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mercoledì 29 aprile 2015

Non c'è equidistanza che tenga con il fascismo

Sui muri della stazione ferroviaria di Cecchina, frazione di Albano Laziale, Castelli Romani, sono state fatte delle scritte contro il 25 aprile e gli immigrati accompagnate dalle solite svastiche di ben triste memoria. Si potrebbe dire che ci siamo abituati ma non è così, perlomeno non io come tantissime altre persone che i valori dell'antifascismo li hanno ancora alti.
Ma non è del fatto in sé che quest'oggi mi ha innervosito, è questa voglia di sminuire, di equiparare da parte della stampa e di molte persone che pensano che equidistanza sia una cosa nobile e giusta. No, non è così, una scelta occorre farla per tempo per non ritrovarsi poi senza la possibilità di poterla fare una scelta. Ci siamo già passati.

La notizia le pagine locali del Messaggero la danno così:

Alla notizia, per bilanciare e non scontentare i tanti lettori di centro-destra del quotidiano romano, si contrappone l'imbrattamento dell'entrata della sede dei lefebvriani che furono tanto ben disposti nell'accogliere il cadavere di Eric Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine mica una SS qualsiasi. E mi pare la stessa storia di chi si è turbato per lo striscione raffigurante il Duce a testa in giù a Piazzale Loreto esposto al Pincio, in bella mostra su Piazza del Popolo a Roma, è un fatto storico ormai. Crudo? Brutto? Mai quanto ciò che il nazi-fascismo ci ha fatto sopportare.

Invece un giornale locale, il Caffè, non è equidistante e nemmeno solletica i lettori di centro-destra, si preoccupa solo che la stazione di Cecchina era stata da poco rimessa a nuovo, imbiancata mica tanto di più. E hanno ragione, figuriamoci, sappiamo bene come si viaggia sulle linee regionali e quali templi di squallore e scomodità siano le piccole stazioni, ma forse una parola di condanna non ci sarebbe stata poi tanto male.

Ma evidentemente sia per il Messaggerto che per il Caffè l'antifascismo deve essere passato di moda.

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