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lunedì 16 marzo 2015

Colleghi de l'Unità

Di come e perché sono entrato a l'Unità ho già raccontato così come diversi aneddoti relativi a 35 anni di storia lavorativa, politica e personale. Su Fb un amico ha dato il via ad una riesumazione di personaggi, principalmente giornalisti, che hanno affollato nei decenni le redazioni della gloriosa testata, cosa che darei volentieri a qualcuno, fondata da Antonio Gramsci e affossata più volte da diversi assassini di cui si conosce il nome, il cognome e l'indirizzo, ma questa è un'altra storia. Leggendo i tanti commenti sulla pagina fb mi è venuto in mente di stilare un elenco dei poligrafici che ho incontrato nella mia vita, qualcuno lo dimenticherò e me ne dispiace, qualcun altro lo ignorerò e non me ne dispiace.

Nel lontano 16 maggio 1976, non ancora ventenne misi piede per la prima volta nel palazzo di via dei Taurini come sostituto di sostituto fattorino, insomma, meno di niente. All'epoca il capo servizio era Salvatore Vallerotonda e il vice Alberto Proietti e più tardi Sergio Taglione. I fattorini, come venivano chiamati, erano: Sergio Venti, la cui moglie aveva un banco del pesce a Monteverde e che mi portava il merluzzetto fresco, bello e pulito, avvolto in una foglia di vite per le bambine e che mi "difese" dalle battute dei colleghi perché nei tempi morti tentavo di studiare facendo io ancora l'università (mai conclusa); Sergio Ferrara; Franco Agrifoglio; Carlo Massimo Fiori, Massimo di nome e di fatto vista la stazza; Luigi Verrengia, grande dicitore di barzellette; Wladimiro Marogna; Dante Badìì, vittima, nella sua ingenuità, di scherzi da parte di colleghi e giornalisti, ci si potrebbe scrivere un libro; Osvaldo Caprari, il re della notte, arrivava grande e grosso con i suoi piedi alle dieci e dieci e riordinava e rivoluzionava il giornale cazziando i novellini quale ero io con la sua vociona; Giacomo Grelli; Renato Brannetti; Walter Anemone, amico di una vita; Roberto Scriboni; Enzo Vannozzi; Fernando Iatosti; Renato ed Enrico Taglione; Luigi Di Rocchi; ecc. ecc. ecc.

In segreteria di redazione la capa era Franca Pacelli coadiuvata da Germana Germani; Anna Nuccitelli; Patrizia Ferrari; Simonetta Piergiovanni; Maria Peggio che svolgeva la mansione di segretaria del direttore e nel corso del tempo, Paola Mecchia; Loretta Capaldi, Paola Moretti; Io, Fernando Iatosti e, mano a mano che ci si restringeva, il turn over o la ricollocazione portò Eloisa Marra; Roberta Mancini; Alfredo Francesconi; Renato Taglione, il mio ciccione preferito; Enrico Taglione; Barbara Inwinkl; ecc. ecc. ecc.

In archivio, notizie e fotografico in ordine sparso: Enzo Bianco, il lettore della Pravda; Antonio Solaro; Laura Dessupoin; Giovanna Vacca; Stellina Ossola; Ronaldo Pergolini poi diventato giornalista; Irena di cui non ricordo il cognome ma che era polacca; Liliana Mirabilio; Enzo Vannozzi; ecc.ecc. ecc. E poi c'erano i telescriventisti, Ivan Rossi, Santoro, Bungaro, Francesconi, Mezzoprete (era un cognome), Paoletto (il cognome non me lo ricordo, è sempre stato Paoletto), ecc.

In amministrazione ricordo Franco Fatone amministratore de l'Unità che accompagnai a Fiumicino con la 128 pochi giorni prima che si suicidasse, di quel breve viaggio ricordo una conversazione piacevole e rilassata, sapere poi la scelta che fece mi turbò molto. Lucio (Luccio) Tonelli vice di Fatone e alla cui porta si bussava quando si era a corto di soldi per poi passare dal cassiere Sergio Mancori, detto 3x8, che sembrava ti anticipasse lo stipendio con i suoi personalissimi soldi; Gastone Cecamore, capo del personale che mi fece l'esame prima di iniziare a lavorare già raccontato su questo blog; Alberto Mannocchi, suo vice, che ricordo urlare nell'ampia tromba delle scale di via Taurini ad un collega "Fattorino sei e fattorino mori", fortunatamente il collega andò via e trovò un posto migliore.

