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mercoledì 9 ottobre 2013

Razzismo, ignoranza e luoghi comuni




Certo che nell’epoca della comunicazione a tutti i costi trovare qualcuno che non sapesse quanto fosse grave la situazione a Lampedusa, sinceramente, provoca una rabbia indicibile. Forse pari a quella che provocano i mistificatori, i professionisti della divulgazione di falsi miti sull’immigrazione, sui numeri, sui reati, sulle agevolazioni che riceverebbero in Italia. Quest’ultimi, i mistificatori, sono anni che agiscono più o meno alla luce del sole sparando stupidaggini che mirano allo stomaco del popolino che così ha ciò di cui sente il bisogno: il nemico. Si sa, nei periodi di crisi fa sempre comodo avere un nemico da combattere, un diverso a cui addossare colpe enormi che giustifichino comportamenti aberranti. Un esempio per tutti: gli Ebrei.

Ora, dato che sarebbe indubbiamente difficile addossare ai profughi/migranti la colpa della crisi gli si addossa almeno il fatto che grazie a loro le difficoltà aumentino. In parole povere costoro vengono in Italia per rubarci il pane, il lavoro, la casa e le donne. Fateci caso, è tutto al singolare, al plurale solo le donne, come se gli italiani dessero per scontato che a loro gliene spettino almeno due. E nonostante i molti matrimoni misti non si dice che le donne immigrate vengono a rubare gli uomini.

E’ inutile fare il riassunto dei falsi miti sui numeri dei migranti, ricordo solo che il tedesco Martin Schulz, Presidente del Parlamento Europeo, ha richiamato tutti gli stati al loro dovere, anche la Germania che ha ben altri numeri riguardo l’immigrazione. E’ altrettanto inutile contestare le fole sui numeri degli stranieri che delinquono perché nel computo finiscono anche quelli incriminati per immigrazione clandestina. Forse bastano le parole di Marco Rovelli tratte dalla sua pagina Fb: Anche stamani supplenza in una classe, e la solita domanda: "Secondo voi quanti sono gli immigrati, in percentuale, sul totale della popolazione italiana?". E ancora una volta la risposta egemone è: il 50%. Che gran lavoro hanno fatto i mass media in questi anni: veri scienziati della manipolazione. Poi, dopo aver detto le reali dimensioni del fenomeno, chiedi ai ragazzi quale paese in Europa ha il maggior numero di immigrati: l'Italia, rispondono; e ancora una volta reagisci a furia di realtà; e poi, ancora, in che modo arrivano i più? Con i barconi! Eh no! Terzo colpo assestato a certezze che parevano naturali: li vedi barcollare, vacillare, qualcosa è scardinato, almeno adesso, una piccola lacerazione, chi sa, magari si allarga.

Ma come si fa a contrastare la paura dell’invasione? Come si fa a far capire loro che costoro non vogliono rimanere in Italia, vogliono andare a Nord, da parenti, amici, conoscenti. Andare a Nord verso posti che ancora possono e sanno accoglierli. Quelle stesse nazioni dove vanno molti giovani connazionali che pensano che in Italia non ci sia più futuro. Ma questi razzisti da quattro soldi, perché altro non sono, ci hanno riflettuto che i profughi/migranti seguono la stessa rotta dei nostri giovani?

D’altronde in Italia si parla per sentito dire, poche volte perché si sa davvero. E chi non sa usa un tono apodittico come se stessero dispensando verità inconfutabili. Non ci si preoccupa di anteporre ai propri pensieri un “secondo me” un “io penso”. E’ così e basta. E questo vale non solo per ciò che si dice ma anche quando si critica ciò che dicono gli altri. E qui ci sarebbe da citare l’indagine dell’Ocse che manda in pensione la più volte menzionata ricerca del Prof. Tullio De Mauro.

Ecco, per fare un esempio, José Manuel Durão Barroso, dal 2004 presidente della Commissione europea, dove vive? Ha scoperto solo ora, dopo l’ultimo tragico naufragio, la disperazione dei profughi/migranti che vengono a morire in vicinanza, se non sulle coste italiane? Solo ora richiama gli Stati membri ad una maggiore solidarietà verso i partecipanti all’Unione e verso questi ultimi del mondo? Barrosoè, fino a prova contraria, un esponente di quel mondo, di quella concezione dell’economia che ha provocato, provoca e provocherà migrazioni di massa perché gli interessi degli altri sono sempre preminenti sugli interessi dei “locali”. E Barroso solo ora si accorge di quanto sangue è stato versato nel Mediterraneo? A cosa serve tutta quest’ansia di comunicare se poi si fa finta di non sapere o realmente non si sa e si crede a leggende metropolitane messe in giro ad arte?

Certo la Bossi-Fini è un problema ma stiamo attenti che non diventi l’alibi per accapigliarsi se tenerla, modificarla o abrogarla e continuare a non fare nulla. Porcellum docet.

La scorsa settimana mi sono accadute due cose. La prima è stata una conversazione di circa un’ora con un gentile signore di sessantotto anni che mi chiedeva, per curiosità, notizie sul mondo carcerario. Ho sperimentato di quanti pregiudizi, false convinzioni, cose mal capite diventate verità è stato nutrito il “popolo” in questi anni. Eppure il signore – e qui mi trovo d’accordo con Rovelli nel pensare che parlare è fondamentale per abbattere i muri dell’ignoranza e dell’ipocrisia –, prestava attenzione e riconosceva che forse la situazione non era come aveva pensato fino ad allora. Mai aveva riflettuto realmente sulla situazione carceraria, sulla vita degli ex detenuti una volta usciti dai luoghi di reclusione, sulle difficoltà nel reinserimento e sulle vessazioni che subiscono anche dopo aver scontato la pena.

La seconda cosa è stato l’incontro con un presumibile clandestino. L’ho visto fuori da un locale, non parlava altra lingua che la sua originaria, a gesti gli ho chiesto se avesse fame, al sì gli ho procurato del cibo che ha divorato. Mi sono allontanato per comprargli un altro panino e gli ho fatto cenno di seguirmi. Si deve essere messo paura perché è fuggito. L’ho incontrato dopo mezz’ora, mentre tornavo a casa e gli ho dato il panino che mi ero portato dietro. Non ha voluto altro e mi ha fatto un gesto come se indicasse le manette, aveva paura che potessi denunciarlo o perlomeno è quello che ho capito. Così vivono molti profughi/migranti, in strada, con la paura negli occhi e nel cuore. Tanta di quella paura che rifiutano anche l’aiuto di coloro che glielo offrono.

E tutto questo, a noi italiani, non ricorda nulla? Non ricordano i nostri antenati che abbandonavano l’Italia, sì bella e perduta, per andare per il mondo in cerca di una vita migliore? In alcuni casi una vita. E non ricordiamo i nostri morti? E i cartelli “vietato l’ingresso ai cani e agli italiani”?

1 commento:

Cri ha detto...

Che si può aggiungere ad un post così? Niente. Solo ringraziare. Condivido su FaceBook.