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lunedì 13 aprile 2015

Un eroe del nostro tempo di Vasco Pratolini

Tra i tanti memorabili romanzi di Vasco Pratolini vale la pena tornare a "Un eroe del nostro tempo" dove la storia si mescola alle psicologie e il confine tra bene e male è sempre labile
In Un eroe del nostro tempo di Vasco Pratolini, ri-letto in edizione Oscar Mondadori del 1975, tutto gira intorno a Sandrino, giovane, poco più che adolescente, bello, seduttore, cattivo, violento, manipolatore e pure seguace del fascismo – insomma un perfetto eroe negativo – a cui è stato introdotto dal padre morto volontario in Africa con una lettera che il ragazzo ha gelosamente conservato e imparato a memoria. Sandrino è sì una vittima del fascismo ma nello stesso tempo ha scelto di esserne anche un attore e nulla ha potuto la debole e ingenua madre Lucia che lo ha pensato al sicuro in campagna mentre infuriavano gli ultimi combattimenti tra nazisti e fascisti da un lato e truppe alleate e partigiani dall’altro.
Pratolini restringe tutti i personaggi del suo romanzo in un appartamento della Firenze del dopoguerra, li costringe ad una coabitazione dove pregi e difetti debbono per forza di cose venire a galla. E così oltre a Sandrino e a Lucia, vedova senza essere sposata, troviamo Virginia, giovane vedova certificata e benestante, e Bruna e Faliero, giovani sposi comunisti e partigiani. Tra tutti c’è una conoscenza che risale indietro nel tempo, solo Virginia è nuova ed è proprio lei che farà da catalizzatore per lo sviluppo del romanzo.
La coabitazione è difficile specialmente per Virginia che sente su di sé il peso e il marchio di essere stata la moglie di un fascista tanto che cerca di evitare qualsiasi contatto con i coinquilini di cui comunque non sa niente o quasi. Ma nulla può contro la furbizia e la capacità di manipolazione di Sandrino che, sfruttando la solitudine e la debolezza della donna, la lega a sé e la coinvolge nella sua rapida discesa verso la fine. Sandrino non è nuovo ad esperienze del genere, già con la giovane comunista Bruna aveva tentato lo stesso gioco senza riuscire a portarlo a termine. Bruna non era sola e ha comunque un carattere e convinzioni diverse da quelle di Virginia, ma poi Virginia ha delle convinzioni?
Sono le donne di questo romanzo di Pratolini che colpiscono. Lucia, Virginia, Bruna, Kati ed Elena a cui fanno da contraltare Sandrino e l’altro personaggio maschile Faliero. Lucia è la madre debole che ha vissuto e cresciuto da sola il figlio della colpa, per lui ha accettato tutto anche di scendere di classe sociale per proteggere il figlio e crede a tutte le bugie che questi gli ammannisce fino a quando sarà costretta ad aprire gli occhi. Ingenua al punto da rasentare la stupidità e così la considera il figlio, stupida. Virginia la bella e ancor giovane sposa rimasta vedova con tanti soldi ma con la paura di tutto e di tutti e di conseguenza facile preda di chi le presta un minimo di attenzione. Nulla di meglio per il furbo Sandrino che la corrompe e la rende succube. Bruna, la comunista, che con il marito tenta a più riprese di salvare e far cambiare idea al giovanissimo fascista senza riuscirci e che per poco non cade nella rete mandando all’aria la sua vita e instillandole un rimorso, un dubbio, una sudditanza anche intellettuale verso il marito. Kati, la prostituta che sembra capire Sandrino più delle persone che gli sono vicino e qui Pratolini cade nello stereotipo delle allegre signorine come abili psicanaliste. E infine la giovane Elena che tenta di redimere Sandrino ponendosi sullo stesso suo piano ma che non potrà portare a termine il suo tentativo.
Insomma personaggi femminili se non proprio negativi deboli, ingenui, sottomessi, sì anche la comunista Bruna, con l’ansia di redimere chi è loro vicino senza averne poi la capacità e per questo facili prede del fascistissimo Sandrino e, in modo ben diverso, del comunista Faliero che tutto sa e tutto pensa di controllare, indisponente nel suo dialogo con Bruna. Insomma donne che amano troppo che erano la maggioranza e che è comunque frequente incontrare, donne che subiscono le angherie degli uomini senza avere purtroppo la forza di ribellarsi e che rimangono poi vittime della più cieca violenza dei maschi.
Il romanzo risente dell’epoca in cui è stato scritto, delle tematiche che, in Pratolini, passano dal quartiere, dalla città ad un respiro più ampio, non più le vite dei singoli e non più circoscritti alla Firenze, che comunque resta centrale, pre e post guerra. Affronta il tema dell’epoca, del fascismo e del come uscirne, cosa fare dei giovani seguaci del Duce in una società che sarebbe dovuta essere diversa da quella che poi ci siamo ritrovata tra le mani. Un Pratolini interessante con la sua scrittura, forse, in questo romanzo un poco forzata ma di sicuro effetto.

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