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venerdì 4 luglio 2014

Gesù e l'Unità



Caro Gesù,
all’inizio ho pensato che scrivendoti di luglio potessi avere meno da fare, ma riflettendoci mi sembra che di lavoro ne hai fin troppo. Però la letterina come quando ero piccolo ed ingenuo te la scrivo lo stesso. Non so se sei su Fb e in caso con quale nick name, però la mia bacheca è aperta e forse potrebbe arrivarti la mia missiva. Ti prego, è un modo di dire tanto lo sai che non sono credente, vedi se riesci a fare qualcosa per il problema che ti sottopongo.

Prima di venire al dunque ti chiedo anche se puoi fare qualcosa per i Palestinesi e quegli altri disgraziati che vivono in quella che forse è stata la tua terra quando ti sei incarnato, parla pure con gli altri due contendenti e vedete di darvi una regolata. Non ne possiamo più noi che non viviamo lì,  figuriamoci i palestinesi e gli israeliani. So che alcuni di loro non si meritano nulla e, giacché ci sei/siete, fateli rinsavire. Mica tanto, un pochino per permettere che la vita possa scorrere in maniera quasi, non chiedo tanto, normale.

La mia richiesta, a fronte di quella sopra esposta, è banale, minima ma sai bene che l’acqua è fatta di gocce, mica è un’unica massa. Ti chiedo solo una goccia. In Italia non ce la passiamo bene, forse Francesco tuo ti avrà detto qualcosa. E tra le tante cose che non vanno c’è anche un giornale che mi sta a cuore. Che fa parte della mia vita e della mia piccola storia. Si chiama l’Unità ed era il quotidiano dei comunisti italiani. Dai, lo sai, molti di loro si dicevano comunisti ma la domenica venivano in chiesa e si comunicavano più e meglio di tanti democristiani. E poi non stare a sottilizzare, certe piccineria lasciale a noi.

Indipendentemente dalle idee non posso dire che fosse un gran bel giornale. Quando lo comperavo ti piegavi sotto il suo peso politico e culturale a seconda della tasca dove lo mettevi e, spesso, per non camminare come la Torre di Pisa, compravo anche il Manifesto. Andavo piano per portarmi tutto quel macigno ma almeno lo facevo con la schiena dritta. Te la faccio breve anche perché se volessi ci metteresti davvero poco a conoscere la storia de l’Unità.  C’è stata un’epoca in cui i comunisti in Italia erano forti, ma solo a parole perché poi si è scoperto che molti erano democristiani dentro, e il giornale andava bene, io c’ero quando si tiravano un milione di copie domenicali, ma qualcuno iniziava a lamentarsi che il giornale era troppo difficile, troppo grigio, troppo comunista, insomma era troppo e basta. E si cominciò a correre dietro ai desiderata dei lettori scontentando tutti, quelli a cui andava bene che non lo riconoscevano più e quelli che non era mai abbastanza. E di cambiamento in cambiamento snaturarono l’Unità fino a farlo diventare, con una certa giornalista, carta per foderare il secchio dell’immondizia.

Ora, senza che continuo con la storia, il giornale sta per chiudere di nuovo lasciando a casa molte persone, il molto è una variabile secondo da che parte la si vede, fosse anche una sarebbe comunque un dramma. Tu, infatti, non ti sei preoccupato che Lazzaro fosse una sola persona e lo hai fatto risorgere comunque. Non ti chiedo di far rinsavire coloro che ci hanno investito i soldi per poi non preoccuparsi di farli fruttare (scusa ma non ricordo la parabola che tu sicuramente conosci meglio di me), ti chiedo solo di farmi vincere il superenalotto, ma una cifra consistente che mi permetta di rilevare il giornale e dargli almeno altri 90 anni di vita. Non fosse che per far dispetto a Renzi, a Grillo e a tutti quelli che stupidamente si augurano che chiuda. Lo sai all’ignoranza non c’è mai fine e se togliamo anche l’Unità non facciamo altro che il gioco del Diavolo. La vorrei avere per farlo tornare ad essere un giornale di sinistra, prima che ti inalberi ti ricordo che noi abbiamo anche avuto una pagina sulle Religioni, tutte, mica solo la tua, attento alla gente meno protetta, agli onesti, ai capaci, ecc. ecc. tanto tu sai cosa vorrei scrivere già da prima che io iniziassi (se è vero quel che dicono sulle tue capacità).

Ecco, come vedi non ti chiedo molto, o forse con i tempi che corrono mi sono spinto troppo oltre?

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