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domenica 19 ottobre 2014

Di ventennio in ventennio con demagogia acclusa

Leggendo il nuovo inserto di la Repubblica, DLui, che considero in larga parte del tutto inutile, mi sono imbattuto in un articolo di Riccardo Luna che cita una famosa frase di J.F. Kennedy, “Non abbiamo deciso di andare (sulla luna) perché è facile ma perché è difficile”. E qui, nel torpore post-prandiale, mi è apparso Matteo Renzi con ricco contorno di personaggi vari. Più che un’apparizione un incubo.

Ma che rapporto c’è tra la citazione kennediana e Renzi?  Nessuno, assolutamente nessuno. E non è il solo a non averci nulla a che fare, è un difetto della “nuova” classe dirigente nata con la caduta della Prima Repubblica. Non si accettano nuove sfide, anzi, si contrabbanda il ritorno all’antico ammantandolo di novità. Manca la capacità di accettare sfide che non siano meno che facili. E cosa c’è di più facile dello smantellare invece del costruire?

Non si accetta la sfida dei paesi emergenti i cui lavoratori sono privi di qualsiasi diritto e tutela sindacale e sociale e perciò meno cari nell’ottica dell’accumulo del capitale (sì lo so, utilizzo concetti ormai caduti in disuso). Non si accetta la sfida dell’esportazione dei diritti economici, sindacali e sociali ma si ricorre alla contrazione di quelli acquisiti in decenni di lotte dai lavoratori italiani tentando di mettersi così sullo stesso piano di Cina, India o altri paesi dove questi diritti basilari sono calpestati se non ignorati totalmente. Invece di esportare finta democrazia con le armi e con la guerra occorrerebbe impegnarsi nella promozione dei diritti minimi nel mondo.

Ma è chiaro che ciò non interessa perché, non il comunismo, ma anche il socialismo sta uscendo sconfitto nella perenne lotta tra ricchi e poveri.

Quando un presidente del consiglio fa capire che nei suoi pensieri e nel suo agire i sindacati e le loro lotte sono inutili è evidente che c’è uno sbalzo temporale che ci riporta all’inizio del Novecento. Quando ci si erge a paladini dell’art. 18 dopo aver sbandierato in campagna elettorale (Grillo) tutto l’astio possibile contro le organizzazioni sindacali che credibilità si può avere? Probabilmente si è mossi solo per il rammarico di farsi essere rubato un argomento da chi non si pensava potesse essere capace di tanto. Che poi i sindacati stressi non siano esenti da colpe mi sembra inequivocabile.

Ma che fine hanno fatto quelli che protestarono contro Berlusconi e il suo governo quando questi minacciò di mettere mano all’articolo 18?

Certo, tutto è diventato giustificabile con la crisi e con l’Europa che, a sentir qualcuno, manca solo che ci chieda conto di quanta carta igienica si consuma al cesso. E così nel mare magnum di provvedimenti e dichiarazioni demagogiche e populistiche, promesse e minacce, ricatti e blandizie si corre il rischio di avviarsi ad un altro ventennio. L’abbiamo già visto.

Abbiamo un uomo solo al comando di una squadra dove ognuno dice quel che vuole in attesa dell’intervento del novello vate che rimetta a posto le cose. E via di santificazione e magnificazione delle gesta, delle scelte, quali esse siano, del capo. E la cosa non ci giunge nuova. Speriamo che non debba passare un altro ventennio perché se ne accorgano anche coloro che sono saliti sul carro del vincitore. Eppure di Ventenni in Italia dovremmo essere esperti.

P.S. Un kennediano che ora sembra nascondersi in seconda linea si dovrebbe rileggere e studiare la frase sopra riportata.

P.P.S. Qualche correzione l’ho fatta, ed è pure troppo. Se trovate errori, salti logici o altro ancora e di ciò vi dispiacerete vedrò di farmene una ragione.

3 commenti:

Cri ha detto...

Cosa dire di più? :(

Ernest ha detto...

"Ma che fine hanno fatto quelli che protestarono contro Berlusconi e il suo governo quando questi minacciò di mettere mano all’articolo 18?" guarda Gap la realtà sta tutta in questa domanda... ricordo piazze piene di gente che urlava contro Berlusconi

silvano ha detto...

Gap, che te devo dì?

Questo, ma non solo l'Italia mi sembra invece tutto l'occidente, non è un paese per ragionanti. I tempi sono quelli televisivi e pure i ragionamenti - in altre parole sono banditi. Si comunica via twitter, gli stessi giornalisti li rimbalzano qui e là in larga misura incapaci di imbastire pure loro un articolo. Comincio seriamente a pensare che il problema non sia Renzi sì Renzi no e quindi non un problema politico, ma un problema più ampiamente antropologico/culturale. Questa società non è in grado nè di produrre nè di recepire qualcosa di più di un omogeneizzazione verso il basso.
ciao, silvano.