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lunedì 8 dicembre 2014

Il cimtero delle rondini, nulla è come appare

Un thrillerone, questo è Il cimitero delle rondini di Mallock (edizioni e/o, 2013, 375 pagine 18,50€ il cartaceo). Mallock non è solo lo pseudonimo dell’autore, francese, ma anche il nome del personaggio principale, il commissario Mallock che si ritrova un caso ai limiti del paranormale e che coinvolge una persona conosciuta, Manuel, detto il piccolo Gandhi, amoroso neo papà, uomo pacifico e gentile nonché fratello di Julie, investigatrice che fa parte di Fort Mallock, come viene chiamata la sua squadra investigativa.

Il cimitero delle rondini di MallockChe Manuel sia l’assassino è fuor di dubbio, il libro si incentra tutto sulla sua colpevolezza acclarata e confessata: è il movente che è sconosciuto anche al reo confesso e quando il commissario lo scopre questo è a dir poco inusuale se non incredibile. Tutti capiscono che ci sono solo due strade, accettare la confessione senza tante indagini perché c’è una confessione o indagare perché l’omicidio è ben strano. Spinto anche dal coinvolgimento personale Mallock imbocca la seconda strada senza immaginare dove questa lo porterà. Ipotizzate di essere intenti a vedere un documentario e allorché appare il viso di un uomo mai visto, assolutamente sconosciuto, scatti in voi l’esigenza imprescindibile di ucciderlo e di godere solo al pensiero che gli darete la morte. Che questo desiderio diventi il vostro pensiero dominante e che la vostra vita cambi repentinamente perché ormai per voi conti solo portare a termine il “Compito”. Vittime di un odio totale di cui non sapete l’origine ma che vi domina totalmente. Così accade a Manuel, il piccolo Gandhi, che vola fino nella Repubblica Dominicana per compiere l’omicidio.

E qui andrà anche Mallock per riportare un malconcio Manuel in Francia per poter essere processato e per trovare una qualsiasi traccia che possa spiegare il comportamento del giovane. Ma non sempre tutto ciò che sembra è realtà e così il commissario si ritrova tra le mani criminali nazisti fuggiti dopo la seconda guerra mondiale e riparati in Centro e Sud America, sciamani voodoo, riti incomprensibili e tracce del passato della Repubblica Dominicana e del suo dittatore Rafael Leónidas Trujillo Molina. Avvincente anche dopo aver letto la quarta di copertina che anticipa due degli elementi fondamentali del romanzo. Evitate di farvi condizionare e leggetelo, la fine, la realtà, non è mai quella che appare alla prima lettura. È il percorso per arrivare alla verità che conta, un susseguirsi di cambi di scena, di smentite di ciò che si è appreso fino a quel momento, quando sarete quasi convinti dal ragionamento di Mallock l’ultimo colpo di scena cambierà totalmente le carte in tavola. Un libro dove l’inverosimile diventa vero ma che non corrisponde comunque alla realtà, dove l’amicizia è ancora un valore fondante così come la gratitudine.

Aggiungo una piccola divagazione per suggerire, se la parte dominicana vi ha solleticato la curiosità, la lettura del bel libro di Mario Vargas Llosa La festa del Caprone, Einaudi, su Trujillo, la sua vita e la sua morte.

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