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giovedì 7 novembre 2013

Senza titolo



Cari amici che in questi mesi ci avete sostenuto. Finalmente l'Unità ha pagato ai collaboratori dell'Emilia Romagna e della Toscana tutti i compensi arretrati. Grazie a tutti

Leggendo queste due righe sulla pagina facebook dei collaboratori de l’Unità mi sono venute alla mente tante situazioni con un unico denominatore, l’Unità. Sono passati tanti anni, ero giovane, ed ero entrato facendo il fattorino, ovvero facevo il cambio di un fattorino andato militare e che era al giornale a sua volta come cambio di un altro compagno chiamato a fare il servizio di leva. Sembra una barzelletta ma è tutto vero.

Eravamo funzionari di partito e prendevamo meno dei metalmeccanici a cui eravamo equiparati e, di conseguenza, senza mai una lira in tasca. Poi se qualcuno aveva fatto scelte drastiche come farsi una famiglia in giovane età erano cazzi amari, qui ci sta proprio bene.

Come non ricordare il pellegrinaggio dall’amministratore delegato, anzi il vice perché il titolare faceva sede a Milano, per chiedere un anticipo dello stipendio o un prestito da restituire in dieci rate (senza interessi, questo non era nemmeno da chiederlo). Ottenuto il prezioso foglietto con tanto di firma e dopo aver ringraziato si entrava nella stanzetta del cassiere, chiamato 3x8, che immancabilmente ti faceva l’interrogatorio sul perché chiedevi l’anticipo o il prestito, come se i soldi li dovesse cacciare di tasca propria. E’ anche successo che mi dicesse di passare il giorno successivo e che fossi costretto a tirare fuori il portafogli e fargli vedere lo sconsolante vuoto che vi regnava.

C’è stato un tempo, tanto per avvalorare la teoria dei corsi e ricorsi storici, che ci pagavano in ritardo lo stipendio, mi sembra che arrivammo a due o tre mesi. Fu il tempo che la Federazione del Pci pagò, in estate, diversi compagni con sacchetti di monete raccolte nelle sottoscrizioni delle Feste de l’Unità (allora si chiamavano così le feste del Pci).

E nonostante le difficoltà economiche noi stessi dipendenti del giornale versavamo, anche a rate, la sottoscrizione al Partito. Una partita di giro, si potrebbe dire. In più, frequentando le feste, si versavano al partito gli spiccioli all’entrata dove c’era sempre un compagno con la classica scatola e che in cambio di poche centinaia di lire ti appiccicava l’adesivo del Pci.

Erano le feste dove trovavi gli stands dei vari Paesi in lotta, l'autodeterminazione dei popoli la rammenta ancora qualcuno?, compresa la Palestina. Quanti adesivi sono circolati per casa con il viso di Arafat, uno era anche sul frigorifero. Come non ricordarlo oggi che c’è la quasi conferma del suo assassinio.

Poche righe senza un perché, così, per ricordare e, forse, con un po' di nostalgia.

2 commenti:

Cri ha detto...

Erano tempi duri, sobri, ma pieni di ideali e di entusiasmo e di sincerità. Nonostante tutto, fortunato chi tiene nello scrigno dei ricordi questo passato.

il monticiano ha detto...

E' un vero peccato che una persona esperta come te nel campo dei quotidian stia con le mani in mano. Perchè non fai domanda a Il Giornale, Il Foglio, Libero ecc? Sono cero che saresti assunto a tempo indeterminato.