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domenica 7 febbraio 2016

I servi-nati

Carlo Levi-Autoritratto

Per chi ha l'animo di un servo, la sola pace, la sola felicità è nell'avere un padrone; e nulla è più faticoso, e veramente, spaventoso, che l'esercizio della libertà. Questo spiega l'amore di tanti schiavi per (il nome lo lascio scegliere a voi): questa mediocrità divinizzata, necessaria per riempire il vuoto dell'animo, e calmarne l'inquietudine con un senso di riposante certezza. Per chi è nato servo, abdicare a se stesso è una beatificante necessità.
Ma questi servi nati hanno anch'essi la loro piccola coscienza morale, che vuole qualche piccola giustificazione; e un loro piccolo, e tuttavia esasperato, senso italiano di teatrale dignità, che ha bisogno di velare di pretesti il vuoto e la paura. Questi servi nati hanno sempre trovato delle ottime ragioni per la loro viltà, che non era, no, viltà, ma, volta a volta, amor di patria, desiderio di ordine, senso di responsabilità, dovere di "tradizione spirituale", e così via.
Per potere, in tranquilla coscienza, abdicare a se stessi, essi hanno sempre trovato pronta una necessità storica. Poiché si voleva un Dittatore, un Padre che assumesse su di sé la viltà universale, tutte le situazioni diventano per costoro stati di emergenza. L'Italia è in stato di emergenza per consentire a costoro di essere vili senza rimorso.
C'è qualcuno che ha avuto la strana idea di battersi e di morire per la libertà. C'è qualcuno che oserebbe credere che il popolo italiano sia un popolo maggiorenne, capace di creare forme nuove del suo Stato, e di mostrare come si può essere liberi anche soffrendo la fame. Costoro, è evidente, "non sono sufficientemente coscienti della gravità della situazione in cui si trova la vita, anzi le possibilità di vita del Paese"; costoro non hanno "un sufficiente senso di responsabilità". essi non sanno che, ancora una volta, bisogna salvare l'Italia; che cioè non si deve cercare di essere liberi, cosa pericolosissima, ma che "si tratta di tenere la nave a galla".
I buoni italiani, maestri nell'arte di galleggiare, rimandano a un domani indeterminato la nuova navigazione "quando i navigatori si dedicheranno a riparare le avarie, raddrizzare verso il cielo l'albero di maestro e di trinchetto, spiegare al vento e alla luce del nuovo sole le vele gloriose (?) e la disciplina, l'ordine, il comando (le sole cose a cui il loro cuore anela) saranno nuovamente stabilite dalla libera volontà dei navigatori fatti esperti dalla prova superata".
In attesa della disciplina dell'ordine e del comando futuri, ci si può intanto riposare sulla disciplina, l'ordine e il comando presenti.
Ma vi è certamente qualcuno che non vuol permettere ai servi-nati nostrani di salvare ancora una volta l'Italia. Vi è certamente qualcuno che ritiene calunniose per il popolo italiano le paure dei servi-nati. Vi è qualcuno che vede qualcosa di più e di meglio che "le questioni personali, le rivalità fra individui e fra partiti, le lotte di competenza fra autorità, l'accaparramento di posizioni che si credono di comando".
Vi è qualcuno che non ha paura della libertà, e che potrebbe anche perdonare la viltà dei servitori-nati, se poiché non sanno vivere, sapessero almeno scrivere. Ma, ahimè, questi difensori della "tradizione spirituale e storica" hanno perduto anche la sola tradizione che avrebbero dovuto difendere, quella dei letterati cortigiani.

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Il testo corsivo sopra riportato non è mio ma di Carlo Levi, che mi perdonerà per aver leggermente modificato il suo scritto originale. Le modifiche da me apportate sono solo la sostituzione del Duce con i puntini e qualche tempo verbale. Ciò che scrive Levi è di una attualità sconcertante che non ha bisogno di ulteriori parole. Levi quando scrisse queste righe si riferiva al Duce e, in particolare, rispondeva a Ivanoe Bonomi, democristiano presidente del consiglio negli ultimi mesi del 1944. Levi pubblicò questa replica il 2 novembre del 1944 su la Nazione del Popolo, quotidiano del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale. Tra virgolette le parole di Bonomi. Il tutto è stato tratto dal libro
 
Carlo Levi
La strana idea di battersi per la libertà
Dai giornali della Liberazione (1944-1946)
A cura di Filippo Benfante
Edizioni Spartaco, 2005, € 12

1 commento:

Ernest ha detto...

attuale è dir poco