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mercoledì 17 febbraio 2016

La Biblioteca Franco Serantini va salvata

Mi accingevo a parlare del libro di Luigi Di Lembo Guerra di classe e lotta umana, pubblicato dalla casa editrice BFS Edizioni nel 2001, quando mi trovo a leggere l’appello della Biblioteca Franco Serantini (e così abbiamo sciolto l’acronimo) in gravi difficoltà economiche e di spazi. Innanzitutto, chi era Franco Serantini? Era un anarchico nato a Cagliari il 16 luglio 1951 e morto a Pisa il 7 maggio del 1972, quindi a soli 21 anni. Ma come morì Serantini per “meritare”, nonostante la sua giovane età l’intitolazione di una biblioteca che nel corso degli anni è assurta a punto di riferimento per gli studi sull’anarchismo italiano e non solo? Facile la risposta, di solito per mano dello Stato o dei fascisti come accadeva purtroppo in quegli anni. Qui c’entrano tutti e due gli attori citati. Il 5 maggio a Pisa era previsto il comizio del deputato del Movimento Sociale Italiano Beppe Nicolai che le forze di sinistra, estrema come si soleva definirle, indice un presidio per impedire il comizio.

Durante gli scontri la celere si dà da fare e, secondo i testimoni, un gruppo di celerini si accanisce contro il giovane Serantini pestandolo a sangue. Non viene portato in ospedale ma prima in caserma e poi in carcere dove viene ampiamente sottovalutato il suo stato di salute. Che lo porterà a morire due giorni dopo. Vedete qualche somiglianza con la vicenda di Stefano Cucchi? Sì, indubbiamente. I colpevoli della sua morte non sono stati mai puniti. Chi volesse può leggersi il bel libro di Corrado Stajano Il sovversivo. Vita e morte dell’anarchico Serantini, chi invece è pigro può visitare il sito della Biblioteca Franco Serantini dove troverà, oltre a tantissimi documenti sull’anarchismo, anche le indicazioni per poter effettuare un versamento per salvare questa istituzione che contribuisce a diffondere e salvaguardare un patrimonio storico culturale che ci appartiene, non è necessario essere anarchici per comprendere il valore di una eventuale tale perdita. Occorre raccogliere 12.000 euro entro giugno del 2016, non parliamo di grandi cifre ma sembra che nessun ente sia in grado di intervenire. Anzi, come lamenta la BFS, gli impegni finanziari pubblici invece di aumentare diminuiscono nonostante la tante parole per salvaguardare e promuovere la cultura. O forse qualcuno vuol dire che l’anarchismo ha meno dignità di altre idee?

Il libro di Di Lembo, purtroppo esaurito ma rintracciabile con un po’ di fortuna sul mercato dell’usato, si dedica all’anarchismo in Italia dal biennio rosso alla guerra di Spagna (1919-1939) come recita il sottotitolo, e l’autore ci fornisce una panoramica tra le due guerre sulla situazione politica, economica e sociale dell’Italia partendo dai guasti della Prima Guerra Mondiale a cui gli anarchici si opposero con tutte le loro forze, della crisi ad essa susseguente, alla nascita del fascismo e delle lotte dei movimenti di sinistra compresi, ovviamente, gli anarchici. Nel libro si incontrano tanti nomi sconosciuti ai più perché l’anarchismo nei libri di storia scolastici  non viene citato se non per gli attentati dell’ala estrema del movimento. Nulla si sa dell’influenza avuta sulle lotte e l’evoluzione del movimento operaio e dell’atteggiamento dei partiti della sinistra classica che arrivarono a vedere negli anarchici non degli alleati o un movimento con cui confrontarsi ma spesso dei nemici da combattere come purtroppo accadde nella Guerra Civile in Spagna. Logicamente il libro è piegato sul versante dell’anarchismo ma ciò non inficia il lavoro di Di Lembo sviluppato su documenti d’archivio spesso inediti. Utile per chi vuole approfondire ma anche per chi vuole solo conoscere o avvicinarsi al mondo dell’anarchia.

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