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venerdì 9 maggio 2014

La consegna dei giornali al direttore

Sono entrato a l’Unità il 20 maggio 1976, quindi poco dopo che Aldo Tortorella aveva lasciata la direzione a Luca Pavolini. E qui devo aprire una parentesi.

Quando aprii il blog non avrei mai pensato che resistessi sei anni nel rompervi e rompermi i cabbasisi con le mie elucubrazioni più o meno serie. Il primo post fu proprio sul mio ingresso al giornale. Ne seguirono poi altri che giacciono nella memoria del blog e che non si trovano più perché ho mal etichettato ciò che ho scritto, in molti mi sono guardato bene di mettere l’argomento e la ricerca che Blogger mette a disposizione spesso si ribella al volere del lettore. Sono sempre alla ricerca di chi, aggratise, si legga gli oltre mille post, li etichetti come Dio comanda e butti ciò che va buttato. Quindi potrei scrivere cose che qualcuno avrà già letto, mi appello al detto latino repetita iuvant. A cosa e a chi giovi, sono problemi vostri che leggete. Tornando all’argomento del post.

38 anni fa c’era ancora l’uso di portare i giornali al direttore la mattina presto, non più tardi delle 7,30. I fattorini di turno iniziavano alle 7 mentre il capo sarebbe dovuto arrivare prima per preparare la mazzetta dei giornali da consegnare insieme con gli altri incarichi. Mai controllato se il capo arrivasse veramente prima ma ho sempre avuto il dubbio che se lo faceva era solo di pochi minuti avanti ai fattorini. Comunque si partiva con un’unica macchina, una seicento color nocciola, e si riuniva in un unico giro quelli che sarebbero dovuti essere due. Uno alla guida e l’altro alla consegna o ritiro di materiale vario alla Camera, Senato o in Direzione in via delle Botteghe Oscure. La prima tappa era sempre e comunque il Direttore (qui la maiuscola è d’obbligo).  

Il primo direttore abitava al Flaminio e ho un vago ricordo del palazzo come di un posto bello fuori ma che non mi piaceva. Freddo, silenzioso, ingessato. Si saliva con l’ascensore e si lasciavano i giornali davanti alla porta e si andava via. Spesso, per non dire sempre, il direttore arrivava al giornale insieme con i fattorini che rientravano dal giro. Mi sono sempre chiesto come facesse in tempo a leggere, non dico i giornali tutti, ma anche solo i titoli.

Con il secondo c’è un po’ più di ciccia. Egli amava avere i giornali alle sette di mattina, assecondare i suoi desideri avrebbe voluto dire “attaccare” prima e lavorare più del dovuto, a quei tempi a noi funzionari di partito non venivano pagati gli straordinari, di conseguenza non li aveva mai prima delle 7,15. Aveva anche tentato di lamentarsi ma senza alcun risultato. La particolarità era che non voleva che lasciassimo i giornali davanti e la porta e andassimo via silenziosamente, no, voleva che suonassimo per prenderli direttamente in consegna. E, immancabilmente, ci accoglieva con la tazzina di caffè in mano e sempre, rigorosamente in mutande. Grande mente e grande direttore ma, non si è mai capito bene anche se noi fattorini un’idea ce l’eravamo fatta, con qualche pretesa che veniva amplificata a dismisura dalla sua segretaria. Altri due episodi. Un giorno il capo dei fattorini venne chiamato dalla segretaria, quando ritornò alla postazione mi disse di andare in cooperativa, davanti alla sede c’era un buchetto che fungeva da succursale della Coop, per prendere una scatola di bottiglie di vino e portarla poi in garage e metterla nel bagagliaio della macchina, un’Alfa Sud grigia, ancora la ricordo. La mia reazione fu di incredulità, e, nonostante la mia timidezza e la mia balbuzie, allora era ancora accentuata, mi rifiutai categoricamente. Si sviluppò un’accesa discussione con toni alti, ricordo come fosse accaduto ieri una frase che dissi: non andavo a prendere il vino per mio padre figuriamoci se lo facevo per il direttore. In effetti non andai e non ricordo chi andò. Mi spiace solo che l’allora capo abbia sempre detto di non ricordare la discussione e di non aver mai detto se fu la segretaria ad esagerare e scaricare l’incarico. Personalmente sono sempre stato convinto, come anche per l’altro episodio che vado a raccontare, che fu “merito” esclusivo della segretaria. Era un pomeriggio invernale, la segretaria, sempre la stessa, chiama i fattorini e becca R. S.
-Occorre andare con urgenza a casa della madre del direttore per ritirare una cosa. Ma bisogna fare presto.
Devo dire che eravamo, quando volevamo, bravi, diligenti e veloci. R. parte e si fionda dalla madre del direttore che gli consegna “Una focaccina, ancora calda”. Vi lascio immaginare cosa disse R. alla segretaria quando tornò in sede. E, scrivendo scrivendo, mi viene alla mente un altro episodio riguardante sempre lo stesso direttore. Esisteva allora Tango, il mitico inserto satirico, e, incidentalmente, la segretaria era colei che si spaccia per mia moglie. Ci fu una riunione con Staino e altri. L’ormai ex direttore era tra i partecipanti. Appena mette piede dentro la villetta, dove era stata Rinascita e che ora ospitava Tango, il suddetto rivolge alla segretaria una richiesta: Non si potrebbe avere un caffè? La risposta fu: Certo, basta andare al bar.

Poi si finì di consegnare i giornali ai direttori, si capì che era meglio che le mazzette se le facessero preparare e consegnare dagli edicolanti sotto casa o, molti, preferivano venire a leggerseli direttamente in redazione.

1 commento:

Ernest ha detto...

Gap grazie per questo post, mi fa respirare aria pulita viste le ultime cose