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domenica 17 novembre 2013

Non abdico a me stesso



Il vocabolario on line della Treccani alla voce Abdicare riporta:
1. A. al trono, rinunciare volontariamente al potere sovrano: Carlo Alberto abdicò il 23 marzo 1849.
2. estens.
a. Rinunciare, formalmente o no, a qualche cosa: a. a una eredità, a una carica, a un proprio diritto (ant. anche a. un diritto); sottrarsi, venir meno a: a. ai proprî doveri.
b. ant. Ripudiare: abdicò Olimpia e prese per moglie una sua nepote (Boccaccio).

Il verbo lo ha fatto tornare di moda Michele Serra con una sua Amaca (venerdì 15 novembre) su Renzi, Cuperlo e il Pd. Qualcuno ha poi richiamato anche il film Indovina chi viene a cena e gli “anziani” che dovrebbero togliersi dal groppone. Tante sono state le risposte all’editorialista di Repubblica, io non rispondo a nessuno, tento di fare un ragionamento per me stesso senza nemmeno sperare che possa essere utile a qualcuno.

Personalmente non abdico perché non ho un trono e nemmeno alcun tipo di potere, nemmeno sul mio gatto, per fortuna. Quindi delle tre definizione restano in ballo la seconda e la terza. Non è mia abitudine ripudiare alcunché della mia vita e meno che meno le mie scelte politiche. Così come non rinuncio a dire la mia anche se sono sulla soglia di quei sessanta anni richiamati nell’Amaca come limite per avere il diritto di dire la propria.

Se è vero che non si vota per se stessi ma si vota anche per gli altri, cari tutti, io continuerò a votare a sinistra. Fosse per me nemmeno andrei più al seggio, anzi ci andrei ma per fare altro. Le motivazioni che porta avanti il fantomatico amico di Serra e che sembrano essere sposate da lui e da molti internauti commentatori, mi spingono invece a tornare sui miei passi e a recedere dal proposito di non andare più a deporre la scheda nell’urna. Andrò ancora a votare perché voglio continuare a pensare che un mondo migliore è possibile,  è possibile vivere senza sopraffare il vicino di casa, di scrivania, di nazione, è possibile non essere schiavi del dio soldo, che sulla terra ci devono essere un posto e una vita dignitosa per tutti, che il colore della pelle e la religione non rendono un uomo diverso da me.

No, non ripudio e non abdico. Mi è costato fatica, sudore, studio, delusioni, incazzature, lacrime e anche momenti di soddisfazione e di gioia dichiararmi ed ESSERE comunista, che non mi devo togliere dal groppone di nessuno. Non devo rendere conto di ciò che ho fatto perché non c’è nulla di cui rendere conto. Se altri hanno cambiato idea ne rendessero conto loro senza fare chiamate di correità.

Mi chiedo solo: che comunisti eravate?

L’Amaca di Serra
Tra amici si discute di Renzi, di Cuperlo, di Civati, delle primarie, e mi accorgo che l’elemento generazionale diventa sempre più evidente e sempre più ingombrante. Mette in ombra anche i programmi e le differenze politiche, perché l’anagrafe, in questo Paese di vecchi e per vecchi, è diventata inevitabilmente un’emergenza, una minaccia, un ricatto. Il mio coetaneo P. è il più drastico: «Renzi mi piace poco, ma voto per lui perché è ora di abdicare. Dobbiamo levarci dalle scatole, noi dai sessanta in su, abbiamo già fatto abbastanza disastri». Non so quanto ragionevole e quanto utile sia, questo senso di colpa, ma so con certezza che esiste, e non me ne sento del tutto immune. Quando ho sentito P. usare il verbo “abdicare” ho avuto un sussulto di ammirazione, perché la parola è perfetta. Contiene quel misto di altruismo e di stanchezza, di generosità e di viltà che convince a passare le consegne e farsi da parte. Quando votai Bersani, in fin dei conti votai per me stesso. Ma essere di sinistra, una volta, voleva dire votare per gli altri. E gli altri per eccellenza, qui e oggi, sono gli italiani giovani. Migliori o peggiori non saprei dire. Certo, però, in diritto di scegliere la strada.

4 commenti:

Zio Scriba ha detto...

Non entro nel discorso politico, ma sulla questione generazionale, pur essendo più o meno un "giovane", sono con te. Perché una cosa è avercela con certa gerontocrazia, una cosa è rinfacciare giustamente a una certa classe politica i disastri e le schifezze che ha fatto, e un'altra è dover abdicare forzatamente in favore di qualsiasi giovinastro che grida più forte, mostra i muscoletti e fa la ruota come un pavone. La mia solidarietà ai "vecchi", e al loro diritto (che ovviamente vale anche per i "giovani") di essere giudicati come singole persone e non in base alla carta d'identità e alle banali cagate "generazzzzionali", che hanno veramente rotto.

il monticiano ha detto...

Come non essere d'accordo con te Gap oltre che per opportunismo - faccio parte della quinta età- anche perchè andrò sempre a votare, a sinistra senza alcun dubbio, e non smetterò di farlo neppure se mi dovessero portare al seggio in lettiga.

silvano ha detto...

Hai ragione a non abdicare da te stesso, ma rischia di divenire il tuo un discorso più esistenziale che politico. Serve sempre meno infatti andare a votare quando per una serie di vicende il parlamento rischia di divenire anche formalmente impotente. Il potere è fuori, e non si tratta di un'analisi d'altri tempi e marxiana (i rapporti di forza economici etc), la democrazia o qualsiasi cosa sia quello che c'è oggi viene rappresentata fuori, da altri attori che nemmeno siedono più in parlamento a tener su le apparenze.
ciao.

Gap ha detto...

A maggior ragione, caro Silvano, ti dico che non mi piegherò più, l'ho fatto solo una volta, alla logica del voto utile, per chi poi non si è ben capito.
Mi accontenterò di un voto esistenziale anche se non avrà più valenza politica.