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mercoledì 25 febbraio 2015

Premio Strega, Ferrante e lotta politica



L’appello a partecipare al Premio Strega che Roberto Saviano ha fatto a Elena Ferrante dà nuova linfa al fenomeno della scrittrice senza volto. Ma perché Ferrante è diventata un caso? Una storia al limite del giallo dove tutti sono tesi a scoprire l’identità e, principalmente, il sesso di chi ha vergato le migliaia di pagine della tetralogia de L’amica geniale senza contare gli altri volumi fin qui editati. Ma cambierebbe qualcosa nel giudizio dell’opera se a scriverla fosse stato un uomo e non una donna? Un uomo, ho sentito dire, non può avere certe profondità nell’analizzare le motivazioni femminili che sono insite nel testo della Ferrante. Eppure non sarebbe la prima volta che uno scrittore parla in prima persona identificandosi nel personaggio femminile principale del libro. Scoprire se è realmente una donna o un uomo, da dove viene principalmente,  aggiungerebbe un qualcosa in più ma non cambierebbe il giudizio sull’opera. Un libro è bello a prescindere da chi ne sia l’autore/autrice. Se Elena Ferrante fosse realmente Domenico Starnone, tra i più accreditati nella lotteria, o sua moglie, la traduttrice Anita Raja, o chissà chi altro, la sostanza non cambierebbe di molto.

Mi lascia un po’ perplesso la chiamata di Saviano verso la Ferrante per scompigliare il Premio Strega da anni sotto accusa di essere pilotato, di non rappresentare più realmente la produzione letteraria italiana e altro ancora.  E, dico sinceramente, non mi appassiona nemmeno un po’ la risposta dell’autrice stessa e le varie polemiche che si sono aperte sul fatto che un’autrice senza volto si possa candidare a partecipare ad un premio, cosa già avvenuta peraltro con L’amore molesto. Torniamo al punto di partenza. Cosa ci interessa l’opera o l’autore? E’ vero che di solito le due cose vanno avanti di pari passo ma non è detto che debba essere per forza così. Estremizzando il ragionamento non ci dovrebbe piacere Giacomo Leopardi perché il poeta di Recanati era gobbo? O perché il tal autore faceva uso di sostanze  stupefacenti non dovremmo leggere i suoi libri? Certo estremizzo come detto, ma trovo sia fuorviante l’impianto di partenza del fenomeno Ferrante.

La candidatura, posta in questi termini, sembra solo un grimaldello per aprire la porta del Premio Strega, una mossa politica nella stagione della ventilata fusione Mondadori/RCS, che di certo preoccupa alquanto, diventa uno strumento di lotta di una sinistra povera di idee ma ormai abituata e, cosa ben peggiore, rassegnata ad utilizzare mezzi e mezzucci per mettersi al tavolo dove non è stata invitata, se si può dire così. E’ sminuente e pericoloso anche per la casa editrice e/o che pubblica i libri dell’ipotetica Elena Ferrante. Mettiamo il caso che il quarto volume della tetralogia vincesse chi potrebbe impedire ai critici di parte avversa di dire che si è premiata la funzione politica della Ferrante e non l’opera in quanto tale?

Sì, è vero, c’è una sottile vena di scetticismo nelle mie parole che aleggia su questa operazione portata avanti con forza dal gruppo Repubblica/Espresso, la vedo come una operazione di quella sinistra radical chic a corto di idee ma ormai usa ai metodi renziani, costringere chi ancora ci crede a prendere o lasciare ciò che viene proposto, vedi l’operazione Barbara Spinelli alle ultime elezioni o la candidatura Ingroia più lontana nel tempo.  Manca la forza delle idee, con i soli simboli, in questo caso coincidenti con le persone, abbiamo visto che non si va da nessuna parte. E così ho preso più piccioni con una fava.

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