Pagine

mercoledì 11 marzo 2015

Hard

In origine, 2009/10 erano tre post distinti,

La stanza era in penombra (per il momento più ombra che pen), una luce fioca entrava dalla porta aperta, sembrava che tutta la casa fosse al buio quasi totale e che la poca luce venisse da una fonte lontana. La donna era carponi sul letto, il viso rivolto verso la parete, suo unico scuro panorama. La posizione iniziava a stancarla, i polsi iniziavano a dolere, aveva perso il conto di quanto tempo era già passato in quella posizione che preludeva sviluppi ...
La voglia di cambiare, di provare emozioni non nuove, ma diverse perché diverso il partner, l'aveva spinta ad accettare quell'incontro al buio, si rendeva conto ora che il buio era metaforico e reale. Dalla casa non veniva alcun rumore, sembrava che non ci fosse altra persona se non lei. La situazione era sicuramente eccitante, l'attesa, la sorpresa, facevano di lei una donna disposta a provare emozioni ormai sopite e lontane dal tempo. Il suo corpo, oscenamente mostrato attendeva ...
Un rumore, forse di passi, la riscosse dai suoi pensieri. Si avvicinava il momento in cui avrebbe dato e ricevuto piacere. Un passo felpato e silenzioso, una mano che la toccava, un tocco caldo e piacevole ...
Un colpo violento al suo corpo, una voce sgradevole che diceva: "Mi consenta", un dolore lancinante ...
Italia era stata brutalizzata...

Ormai il vecchio, allo stremo delle forze, dava colpi violenti senza raggiungere il suo fine ultimo. La donna, quasi rassegnata, non si poggiava più sui palmi delle mani ma era scivolata e si reggeva sugli avambracci e poggiato la fronte sul letto. Non piangeva, quasi un ultimo sforzo di dignità, attendeva solo che il vecchio grufolante terminasse la sua immonda opera.
Non raggiungendo l'orgasmo, cosa ormai persa nella memoria, la costrinse a rivestirsi e la portò fuori dalla stanza e fuori dalla casa. In strada li attendevano gli scagnozzi del Padrone, sempre più torvo in volto, con le auto. Salirono e con un breve percorso arrivarono al palazzo dell'uomo. Salirono fino negli appartamenti privati dove li attendevano altri loschi figuri e giovani donne. Tutti volsero lo sguardo verso di lei, Italia, che era attesa come l'ospite d'onore, colei che li avrebbe divertiti per tutta la notte.
Le donne, discinte e pronte all'uso, osservavano divertite la nuova arrivata che con gli occhi spenti andava incontro al suo destino. Non lo conosceva ma non faceva fatica ad immaginarlo. Gli uomini, ridacchianti fra loro, non attendevano altro che il Padrone, andato a rinfrescarsi e a prendere l'ennesima pillola, desse il via ai festeggiamenti. Lui entrò nell'ampio salone pieno di divani e tappeti con un sorriso tirato che alternava a una faccia truce da cane da combattimento. Si accomodò sul più grande e più comodo dei divani e con un semplice gesto dette il via alla festa. Un uomo, con la bava alla bocca che gli colava sulla barba, si apprestò a Italia e con mossa rapida e violenta le strappò i vestiti. Al pur piccolo e timido gesto di ribellione della donna le mollò un ceffone a mano aperta che lasciò il segno sul viso ormai sfatto di Italia. Un coro di risa di scherno si alzò dalla platea di uomini e donne. Avevano riso dopo che il Padrone aveva riso. Il primo costrinse Italia a soddisfare i suoi bisogni carnali incitato dai suoi simili che avevano iniziato a palpeggiare le giovani fanciulle. Solo qualcuno restava in silenzio e appartato, quasi non condividesse ciò che stava accadendo ma fu richiamato, con uno sguardo e un cenno, all'ordine dal Padrone. Mosse una mano e la poggiò sul culo della ragazza che gli era a fianco, senza convinzione ma senza la forza di esprimere il suo dissenso e andare via.
Per Italia fu una lunga notte di dolore e umiliazione, usata e abusata dalla cricca. Al mattino venne accompagnata in strada come una ospite indesiderata, le era stata data solo la possibilità di lavarsi e ricomporsi e le fu dato anche un vestito nuovo come se questo potesse cancellare l'affronto ricevuto.
Il palazzo del Padrone era situato in pieno centro e Italia si ritrovò immersa nell'andirivieni del sabato mattina. Non era una sconosciuta e tutti la guardavano. Tutti vedevano le sue grandi occhiaie ma nessuno ebbe la forza e il coraggio di chiederle se stesse male. Italia prese la strada per tornare a casa tra la quasi totale indifferenza dei passanti. Sapeva che quello era il suo nuovo stato e che le sue sofferenze non erano terminate. Il Padrone l'aveva avvertita: "Avremo ancora voglia di te".