E poi gli stenografi e le loro cabine telefoniche dove raccoglievano i pezzi che i corrispondenti o gli inviati dettavano. Tempi epici dove le moderne tecnologie erano ancora lontane dall'invaderci e diminuire i posti di lavoro (un po' di sano luddismo). Bufacchi e il suo vice  di cui ricordo, forse il nome, Giorgio ma non il cognome, nei primi tempi mi accompagnava sotto casa di mia suocera, non avendo la macchina, quando facevo il turno fino all'una di notte; Crisafi, e un altro, di cui non ricordo il nome, che rincontrai a Pescara dove fui mandato a fare un dibattito quando l'Unità chiuse la prima volta; Boccitto, ecc. Come dimenticare Domenico Giangreco dell'ufficio postale, forse la prima persona con cui questionai e il suo scudiero Bruno Antonini che mi sono ritrovato poi tra i fattorini e anche in segreteria.

Della tipografia non parlo perché in fondo non avevo molti rapporti con loro e di quelli che conoscevo molti mi stavano sul cazzo anche perché mi prendevano in giro per la mia balbuzie. Poi c'era il bar, Icmensa e anche Bhopal, dove si mangiava da schifo e spesso si vedevano scarafaggi che si aggiravano in ogni dove con fare da padrone. Però ci si divertiva con Silvano, Stefano e l'altro di cui ho il viso davanti ma non il nome e che R. Taglione mi dice si chiamava Benito. Ricordo un giorno, i primi tempi, che davanti al bancone c'ero io e un giovane giornalista che balbettava e dietro c'era Stefano che faceva altrettanto. Uno spettacolo.

Mi stavo dimenticando i colleghi delle redazioni "locali", Olga, Franchina, Maria Turis, Fabiana a Milano; l'amico Paolo Maggi e Orietta e poi Lucia Paolucci a Firenze; Lorena, Donatella, Ombretta, Claudia a Bologna, Mario Riccio, diventato poi giornalista, e Rosaria a Napoli.

E ancora i tecnici Francesco de Angelis che giustamente mi rimprovera su fb, Walter Mencarelli, Bartolo Turcarelli,  Andrea Mataldi e gli elettricisti-tutto fare Mario Bregnocchi, Marco Lecca, Buccinnà e poi a caso i centralinisti Dino con l'immancabile stuzzicadenti tra i denti e Alberto Carra a cui ho dedicato un post quando ci ha lasciato.

E si lamenta anche Cesare Ranucci  per il fatto di non aver ricordato la Diffusione, giusto, ma solo per Pietro Torsani. E poi in ordine sparso mano a mano che riemergono dalla memoria Fiorenza il capo garagista che quando prendevi la Fiat 600 color cacarella si sentiva male e voleva che andassimo in giro anche d'inverno con il motorino la mia generazione si ribellò e passammo, d'inverno e di sera all'utilizzo dell'automobile. Beniamino Porcu l'autista della cronaca sardo e silenzioso, Gastone Moretti, ha girato troppi posti per ricordarli tutti. Ernesto Pecoraro da Rinascita all'archivio de l'Unità, Massimo Meloni, Massimo Carlizza, Marco del Tordello e Dario Di Napoli.

Potrei continuare e iniziare l'elenco di coloro di cui non ho un bel ricordo ma oggi non mi sento vendicativo. Mi fermo qui. Chiedo scusa a tutti quelli che involontariamente non ho citato, gli altri meritano solo l'oblio. E se mi torna in mente qualcuno che vale la pena ricordare lo aggiungerò.

1 commento:

Paolo Maggi ha detto...

Giacomo Caviglione