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martedì 10 marzo 2015

Di povertà e cattiveria

Leggendo qui e là si trovano storie da far accapponare la pelle. Storie di miseria, di lavori persi, di pensioni minime o addirittura mancanti, di lavori saltuari o di nessun lavoro, di rifugiati e di chi fugge dalla una povertà ancora più povera che quella nostrana. Insomma storie di ordinaria miseria da cui non si riesce ad uscire. Qualche giorno fa ho letto il post di un signore che, in fila alla cassa di un supermercato, aveva davanti una coppia di pensionati con ben poca spesa da pagare e tra questa un barattolo di cibo per cani. Il signore in questione incontra lo sguardo della cassiera quando è il suo turno e lei gli dice: "I signori non hanno un cane". Solo a leggerla mi sono sentito in colpa, come se i poveri di tutto il mondo mi si fossero materializzati davanti. Lo so che la responsabilità non è mia, forse è qualche antico retaggio dell'educazione cattolica che quasi tutti abbiamo avuto, ma se non avessi ancora la capacità di tenere a bada le emozioni avrei rovinato la tastiera con le lacrime.
Oggi ho letto di un invalido al 100% che campa vendendo prodotti per la casa e riesce a ricavarne 10-20 euro al giorno che moltiplicato 30 (compreso le domenica) nella migliore delle ipotesi fa 600€ al mese. Per finire, ciò che si paventava alla scoperta di Mafia Capitale sta puntualmente avvenendo, appalti persi e dipendenti, lavoratori, stipendiati, che restano a casa e pagano per tutti pur non avendo colpe e neppure connivenze con chi li ha sfruttati e truffati.
Questi sono i fatti e sono drammatici, moltiplicate per 100, per mille, diecimila o centomila e avrete la reale situazione di questo Paese che si dichiara, a maggioranza, contento del Jobs Act e delle riforme sul lavoro portate avanti dal governo Renzi. Se poi avete stomaco e pelo a sufficienza fatevi un giro e leggetevi i commenti cattivi, acidi sulle disgrazie altrui e capirete che i danni fatti fin qui sarà difficile ripararli in pochi anni. Anzi, sarà mai possibile porvi rimedio?