Ormai Italia era più che rassegnata al suo triste destino, utilizzata per soddisfare gli istinti primordiali di un branco di esseri regrediti allo stato animalesco. Uomini e donne. Si congiungevano gli uni con gli altri senza distinzione, un enorme sabba che aveva come ospite principale Italia, dopo la sua iniziazione il declino era stato rapido e doloroso.
Ognuno sfogava i suoi bisogni sulla parte di corpo che preferiva e lei, muta e sottomessa, lasciava fare fino a che non era coperta di segni tangibili dei maschi padroni. Anche qualche donna lasciò segni tangibili, scorrevano come acqua del rubinetto ma erano tangibili comunque. Una caduta libera che non dava spazio a propositi e aneliti di riscatto.
Sperimentavano su di lei tutte le voglie fino al sadismo più becero e infantile, non erano seri e professionisti nemmeno in questo, che non dava di certo piacere a lei e nemmeno a loro, facevano solo del male.
La cerchia di invitati si allargava, pur di partecipare erano diventati tutti amici, ogni tanto si affacciava anche qualcuno che si limitava a vedere. La reazione dei nuovi venuti era di schifo, ma alcuni avevano evidenti segni di eccitazione, altri voltavano il viso e, dopo poco, andavano via in silenzio e a capo chino. Erano controllati a vista dagli scagnozzi del capo e non avevano il coraggio nemmeno di protestare. Solo fuori dal Palazzo alzavano la voce senza peraltro che nessuno desse loro retta.
Tra i nuovi invitati Italia riconobbe due suoi cari conoscenti, Parlamento(*) e Senato. Tante volte i due l'avevano difesa dalle insidie non solo a sfondo sessuale che le venivano fatte, loro due per lungo tempo erano stati i migliori amici, quelli a cui ti puoi rivolgere nei momenti di bisogno. Ora non più, erano lì nudi e con il loro arnese ben esposto e pronti ad utilizzarlo.
Italia era stata fatta lavare, profumare e vestire elegantemente per accogliere i due nuovi ospiti di tutto riguardo del Padrone. Ella si presentava come una giovane signora ancora piacente i cui danni fisici e morali erano stati occultati dalle mani dell'abile truccatrice agli ordini del Signorotto. E mentre costei si dava da fare con ombretti e ceroni le lacrime scendevano copiose come quelle di Italia. Era ancora bella, le sarebbe bastato un po' di riposo e di affetto per tornare la Bell'Italia di una volta, ma ora era solo una puttana che serviva per divertire gli amici degli amici.
Entrò nella stanza dove Parlamento e Senato attendevano stravaccati su eleganti poltrone con i loro membri all'aria, incuranti dell'imbarazzo di Italia e senza che loro avessero remore di alcun tipo a trascinarla, quasi con violenza, in ginocchio e chiedere la prima di una lunga serie di prestazioni. Non risparmiarono nulla che potesse essere risparmiato. Forti del fatto che non ci fossero, al contrario delle altre volte, testimoni essi diedero ampio sfogo alle loro turpitudini represse. Una vera e propria gara di durata inframmezzata da visite di un compito cameriere che a testa bassa portava ostriche, champagne e pilloline. Erano divenuti dei parvenu, ostriche e champagne al posto di cozze e vino bianco.
Tra un mettere e levare, un sopra e un sotto, un davanti e un dietro i due parlavano come se lei non fosse nemmeno in grado di capire le parole che venivano dette: "La prossima sarà la tua amichetta del cuore, e con lei non saremo altrettanto gentili". Strano concetto di gentilezza, riuscì a pensare prima che sbiancasse ancor di più. La sua amichetta del cuore, come la chiamavano loro, era COSTITUZIONE.

Nessun commento: