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venerdì 9 gennaio 2015

La satira

Sàtira 
a. Genere letterario originale della letteratura latina, inaugurato storicamente da Ennio nella forma di miscellanea poetica in vario metro su argomenti diversi (favole, riflessioni morali, ecc.) e sviluppatosi in seguito in due filoni fondamentali: la s. esametrica, codificata da Lucilio, caratterizzata da forte aggressività anche politica, tematiche spesso licenziose, linguaggio quotidiano ed esplicito e alla quale si ispirarono in età augustea Orazio e nei secoli successivi Persio e Giovenale (con i quali il genere si cristallizza come luogo di aspra censura dei costumi individuali); ...

In parole povere la satira è una volgare e dura presa per il culo che non risparmia nessuno, nessuna idea e nessun difetto fisico. E' per sua natura politicamente scorretta e molto. Personalmente sono stato preso in giro per anni perché balbettavo, specialmente a scuola, salvo poi chiedermi di andare volontario e utilizzare il mio "difetto" per parare il culo ai molti caproni della classe.
Ricordo anche che in occasione dell'elezione di Bill De Blasio alla carica di sindaco di New York mi permisi di fare una battuta sui capelli del pargolo e sull'acconciatura della figlia femmina. Fui redarguito da una cara amica per essermi fatto trascinare dall'anti americanismo che pervade noi della sinistra dura e pura. Eppure su Berlusconi ci si rideva, anche sul famoso Duomo di Milano. Ecco, già con Renzi è un po' più difficile, il Putto Fiorentino sembra intoccabile.

Insomma se è satira, che piaccia o meno è un altro discorso, tale rimane chiunque ne subisca gli strali. Fosse esso Brunetta o Ferrara, Fiorletta o Renzi, Allah o Dio o Yahweh o Budda o chi Diavolo volete voi. Personalmente sono ateo, agnostico, abulico apatico e finanche anfame! (mezza cit.). Ma con una memoria che, nonostante, l'influenza, ancora funziona.

Dispiace che per rendersi conto di cosa sia la satira ci siano voluti 17 morti, svariati feriti e una situazione di tensione che non lascia presagire nulla di buono. E comunque attendo di vedere sulle reti italiane le vignette su Dio o su Yahweh

2 commenti:

Rouge ha detto...

=In parole povere la satira è una volgare e dura presa per il culo che non risparmia nessuno, nessuna idea e nessun difetto fisico. E' per sua natura politicamente scorretta e molto."

Ecco, questo è, ed è figlia diretta della libertà di pensiero e di espressione propria degli spiriti liberi, ma non ne basterebbero 17 milioni di morti per farlo comprendere appieno. A dimostrazione di ciò ti riporto quanto sentito dire oggi su Rainews24 da Monica Maggioni (credo fosse lei) a proposito dello stile di CH: "quello che ci insegnano i fatti di questi giorni è che non è più possibile fare la satira estrema". Una lettura davvero brillante, no?

Cri ha detto...

Sai, ci ho pensato tanto in questi giorni. Se tu a Roma gridi a qualcuno (soprattutto in macchina) "a fijo de 'na mignotta" poi è meglio che cominci a svicolare di corsa perché, una volta su due, quello ti corre appresso con un cric. Perché ai romani bruti nun je tocca' la mamma. E manco la sorella. Tutte so' zoccole, meno che le donne loro. Che sono, ovviamente, loro proprietà.
Ecco, questa, al di là dei complottismi e delle questioni filosofiche, stringi stringi, mi sembra la causa primordiale dell'assurda tragedia di Charlie Hebdo, con i successivi, altrettanto assurdi, tragici corollari: la reazione brutale di bruti sottosviluppati mentali di fronte a chi li provocava toccandoli, diciamo così, negli affetti più cari. Perché il dio degli altri è una puttanata, ma guai a dirlo del loro.
Del resto "non mi toccate il mio Maometto" è, non a caso, un'altra vignetta di Charlie Hebdo.
Il tutto, secondo me, sta ancora più a monte delle disquisizioni sul fondamentalismo religioso o sulla satira, e invece riguarda l'aggressività la violenza, la prevaricazione, non dico la bestialità perché offenderei le bestie. Perché i ragionamenti sulla satira, o sulla perniciosità della religione, si possono fare con individui che stanno sulla nostra stessa piattaforma semantica, non con gente invasata priva di elementare raziocinio, per cui l'appartenenza ad un credo è solo un pretesto per dar sfogo alle proprie letali paranoie. Tanto è vero che non c'è stata una persona ragionevole, nel mondo islamico soprattutto, che non si sia immediatamente dissociato inorridito dall'accaduto. Insomma, quello che penso sul mio post, di là, lo penso anche di qua.