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venerdì 6 maggio 2016

Le foto come alibi

Che la fotografia abbia un grande potere è un dato di fatto incontrovertibile. Dal suo avvento sono tante le immagini che sono diventate pezzi di storia, basti pensare, e cito a caso, a Butch Cassidy; la bandiera rossa su Berlino; Anita Ekberg e Marcello Mastroianni nella Fontana di Trevi; il miliziano di Capa; il ritratto del Che; Bartali e Coppi e la mitica borraccia; le foto dei lager nazisti; il bambino del ghetto di Varsavia; e, per farla breve, le foto del piccolo Aylan che avrebbero dovuto cambiare la sensibilità verso i profughi siriani, il parto in un campo profughi o i bombardamenti di Aleppo.
Insomma ci si è aggrappati al potere della fotografia, sia esso salvifico o di denuncia, in molti momenti di difficoltà. In questi giorni va per la maggiore la foto di Tess Asplund che in Svezia si oppone da sola e con il pugno chiuso ad una marcia di neo-nazisti. Tess non solo li affronta con il pugno chiuso (comunista? socialista? generico simbolo di contrapposizione?), ma è anche di colore (chissà se è ebrea e gay, come si diceva un tempo per riunire tutte le sfortune), è un’attivista per i diritti umani. Tutti lodiamo il suo coraggio, la sua fermezza nell’affrontare quei trecento potenziali violenti. Tutti apprezziamo lo scatto bello in sé, simbolico, coinvolgente, significativo. 
Io però mi pongo una domanda. In Europa sono nati prima il fascismo e poi il nazismo, abbiamo vissuto sulla pelle dei nostri nonni o genitori la violenza, l’assurdità, direi l’irrealtà di questi due movimenti che miravano allo sterminio del diverso e al dominio di pochi su molti. Celebriamo ogni anno giornate della memoria per questo o quel popolo; sbarchi e liberazioni; martiri e sopravvissuti.
Dovremmo avere abbondanti anticorpi per rigettare indietro questi nostalgici del passato, lo potremmo e dovremmo fare in ogni paese perché ogni nazione dell’epoca ha vissuto quegli orrori e ha avuto fiancheggiatori del regime nazista, un esempio per tutti gli Ustascia croati. Invece no. Ci ritroviamo una Europa fintamente unita sempre più chinata verso la destra, razzista, violenta, antisemita, anti-islamica, omofobica. Insomma quel peggio che troppo velocemente e facilmente avevamo pensato di aver debellato dai nostri paesi. La manifestazione svedese non è che una delle tante, in Italia se ne tengono centinaia e ormai sembra normale autorizzare questi immondi raduni dove si inneggia a Mussolini o Hitler. Perché stupirsi che poi certe nazioni facciano scelte a dir poco discutibili sugli immigrati?
Foto di Gianni Berengo Gardin Piazza San Marco 1959
Qualcuno ricorderà le sanzioni europee, pochi mesi, all’Austria quando quel bel tomo di Haider entrò nel governo austriaco? Bene, quali sanzioni sono state adottate verso l’Ungheria? Qualcuno sa cosa è successo in quel paese? Ma non si può sanzionare nessuno se tutti o quasi la pensano allo stesso modo. E così è tutto un fiorire di muri, barriere, frontiere protette e altro ancora che deve tenere fuori dai confini europei poche centinaia di migliaia di persone in fuga dalla guerra o dalla fame. 
Allora sarebbe il caso che invece di lodare il coraggio dei singoli, in questo caso Tess come potremmo prendere ad esempio questo o quel volontario che soccorre i profughi, un medico, un militare che si commuove davanti ad un bambino, prendiamo qualsiasi foto, facciamone una icona ben sapendo che non risolverà il problema senza il coinvolgimento di tutti, a partire dai governi per passare per le scuole senza trascurare le tanto mitizzate famiglie. E comunque il problema non si risolve istituendo il reato di negazionismo o aumentandone le pene, il problema si risolve culturalmente educando sin da piccoli al rispetto per gli altri, all’uguaglianza, alla fratellanza e alla libertà. Lo dovrebbero capire anche quei giovani che hanno strappato le pagine del libro di Salvini. E’ stato un gesto che ha riportato alla mente, nella sua diversità ma nella stessa violenza, i roghi dei libri dei nazisti e non solo. Non è impedendo di parlare che miglioriamo la situazione.

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