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giovedì 2 giugno 2016

Il sogno

La stanza è piena di gente, sembra un pranzo domenicale o forse una festa, un banchetto per qualche ricorrenza. Lei è seduta sui gradini che portano al terrazzo, è vestita di bianco e coi capelli neri. Lui è in ginocchio davanti a lei, il viso alla stessa altezza. La donna allunga le braccia scoperte le poggia sulle guance dell'uomo e lo attira a sé, lo guarda e lo bacia, appassionatamente. Lei lo scansa e porta le sue mani sulla scollatura del vestito, l'allarga mettendo in mostra il suo seno a cui lui ha il tempo di dare due baci e vedere che sotto il vestito indossa un reggiseno nero con la parte superiore della coppa trasparente, sembra di tulle. Si ricompone. A nessuno sembra interessare ciò che accade a pochi metri, centimetri da loro. La donna non lo lascia continua a trascinarlo in un vortice di baci.
 
Repentinamente la scena cambia. Lei non c'è più. Si sente dire: "lo vuoi un caffè?" e la scena si trasferisce in strada. Le portiere della macchina si aprono e i due fratelli entrano. "Andiamo in piazza?". L'automobile parte.
 
L'uomo riappare sulla passeggiata, all'altezza della statua della Madonna che è all'inizio dei giardinetti. Stringe nella sinistra una borsa da lavoro. Dentro ci potrebbero essere documenti legali, notarili o dei libri, sembra pesante. Sotto il terrazzamento dei giardinetti più basso scorre il traffico non molto fitto. Sulla sinistra del primo camminamento c'è una panchina con quattro persone, due donne e due uomini. L'uomo li vede e sussulta. Volutamente urta la donna che è più esterna, chiede scusa e si allontana con passo rallentato. La signora bianco vestita si alza e con passo accelerato lo segue e lo sorpassa senza dire e fare nulla. Arrivata allo slargo che corrisponde ai giardini del bar che sono alla fine dei giardinetti volge leggermente il capo e piega a destra verso i bagni e il deposito del bar. L'uomo fa finta di nulla, finge una indecisione e poi anche lui si dirige verso le due porte. Entra nel deposito.
 
Lei è lì che lo attende, non dice una parola, gli prende il viso tra le mani e lo bacia e mormora" "Baciami, baciami, baciami" incessantemente. La borsa è caduta a terra, le mani corrono nei posti segreti. All'improvviso, senza una parola si dividono. Lei esce. Lui, interdetto, la segue dopo pochi secondi. Non la vede, sembra essersi dissolta alla luce del sole. La cerca con il cuore che batte forte. Non c'è più nessuno, solo le piante, le panchine e il silenzio.
 
Si sveglia con il cuore in tumulto, nel silenzio della notte sembra quasi sentire il tump tump del muscolo che pompa il sangue. Allunga la mano e non trova nessuno accanto a sé.
 
Mi sveglio anche io, non ho il cuore in tumulto ma un lieve stato di agitazione. Sarà stata l'aorta pazza? O l'ernia? O più semplicemente la fame?
 
Ps Il resoconto del sogno è stato "integrato" di poche parole per renderlo più filante. I luoghi sono veri e sono la mia casa e il mio paese d'origine. Ripeto "giardinetti" perché così venivano chiamati. Mi rendo conto che la descrizione del reggiseno è datata ma che ci volete fare? Gli anni quelli sono. Nella veglia che è seguita al sonno, passata anche a fissare nella mente il sogno, sono riuscito a dare un volto alla donna. Non sapevo spiegarmi come ci sia capitata ma alla fine ci sono riuscito.

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