Pagine

lunedì 13 giugno 2016

Il Gay Pride e i morti di Orlando

Sabato, durante il gay pride, mi sono chiesto cosa stessi facendo lì. E’ stato il pensiero di un attimo, fuggevole, come un refolo di vento nella calura pomeridiana. Mi è tornato in mente ieri mattina presto mentre attendevo di uscire per andare a fare la mia solita mezza giornata domenicale di volontariato. Ho riflettuto che se tutti quelli come me, ovvero chi non si è mai preoccupato di sapere chi ama chi, o che credo seguisse chi mi è vicino a qualsiasi titolo e altre quisquilie del genere, fossero rimasti a casa avremmo lasciato soli (uso il maschile per comodità di scrittura) tutti quelli che la maggioranza silenziosa ma non troppo -vediAdinolfi, Giovanardi e compagnia becerante- considera anormali. Con un’amica ci siamo anche confrontati sull’eccesso, chiamiamolo così, della manifestazione. Nudità, trucchi, slogan anche forti per certe orecchie, ecc. ma ci siamo risposti che se così non fosse stato e non fosse ancora, probabilmente certi risultati non si sarebbero avuti. Forse gli “eccessi” finiranno quando ci considereremo tutti come persone e non classificandoci in etero, gay, lesbiche, trans e altro. Perché in fondo quello siamo, persone. Non è difficile da capire, basta un poco di buona volontà e liberare la mente da preconcetti dovuti principalmente alla fede in qualche religione. 
 
Poi, tornando a casa, ho saputo dei 50 morti in un locale gay. E mi sono reso conto che la strada da fare non è lunga, è praticamente infinita. Chi ha ucciso sarebbe un americano figlio di afgano con presunti legami con l’estremismo terroristico dell’Isis. Sembra anche che l’insano gesto sia dovuto, a detta del padre del pluriomicida, alla rabbia del giovane per aver visto due uomini baciarsi. Siamo ancora ai sembra e non ai dati certi che comunque poco cambiano nel risultato finale, un centinaio di persone colpite tra morti e feriti. Però qualche certezza c’è già. L’eccessiva circolazione di armi in America e l’omofobia e, prendendo in considerazione la logica della distinzione, la non accettazione del diverso. Che la strage sia stata compiuta da un presunto simpatizzante del califfato non cambia di una virgola il risultato e parte dell’analisi come se fosse stata messa in atto da un bianco razzista e omofobo. Anzi dovrebbe far riflettere, invece di trovare pretesti per polemizzare, su certe posizioni che si toccano in mondi così apparentemente lontani.
 
Cinquantatré morti e cinquanta feriti solo perché volevano esseri liberi di vivere la loro vita, essere liberi di amare chi volevano.

Nessun commento: