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mercoledì 19 novembre 2014

E' la politica, bellezza

Eppure basterebbe un semplice vocabolario. E, di questi tempi, non ci sarebbe bisogno nemmeno di prendere in mano il volumone di circa tre chili e fare la fatica di leggere la definizione di politica. In rete, la mitica rete chiamata in causa ad ogni piè sospinto, se ne trovano di ottimi e qualcuno anche semplice per gli incolti che stanno prendendo il sopravvento.

E’ tutto un fiorire di prese di distanza dalla politica anche da parte di qualche deputato/a o senatore/senatrice con le idee abbastanza confuse da non sapere qual è il proprio ruolo. Non facciamo politica ribadiscono come un mantra i manifestanti di Tor Sapienza come di altre situazioni sparse in Italia, non vogliamo politici è la frase successiva denotando così l’abissale ignoranza di cui siamo pervasi.

Sgomberiamo il campo, subito, e diciamo chiaramente che i professionisti della politica si sono impegnati a far sì che questo qualunquismo dilagasse. Ed evitiamo subito di richiamare alla mente personaggi politici degli anni che furono. Viviamo nel presente e questo è quello che passa il convento i cui frati siamo, genericamente, noi. Evitiamo di iniziare a dire io no, però, ma, ecc. Se è vero che costoro vengono eletti qualcuno il voto glielo avrà pur dato. Di conseguenza siamo tutti correi, anche quelli che non votano e lasciano che l’espressione del vicino di casa conti anche per loro.

Per tornare al vocabolario, secondo il sito della Treccani, semplifico così non vi confondete le idee, politica vuol dire: 1. a. la scienza e l'arte di governare lo stato; b. (estens.) modo particolare con cui uno stato, un governo, un capo dell'esecutivo imposta e cerca di risolvere i problemi politici: p. progressista, lungimirante] ≈ linea, strategia. 2. (estens.) particolare modo di agire in vista del raggiungimento di un determinato fine, sia nell'ambito pubblico sia in quello privato: p. aziendale ≈ filosofia, linea di condotta, strategia. ‖ piano, progetto. 3. (fig.) comportamento accorto, spesso anche astuto e opportunistico: con un po' di p. si ottiene tutto ≈ accortezza, avvedutezza, cautela, diplomazia, prudenza, savoir-faire, tatto.

Se voi cari, per modo di dire, non politici prestate attenzione al punto 2 vi renderete conto che il vostro agire è politico perché vi state occupando della polis, della città, e lo fate con dei comportamenti che mirano a cambiare, stravolgere, indurre chi dovrebbe a risolvere i problemi che ravvisate secondo il vostro volere. E così torniamo al punto 1.

Quindi, per favore, evitate di aggiungere corbellerie concettuali alle vostre dissennate analisi che di sociologico hanno quasi nulla. Avreste fatto meglio a non prendere come capro espiatorio il diverso, in questo caso l’immigrato o rifugiato, ma avreste dovuto allearvi con loro in quanto vittime di quella che giustamente chiamate assenza delle istituzioni. Ma lo avreste dovuto fare ben prima che qualcuno vi istigasse a farlo. Sicuramente la partecipazione di certi figuri alle vostre manifestazioni non depone per la spontaneità e vedere e ascoltare gesti e invocazioni di sicura origine fascista non agevola il vostro dire “non siamo razzisti”.

Il degrado delle periferie romane, e non solo, non è cosa degli ultimi anni e non è cosa che riguardi le sole amministrazioni che si sono succedute, anche se alcune di loro hanno colpe ben più gravi delle altre, riguarda anche i singoli abitanti di dette periferie. Riguarda il lassismo, la furbizia, l’arroganza e anche la passività dei singoli. Troppo comodo scoprire adesso di abitare in una zona degradata quando nel corso degli anni si è contribuito al degrado stesso. E troppo comodo credere che chi vi ha ulteriormente inguaiato, governando la città prima di Marino, guidando ora le vostre marce di protesta vi tiri fuori dal pantano.

Se questa non è politica cos’è?

3 commenti:

listener-mgneros ha detto...

Per anni, andando contro le mie idee politiche e personali, idee anarchiche e individualiste, ho votato, sperando che un barlume di sensibilità, più che di intelligenza (ma forse non dovrebbe esistere la differenza) sfiorasse una parte consistente degli italiani...mi spiace non lo farò più, mi sento mille volte tradito, anzi mille e una, perché votando ho tradito proprio le mie convinzioni e il tutto per un cazzo di niente. Convinzioni personali che partono da presupposti diversi, forse diventerò correo, non lo so, ma davvero non me la sento più di farmi fottere senza godere...per il resto il tuo post come sempre mi piace anche se non ne condivido tutte le sue parti, ma stimo la persona al di là di di tutto e sempre! :)

silvano ha detto...

Analisi inappuntabile come sempre. Poi dovrei andare sul personale, sul mio politico, ormai per dire così stretto e direi anche schiacciato tra le mie idealità e il bisogno sempre più urgente di essere pragmatico anche se molte cose non mi convincono dell'attuale leadership del PD. Ma a 50 anni sono sempre più convinto che meglio essere al governo invece che no e meglio 1 al posto di 0.

La forza e la voglia di andare a votare nei momenti più bui e depressi la trovo sempre leggendo le lettere dei condannati a morte della resistenza. Quelli si son fatti ammazzare anche per me, perchè fossi più libero di loro e, cmq vada, anche se non mi sento rappresentato, anche se i partiti mi fanno incazzare, anche se li abbiamo traditi quei ragazzi di 20 anni, mi sentirò sempre debitore con loro e mai li tradirò anche rinunciando al mio diritto/dovere/PRIVILEGIO di esercitare il voto.

Scusate, sono andato troppo sul personale e pure fuori tema.

Un saluto a Gap e Matteo.

ciao, silvano.

Gap ha detto...

Un saluto a voi.