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giovedì 19 giugno 2014

Atlante di geografia umana, mi è piaciuto?

Dopo aver letto un libro di quasi 500 pagine si dovrebbe avere un'idea di ciò che si è letto, perlomeno se è piaciuto o no.  La prima risposta che mi sono data è no, Atlante di geografia umana di Almudena Grandes, non mi è piaciuto. Lungo al punto da essere prolisso, basato su stereotipi maschili e femminili, il fotografo fallito e dedito all'alcool, il comunista ricco e bello, il professore che seduce/si fa sedurre dalla studentessa, la donna bruttina che fa un lavoro non scelto ma che le darà soddisfazioni e che ha paura dell'amore, la studentessa sedotta/seduttrice che si riscatta, la ricca rivoluzionaria, quella alla perenne ricerca di un amore che le cambi la vita.

Il tutto gira intorno all'opera che le quattro donne devono realizzare, un atlante di geografia, e ai quarant'anni che incombono. Tutto raccontato bene ma con più parole del necessario. D'altronde è difficile trovare nuovi modelli di personaggi, spesso viene il pensiero che tutto sia stato già detto e raccontato.

Leggendo l'opera di Grandes si ha l'impressione che non ci sia più nulla da scrivere sull'argomento. Eppure a pensarci bene il libro non è da buttare, scava nella società post-franchista spagnola con acume, nei cambiamenti della società ma senza mai approfondire l'aspetto politico che resta comunque costante sullo sfondo. E' principalmente un libro sulle donne e sul, a voler essere buoni, cammino verso l'emancipazione dagli stereotipi di cui sopra. Ma, nonostante la lunghezza non perviene ad un risultato accettabile, un'occasione mancata, un libro incompiuto.

1 commento:

Zio Scriba ha detto...

Dipende sempre molto, se non tutto, anche se i nostri critici e intellettualozzi muffi lo negano, dall'intelligenza di chi scrive, dalla sua freschezza e vivacità. Non ho elementi certi non avendo letto il libro, ma da quel che dici tu abbiamo anche qui una mente a bagnomaria nei luoghi comuni. Ancora la cazzata dei "quaranta che incombono". Che palle. Quando non sono i quaranta sono i trenta, o i cinquanta. Per le persone intelligenti, i quaranta non incombono proprio per un cazzo, sono solo un mero dato anagrafico come i 38 o i 42.
Eppure non si smette di sfornare libri con protagonisti alle prese col dramma epocale dei quaranta che incombono... Forse bisognerebbe far diventare le date di nascita di ognuno un segreto di Stato, così la pianterebbero di scassare le palle con l'approssimarsi dei loro compleannuzzi rotondi... :)