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mercoledì 3 agosto 2016

Note sparse

Personalmente non ho più parole nuove, concetti nuovi, sentimenti nuovi, per condannare l’immaturità, la violenza e la crudeltà di maschi-padroni. Potrei solo ripetere parole, concetti e sentimenti più volte espressi più per uno sfogo che con la speranza di far cambiare idea a qualcuno che mi costa dirlo è del mio stesso genere. Il non saper metabolizzare la fine di un amore, una storia, fosse anche solo di sesso, di questi cosiddetti uomini è una cosa spaventosa. O con me o con nessuno, questo è ciò che si nasconde dietro certi tristi e turpi fatti. Un concetto della donna immondo come lo sono loro. Una cosa privata, propria e in quanto tale si arrogano il diritto di decidere cosa farne, anche uccidere come non si farebbe per un animale domestico diventato ingombrante. I cani e i gatti si abbandonano sapendo che moriranno ma anche con una segreta speranza che qualcuno li possa salvare. Sparare, accoltellare, bruciare una donna è non dare speranze e possibilità. La “cosa” è mia e io decido la sua sorte. E’ duro dovere rimanere logici e non lasciarsi andare a leggi del taglione e vendette, almeno a parole, verso questi rifiuti dell’umanità.
 
Perché stupirsi se i giovani bolognesi, per non parlare degli italiani, hanno le idee a dir poco confuse sulla strage di Bologna? In un paese dove la memoria è una cosa dannosa, da evitare, dove il Duce resta ancora uno che comunque “fece anche del bene”; dove i movimenti fascisti e nazisti proliferano nella quasi totale indifferenza degli organi costituiti; un Paese che ha sdoganato senza colpo ferire i fascisti che siedono nel parlamento e che hanno occupato anche poltrone ministeriali; un paese dove il fascismo si è infiltrato nei partiti e nei movimenti che a parole dicono di non rifarsi a certe idee, mi sembra del tutto normale. D’altronde se dopo trentasei anni ancora non si è riusciti ad ottenere non dico giustizia perché non è di questo mondo ma nemmeno uno straccio di verità sui mandanti cosa ci si può attendere?
 
Oggi ho scoperto che esistono anche i filo-palestinesi pentiti. Ecco a costoro farei vedere il filmato che circola in rete del soldato israeliano (israeliano non ebreo perché le due cose sono assimilabili ma non simili) che sequestra la bici ad una piccola palestinese. Spiegatemi voi perché la bimba non dovrebbe crescere con un odio profondo contro chi la vessa, contro chi le ha rubato l’acqua, gli ulivi, la terra e gli ha costruito un muro per segregarla.

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