un accertamento fiscale sull'incauto automobilista, poiché, secondo lui, chi posteggia maleducatamente e in oltraggio al codice della strada, potrebbe essere un cittadino "infedele".

Ernest ha detto...

le rivoluzioni volendo si possono fare ogni giorno con piccoli gesti... ma è proprio questo purtroppo che ci sta fregando