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venerdì 25 luglio 2014

Conflitti interiori

Toccando corde sensibili, sappiate che l'ho scritto senza alcun intento polemico. Mi auguro, di conseguenza, che gli eventuali commenti si mantengano sullo stesso piano o verranno cancellati senza alcun indugio anche se scritti da amici.

Ogni volta che mi metto a scrivere di Palestina e/o Israele non posso fare a meno di pensare agli amici, reali e di sn, ai conoscenti di fede ebraica o ad essa riconducibili.

Due sono le domande che non ho mai fatto nella vita, quale sia la fede che si professa e quali sono i gusti sessuali dei miei interlocutori. Al massimo chiedo per quale squadra si tifa. Di conseguenza, tranne qualcuno che si è dichiarato autonomamente, posso sospettare chi sia ebreo o perlomeno discendente o contiguo, diciamo così.

E ogni volta che scrivo un pensiero corre a loro e a come si vivono le guerre palestinesi che si sono succedute negli anni. A quale conflitto interiore sono sottoposti quelli, per me, più aperti, più disponibili al dialogo e alla comprensione.

Mi resta più difficile comprendere invece certe posizioni forti a favore dello Stato di Israele e mi chiedo come facciano a coniugare il loro essere libertari, attenti agli altri con la condivisione delle posizioni israeliane.

Il tutto dando per scontato che lì, in quella terra martoriata, non si sta combattendo una guerra di religione ma una guerra dal sapore antico, una guerra di espansione ed economica.

1 commento:

Sandra M. ha detto...

Credo anche io sia una questione, come dici tu, "antica e di tipo economico". E provo a immaginare il conflitto interiore degli Ebrei ..."di buona volontà" per dirla in termini evangelici. Posizione assai scomoda che non vorrei condividere.