Pagine

domenica 17 gennaio 2016

La lontananza e le bufale

Sono state scritte miliardi di parole per spiegarci che andavamo incontro ad un mondo senza confini; che la lontananza sarebbe diventata un concetto relativo, solo chilometrico; che un battito d'ali in non so che posto avrebbe causato ecc. ecc.; che non avremmo potuto fermare il cambiamento e che la mescolanza di vari gruppi etnici sarebbe stata il nostro futuro. Ma, se mai ce ne fosse stato bisogno, leggere i commenti nella rete all'attentato, alla strage di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, ha fatto crollare miseramente tutto il castello sulla globalizzazione e sui nuovi scenari nel mondo. Si potrebbe obiettare che già con "l'invasione" dei migranti per guerra o per fame aveva fatto crollare il fragile castello, ed è vero ma a leggere con attenzione certe spiegazioni sul perché ieri non ci siamo sentiti tutti burkinabè sono sconcertanti. Si va dal "non so nemmeno collocare sulla cartina geografica il Burkina Faso" al razzista "tanto sono negri e si ammazzano fra di loro" alla pseudo giustificazione che "Parigi è dietro l'angolo". Come se in occasione degli attentati nella capitale francese fossimo tutti andati lì a portare la nostra solidarietà, come se l'essere europei dovesse giustificare più solidarietà ai francesi che non ai burkinabè, o maliani o kenioti o di qualsiasi provenienza  o semplice vittima colpita dalla cieca furia dei militanti dell'Is o dei residui di al Quaeda. Per questo continuo a dire che è inutile dichiarasi "je suis" quello che volete se nel fondo non riusciamo ad essere umani e a partecipare con la stessa intensità emotiva al lutto di chiunque sia colpito dal terrorismo, dalla guerra o da qualsiasi catastrofe.

*** 
E' vero, la rete dà la possibilità a tutti di esprimersi, e di dire solenni cazzate. Prendiamo una delle ultime, quella che avrebbero preso un cinese che ammazzava i cani nel proprio garage per poi darli in pasto nel suo ristorante. Acciderba, una cosa veramente schifosa se solo fosse vera. Ma a questi riciclatori compulsivi di corbellerie non è balenato minimamente il dubbio di andare a controllare la veridicità della notizia. Non hanno avuto nessun dubbio perché ormai preda della furia animalista ad ogni costo, meglio ancora se si può incolpare qualche etnia che ci sta "invadendo". Eppure la storiella circola sin da quando hanno iniziato ad aprire ristoranti cinesi in ogni dove. Mica dico che non sia mai stato fatto, mai porre limiti ai dubbi, ma almeno evitare di cadere nelle trappole. Mio padre mi raccontava che in tempo di guerra partiva dal paese, con il fratello, per venire a vendere gatti morti spacciati per conigli ai romani. Mai riuscito a sapere se fosse vero o ci stesse prendendo in giro.
Eppure ci sono minchiate scritte meglio, argomentate bene, che pur sapendo che tali sono, qualcuno ha pubblicato perché comunque la storia gli piaceva. Certo, sempre bufale restano ma almeno sono di qualità.

Nessun commento: