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sabato 30 maggio 2015

Di giornali, regole e leggi da fare

Vergo queste note (che eleganza, vero?) tra un pacchetto di grissini e uno di capresine (Fattorie Migranti​) in attesa di clienti. Ho davanti agli occhi un giornale e già titoli e sommari di prima pagina mi ispirano commenti non sempre positivi.

L'apertura è inevitabilmente sul pasticcio degli impresentabili. Considerarlo solo una questione interna al Pd mi pare riduttivo. La colpa non è nelle norme volute e approvate da tutti o a larga maggioranza, il problema è voler far finta che le regole che ci si è dati valgano a seconda dei casi o dell'umore della giornata. O, forse, più semplicemente, le regole ci sono solo per essere disattese. Se poi c'è stata qualche irregolarità procedurale se ne dovrà rendere conto. Ad oggi il caso è diventato chi le regole le applica e non chi le disattende. Chiaro come l'acqua.

I più grandicelli ricorderanno l'entrata in vigore dell'obbligo delle cinture di sicurezza prima e del casco per i motociclisti poi. Ricorderanno anche le proteste, le scuse, gli stratagemmi per non rispettare gli obblighi di legge volti a preservare la salute degli italiani e le spese sociali per le vittime di incidenti. Sono passati anni e anni, sono arrivate anche le leggi sull'uso dei cellulari, per limitare la velocità e sull'assunzione di alcool. Sono fioccate multe, ritiri di patenti, perdita di punti e provvedimenti anche più gravi ma ancora si corre con il cellulare all'orecchio, senza cintura e, possibilmente, alticci e/o sotto l'effetto di stupefacenti più o meno blandi. Questo lungo sombrero per introdurre la necessità, l'urgenza, indotta anche dall'Expo, di una legge per punire lo spreco alimentare. Come se in America ci fossero meno omicidi perché c'è la pena di morte. Educare è meglio che reprimere, anche perché reprimi qui, reprimi là e ti ritrovi in un battibeleno sotto una dittatura, per quanto democratica sia come ci vorrebbe far credere qualcuno. Se è una dittatura, per definizione, non può essere democratica. Lapalissiano.

E così anche il giornale di pseudo-sinistra, quello del giornalista-filosofo-so tutto io e dell'industriale illuminato persiste nel titolare la "Rom diciassettenne". Eppure si dovrebbe essere ormai capito che appartenere ad un popolo, un'etnia, non può e non deve essere un'aggravante. Sulla Lancia Lybra non c'erano tutti i rom, i sinti, i camminanti, gli zingari d'Italia. Ce ne erano solo tre (o quattro secondo quanto detto dall'unica arrestata). Se la mafia ha ucciso Falcone e Borsellino non sono colpevoli tutti i siciliani o tutti gli italiani. E non tutti gli italiani sono mafiosi. Così come tutte le Lancia Lybra non sono macchine assassine. Elementare Watson.

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