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domenica 30 marzo 2014

Auguri a Domenico Spada

Renzi procede spedito nello stravolgimento del nostro Stato e della nostra Costituzione con la complicità di quello che dovrebbe essere, ma non è, un partito di centro sinistra; ormai è anche pleonastico dire che la sinistra l'hanno amputata da tempo. Ma di ciò non mi appassiono più. Invece non so che eco ha avuto la notizia minore, molto minore anche nel mondo dello sport o nel modo di intenderlo ai giorni nostri.

Una volta esisteva la noble art che non è altro, volgarmente, che il pugilato. Due notizie, una data nelle brevi, chi l'ha pubblicata, e una con qualche riga in più. Iniziamo da quella praticamente ignorata. E' morto Carmelo Bossi sconosciuto forse a chi ha meno di 45/50 anni. Ma chi era costui? Vi pubblico le poche righe che gli dedica Wikipedia, la nuova bibbia del sapere per chi ha poca voglia di approfondire.

Carmelo Bossi (Milano, 15 ottobre 1939 – Milano, 23 marzo 2014) è stato un pugile italiano. Da dilettante conquistò l'medaglia d'argento olimpico ai Giochi di Roma, nel 1960, a seguito della quale il 26 settembre 1960 fu insignito dell'onorificenza di Cavaliere della Repubblica. Professionista dal 1961, nel 1965 conquistò il titolo italiano dei welter, nel 1967 quello europeo. Nell'ottobre e nel novembre del 1967 sfidò due volte il detentore del titolo mondiale dei welter, Willie Ludick, davanti al proprio pubblico di Johannesburg, perdendo ai punti in entrambe le occasioni. In seguito ebbe una nuova chance per il mondiale, questa volta dei superwelter, a Monza, il 9 luglio del 1970 (anno di nascita di Carla, la seconda figlia). L'avversario era il forte afroamericano Freddie Little, che Bossi sconfisse ai punti in 15 round, conquistando così il titolo. La fine della sua carriera coincise con la sconfitta mondiale contro il giapponese Koichi Wajima, a Tokyo, il 31 ottobre 1971. Sposato con Annamaria Pocaterra, rimase vedovo il 21 agosto 2013. Aveva due figlie, Alessandra e Carla e viveva a Milano. Il fratello Ernesto, anch'egli pugile a discreti livelli, lo seguì per tutta la sua carriera agonistica. Morì a Milano il 23 marzo 2014 all'età di 74 anni, in seguito a complicazioni polmonari, dopo una lunga malattia. A memoria mi par di ricordare che la vittoria contro il giapponese gli fu scippata da un errore dei giudici.

La seconda notizia, sempre riguardante la boxe che tante medaglie e tanti campioni ha dato all'Italia, è che il pugile Domenico Spada, detto Vulcano, nato a Roma 34 anni fa, ha rinunciato alla bandiera italiana e al relativo inno per il combattimento valido per il titolo mondiale "ad interim" (e qui si apre un capitolo riservato agli appassionati) della Wbc dei pesi medi. La presa di posizione di Spada non mi sembra che abbia suscitato clamori e reazioni tranne che nei benpensanti. Ma solo per il fatto che Spada ha deciso di
combattere sotto la bandiera Rom, alla cui etnia appartiene. Delle motivazioni non frega niente a nessuno eppure sono motivazioni solo sportive. Ovvero il pugilato professionistico in Italia sta morendo senza che nessun dirigente sportivo, quelli che si fanno grandi quando alle Olimpiadi riusciamo ancora a vincere qualche medaglia nella versione dilettantistica, faccia nulla. Se Spada non avesse avuto questa alzata d'ingegno pensate che sarebbe finito sui giornali? Forse solo negli sportivi e chissà con quale spazio.

E poi, e queste sono considerazioni mie, ha fatto bene a non voler combattere con la bandiera italiana e l'Inno di Mameli, non solo per le condivisibili argomentazioni sportive, ma anche per la situazione dei Rom nel nostro Paese. Parliamoci chiaro, ognuno di noi potrebbe accampare un motivo di lamentela verso i Rom, ma quante reali e quante presunte? Quanta ignoranza c'è nel definire Rom chiunque venga dai paesi dell'Est? Chiunque viva in abitazioni di fortuna automaticamente diventa Rom, zingaro, ladro e ladro di bambini. Chi ricorda lo sgombero dei Rom italiani accampati vicino Ponte Testaccio a Roma? Rom italiani con tanto di documenti e figli scolarizzati sgomberati all'alba con un'operazione di polizia degna di miglior causa. E non diamo la colpa ad Alemanno perché lui fu solo il braccio, tanto che le proteste che si levarono furono decisamente poche.

Bene Spada, condivido e amplio le sue motivazioni e le auguro un successo per il suo incontro del 5 aprile in Messico. Nessun connazionale la potrà vedere perché nessuna tv ha comperato i diritti televisivi, ma d'altronde che volete voi che vi fate prendere
e prendete a pugni altre persone? E che vuole lei che è anche un Rom? Non siete più politicamente corretti e non prendete a calci un pallone.

2 commenti:

Ernest ha detto...

L'abbandono della noble art fa davvero tristezza e così anche l'abbandono degli altri sport minori che non fanno notizia... sui Rom mi viene da dire che ci sono molte persone che parlano per sentito dire, ci sono anche verità sia chiaro, ma tante informazioni presunte
un saluto

Cri ha detto...

Post alquanto necessario.