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martedì 23 dicembre 2014

La parola al Pastore di Natale

E così dopo Babbo Natale, la Madonna, Gesù Bambino, San Giuseppe e il Bue e l'Asinello, doniamo loro per una volta la maiuscola, sentiamo che ha da dire il Pastore che da duemila e passa anni sta fermo, immobile, davanti alla capanna, grotta, stalla, tugurio dove sarebbe nato il Salvatore. Su questo blog c'è sempre spazio per gli ultimi, anche perché i primi ci stanno un po' sull'anima (è Natale e se si può si evitano brutte parole, altrimenti che Natale sarebbe senza un po' d'ipocrisia?). Di seguito ciò che ci ha dichiarato.

Me ne stavo bel bello, è un modo di dire, a pascolare le pecore nei prati della Palestina quando ho visto una scia luminosa in cielo, poi ho saputo, nei 2014 anni passati davanti 'sta capanna mi sono imparato qualcosa, insomma mi sono acculturato un pochino, che era una cometa e sembrava fosse caduta a poche centinaia di metri dal gregge che custodivo. Essendo un tipo curioso e non avendo nulla da fare se non seguire 'sti stupidi animali sono andato a vedere. Mi sono messo al collo un agnello e mi sono incamminato. Chiariamo subito un equivoco, l'agnello non l'ho portato in dono a nessuno anche perché non sapevo che ci sarebbe stato qualcuno da omaggiare, me lo sono messo al collo per riscaldarmi perché la notte d'inverno è notte d'inverno anche in Palestina. E se qualcuno non lo sa anche qui da noi l'inverno nevica. Adesso, spesso, non cade la neve ma cadono le bombe ma sempre dal cielo arrivano. E poi se proprio potessi permettermi di regalare un agnello lo regalerei alla mia famiglia che fa la fame e non a un neonato che non saprebbe che farsene. E poi perché dovrei regalare il mio cucciolo di pecora a uno sconosciuto?

Insomma mi sono trovato lì per caso e sono più di duemila anni che non riesco ad andarmene, meglio, me ne vado ma dall'otto dicembre, o giù di li, mi ritrovo sempre allo stesso posto a perpetuare questa farsa di cui non frega nulla a nessuno. Una farsa alimentata dalla pubblicità, dagli interessi e non più mantenuta in vita da uno spirito di bontà, di speranza. Ma se volete continuate anche a credere che il mondo domani sarà migliore.

Prendete la mia situazione, ero pastore e sono rimasto tale dopo due millenni. A piedi andavo a pascolare le greggi e a piedi conduco al pascolo le mie pecore ancora oggi. Di cambiato sicuramente c'è, come dicevo prima, che una volta cadevano comete e neve ora cadono sempre più spesso bombe. Prima andavo avanti per chilometri con lo sguardo che spaziava sulle colline, gli ulivi, le palme ora mi bastano pochi chilometri e mi trovo davanti un muro grigio che non mi fa vedere e andare oltre. Prima c'erano i romani, quando nacque Gesù, ora ci sono gli israeliani e non nasce nessuno che ci dia una speranza di un mondo migliore, di pace e benessere. Oddio, il benessere c'è chi lo ha, ma oggi come ieri e l'altro ieri non riguarda quelli come me. Pascolavo ieri e pascolo oggi. E immagino che sia la stessa cosa per i pastori di tutto il mondo.

Mi è giunta voce, tempi moderni, da altri pastori che in Italia ormai le greggi e le mandrie sono affidate ad immigrati provenienti da diversi paesi dell'Est o dell'Africa. Se potessi ci andrei anche io in Italia a fare il pastore, almeno non correrei il rischio di essere bombardato. Ma prima dovrei attraversare il Mediterraneo su un barcone e cercare di non affogare e poi, con una botta di culo, scusatemi ma quando ce vo' ce vo', dovrei sperare di trovare un padrone che non sia malaccio perché mi è giunta voce che so' padroni come quelli dei tempi miei. Insomma non mi sembra che sia cambiato nulla da quando m'hanno inchiodato in questo ruolo di pastorello. Poraccio ero e poraccio so' rimasto.

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