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martedì 26 agosto 2014

L’egemonia culturale del Pci

Quando mi deprimo o vedo che i mi piace su Fb diminuiscono in maniera importante perché quello che scrivo non interessa nessuno piazzo una bella foto in cui faccio da sfondo a gatto Filippo o cambio la foto del mio profilo. E quei 20/30 mi piace mi tranquillizzano. Forse dovrei sbarcare anche su twitter, lanciare un hashtag la mattina presto e vivere di rendita per tutto il giorno. Dovrò pensarci. Oppure scrivo un post di pseudo-politica e di colpo tutti gli indici di gradimento risalgono. Basta scrivere in un certo modo e gli indici di gradimento risalgono magicamente.

Mi rendo conto che questo potrebbe diventare un semi-serio, più serio che semi, post-monstre, che non vuol dire dopo mostro (come après la gare non vuol dire prima della gara) ma solo post lungo o lunghissimo. E non lo potevi scrivere subito? E tu non puoi dire fine settimana, revisione della spesa, vita privata, etichetta, autoscatto, ecc? Vabbè, andiamo avanti che sto già perdendo il filo io che scrivo figuriamoci chi avrà il coraggio di leggere.

In queste ultime ore mi è tornata alla mente una parola che ha avuto il suo tempo d’oro negli anni ’80 del secolo scorso. Eppure sembra ieri. Mi è tornata in mente accoppiata, in simbiosi, con un aneddoto risalente alla Rivoluzione Francese. Sciogliamo l’arcano che è meglio e faccio prima. La parola è decisionismo, con il corollario di socialisti rampanti e il capo in testa Bettino Craxi, il nanetto, come diceva Nino Frassica ai tempi di Quelli della notte, è quello che al popolo che chiedeva pane la regina Maria Antonietta avrebbe risposto Che mangino brioche, tralasciando la veridicità della frase e di chi l’avrebbe pronunciata. Immaginatevi ora che al posto di Maria Antonietta ci sia Renzi con la sua frase: "I sindacati vogliono un autunno caldo? Facciano pure, tanto l'estate non è stata un granché" e al posto di Craxi quel gran genio della Serracchiani con il suo editto ''Con il metodo della concertazione non andiamo da nessuna parte''.

Ma come con le ciliegie, quelle belle grosse e rosse, ecco che un incubo ad occhi aperti pensi alla veltronian-ferrariana Marianna Madia che apoditticamente dice: “L’aborto è il fallimento della politica, un fallimento etico, economico, sociale e culturale. Sono certa che se si offrisse loro il giusto sostegno, le donne sceglierebbero tutte per la vita. Non sottoscrivo la moratoria, ma non perché non condivida le analisi di Giuliano Ferrara, anzi: mi pare che quello che dice su questo tema vada proprio verso quella riumanizzazione della vita disumanizzata che ritengo necessaria oggi. Sono cattolica praticante, e credo che la vita la dà e la toglie Dio, noi non abbiamo diritto di farlo. Quindi dico no all’eutanasia. Se si parla di famiglia io penso a un uomo e una donna che si sposano e fanno dei figli. Scegliendo per la vita”.

E come trascurare la prosopopea sui 108mila posti di lavoro creati a frante dei milioni di cassintegrati, disoccupati e altro ancora? Sono così pochi che mi verrebbe da chiedere nome e cognome di tutti per vedere se è vero che hanno avuto un posto a tempo indeterminato. E mi torna in mente il milione di posti di lavoro di berlusconiana memoria.

Sì, ma il titolo cosa c’entra? E avete ragione anche voi, come tutti in Italia. Per anni si è favoleggiato intorno all’egemonia culturale comunista tanto da far arrivare a dire a certi cantantucoli che se la loro carriera si è interrotta è per colpa del Pci. Forse è ora di ristabilire la verità. O questi intellettuali organici mano a mano sono diventati delle mezze seghe o per gli italiani non c’è avanguardia intellettuale che tenga. Essi sono inemendabili. E a ben vedere lo stato dell’Italia non si può far altro che accettare il crudo responso della realtà. Gli intellettuali non hanno fatto più il loro dovere, la presunta egemonia è andata scemando mano a mano che gli intellettuali diventavano mezze seghe al punto che il Pd ha tra i suoi riferimenti Jovanotti e ha rispolverato Fanfani, quello che oltre a tutte le cose ricordate in occasione della citazioni della ministra più bella del reame, disse intorno alla fine degli anni ’80, sempre del secolo scorso, che le donne sarebbero dovute tornare a casa a fare le madri così non rubavano i posti di lavoro ai maschi e nemmeno ci sarebbe stato più bisogno degli asili nido. Me la ricordo bene questa dichiarazione di Amintore perché facevo parte del Comitato di Gestione, organo elettivo dei genitori, di uno degli asili nido del Comune di Roma. Va bene, è andata così. Abbiamo creduto in qualcosa che non c’è più, e nessuno mi parli di Vendola per favore, e non si vede all’orizzonte nessuna luce, nemmeno un lumicino se un Fioroni qualsiasi si può permettere di dire che la festa de l’Unità, che controsenso chiamarle così dopo che hanno chiuso il giornale, andrebbe dedicata ad Alcide De Gasperi, fiero anti-comunista.

E intanto l’Unità è ancora chiusa.

Vista questa carrellata di pensieri più seri che semi come avevo preannunciato, non mi resta che continuare ad occuparmi dei miei consigli di lettura, dei miei gatti e delle foto del mio profilo fb. E del volontariato. Alle prossime elezioni, secondo la stagione e il tempo, mi troverò qualcosa da fare piuttosto che andare a vergare la mia croce su una scheda.

P.S. A questo punto mi dovrei rileggere il tutto per controllare la grammatica e la sintassi e anche la logica di ciò che ho scritto, sinceramente non ne ho voglia.

2 commenti:

Bastian Cuntrari ha detto...

Di errori di grammatica, digitazione e/o sintassi non ne ho trovati. Punto.
Ma ti voglio bene egualmente.

silvano ha detto...

L'egemonia culturale del PCI e di case editrice come l'Einaudi - quella vera - è stata purtroppo un miraggio, un'illusione della sinistra. La maggioranza silenziosa italiana, sempre inquietante, ha avuto la meglio con la sua resistenza passiva al cambiamento; pure la classe intellettuale ha le sue responsabilità essendosi posta sempre con un senso di superiorità e producendo analisi autoreferenziali che prescindevano dal reale sentire e dal reale popolo da "educare" e acculturare. I segni del fallimento sono sotto gli occhi di tutti. Oggi il panorama intellettuale, se ancora sussiste, è più triste di 20 anni fa e più povero ma certo si scorge meglio la realtà, almeno per me, e non mi piace. Se poi sia meglio vedere la miseria qui ed ora o fosse meglio vedere il miraggio 20 o 30 anni fa non saprei sinceramente dire.
ciao, silvano.