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venerdì 27 febbraio 2015

Fine della saga de L'amica geniale

Quando si rincontra un vecchio amico ci prende un misto di paura e di speranza. La paura di trovarci cambiati e scoprire che non ci lega più nulla e nel contempo la speranza che niente sia cambiato dai tempi andati e con egual spirito ho iniziato la lettura della Storia della bambina perduta, edizioni e/o, 451 pagine 19,50€ il libro, ultimo tomo della tetralogia di Elena Ferrante L’amica geniale.  Il volume ha maturato qualche mese sugli scaffali in attesa del suo tempo, in attesa che le chiacchiere, più o meno a proposito, si placassero. E dopo le consuete lontananze ci siamo avvicinati per avere un breve ma intenso rapporto di dare e avere che si può realizzare purtroppo solo con pochi libri. Ed stato piacevole scoprire che ci siamo ritrovati così come ci eravamo lasciati, io ancora pieno di curiosità e il libro ancora disposto a soddisfarla. Ovvio, essendo quattro volumi qualche ripetizione si trova ma si supera anche facilmente.

Con le sue parole l’autrice apre le porte della nostra memoria dove avevamo racchiuso episodi, parole, volti della vita che in qualche modo ci avevano turbato, infastidito o altro ancora. Così come abbiamo tenuto vivi e presenti quelli che ci hanno gratificato nel corso degli anni. Sempre su queste pagine ho parlato dei primi tre volumi e del perché ci fosse in me come in altri tanto coinvolgimento nella storia di Elena e Lila, coinvolgimento che molti altri sicuramente hanno ritrovato nelle particolareggiate descrizioni d’ambiente, personali e psicologiche dei vari personaggi. Abbiamo vissuto tutti il cambiamento, l’evolversi, non sempre in meglio, dei panorami che ci circondavano, lo sparire dei campi in cambio di complessi residenziali più o meno belli, più o meno di lusso, che hanno stravolto non solo ciò che i nostri occhi vedevano ma, in alcuni casi, anche le nostre vite. Così come la crescita dei nostri compagni di giochi, il loro cambio di atteggiamento, di carattere sicuramente influenzato dalla posizione sociale, dalla cultura e dall’ambiente di provenienza. Nelle pagine dell’opera tutto ciò ci viene riproposto senza pietà, senza veli che addolciscano i ricordi. Così è la vita e nasconderla o velarla, ammantarla di qualcos’altro per abbellirla, non è altro che  un tentativo di ingannarsi.

Certo, i piani di lettura e la morale sono diversi, sono tantissimi quanti sono i lettori, anche quelli a cui non sono piaciuti i libri. Si potrebbe parlare di un piano geografico circoscrivendo il tutto a Napoli e alla sua incasinatissima vita che non vede sorgere una nuova alba di speranza dall’illusione della prima giunta di sinistra, alla vita nei quartieri più disagiati, alla convivenza con la camorra e con le difficoltà di ogni giorno ma non sarebbe giusto perché certi problemi li ritroviamo in altre parti, se non in tutta Italia. C’è l’animo del lettore, quello che in certe situazioni ci è nato, cresciuto e vissuto e ne porta le tracce impresse nella propria pelle; quello che è stato contiguo e a cui sono rimasti pochi segni di quel mondo; chi si è sentito in parte già condannato e chi in cerca di un riscatto sociale, politico, economico, umano. Non manca poi l’osservatore esterno, colui che guarda e giudica spesso dalle apparenze, dalla breve visita occasionale sia essa per motivi di lavoro o solo per turismo. Ecco, forse, la storia delle amiche napoletane, portando avanti un discorso nel tempo storico e reale, aiuterà più di un articolo di giornale i tanti soloni a capire meglio certe situazioni che, ripeto, non sono esclusiva della città partenopea.

Ma limitare il tutto solo alla napoletanità dell’opera, che comunque c’è ed è preponderante in molti punti e non potrebbe essere altrimenti, sarebbe errato, ci sono gli interpreti su carta come nella vita reale e se poi nella vostra mente certe figure si sovrappongono l’effetto è assicurato. Diverso per ogni lettore a seconda del punto d’osservazione che dicevamo prima. Ognuno può individuare il personaggio da interpretare nella finzione letteraria, può scegliere per chi parteggiare o da quale punto osservare, dipende dalla vita di ognuno di noi. Lila che fugge forse fuori tempo massimo ma poi è lei che fugge o Elena che lotta per la sua vita con i nuovi mezzi che la cultura gli ha dato? Pasquale con le sue scelte politiche estreme, Nino con la sua ambiguità non risolta, o qualcuno tra i tanti che hanno scelto l’acquiescenza e il supposto quieto vivere, o altri punti di vista a piacere.  Come non parlare poi dei diversi modelli di famiglia che ci propone? Insomma, è uno specchio della vita, basta guardarsi e vedere cosa lo specchio ci restituisce.

Un’opera dove il coinvolgimento è totale se si affronta liberando la mente da luoghi comuni, come se ci si immergesse in acqua corrente per la prima volta e dove nessun altro si è immerso. Come se accadesse in altra parte del mondo ma non in Italia, se si abbandonano pregiudizi verso la letteratura italiana e senza l’invidia o l’esaltazione fatta da altri

Si potrebbe obiettare a ciò che ho scritto con un semplice “ma cosa ha scritto nel quarto volume?”. Non ve lo dico perché farei un pessimo servizio a chi ha la pazienza di leggermi e all’autrice, ai personaggi fittizi ma così reali come già detto. Un libro deve essere una scoperta, pagina dopo pagina, riga dopo riga e parola dopo parola. Sarebbe sminuire la passione che Elena Ferrante ha trasposto nelle tante pagine della sua tetralogia, l’ implacabilità delle sue descrizioni umane e sociali in cui nessuna parola è superflua e a cui non c’è bisogno di aggiungerne altre. E poi, se avete letto i tre precedenti volumi di certo non vorreste sapere come si chiudono la storia, le storie, in esse raccolte. Se ancora non avete letto nulla vi dovete accontentare di queste poche parole.

1 commento:

Punzy ha detto...

Mi manca
Mi mancava gia mentre leggevo e sapevo che finiva