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mercoledì 16 ottobre 2013

Priebke boia per l'eternità

Caduti alle Fosse Ardeatine di Genzano di Roma
Bruno Annarumi, idraulico
Vittorio Buttaroni, autista
Roberto Lordi, generale
Ettore Ronconi, barrocciaio
Ivano Scarioli, bracciante
Sebastiano Silvestri, agricoltore

Potrebbe bastare questo elenco per dare una giustificazione alla partecipazione alla manifestazione spontanea di protesta contro i funerali di Priebke ad Albano Laziale, che ha comunque versato il suo tributo di sangue. Ma di motivi ce ne sono 335, qualcuno ancora senza nome, quanti sono i morti alle Fosse Ardeatine. E ce ne sono molti di più se sommiamo i morti nella guerra, nei campi di concentramento, i torturati, le donne violate, gli Ebrei, gli omosessuali, i comunisti, i portatori di handicap, i "diversi" in genere. Insomma ce ne sono e ce ne saranno milioni, tanti quanti sono state le vittime del nazi-fascismo. E se non vogliamo parlare di storia ce ne è uno attualissimo. La marmaglia nazi-fascista che ieri si è vista ad Albano Laziale.

I Castelli Romani nel loro insieme sono stati offesi, e non solo Albano che ha anche la sfortuna di "ospitare" la comunità lefreviana. E di ciò si spera che il Prefetto di Roma ne renda conto al Governo e agli italiani di fede antifascista. Una gestione a dir poco improvvida. Come improvvida si potrebbe definire l'opera di polizia che ha permesso a provocatori fascisti di venire a contatto con i manifestanti contro l'orrido funerale. Come è possibiole che le Forze dell'Ordine non presidiassero la strada da dove è venuto l'attacco correndo essa intorno al Convento? Già durante la lettura dei nomi dei 335 caduti c'era stata una provocazione bloccata dagli stessi manifestanti e dai Vigili Urbani senza che si vedesse un poliziotto o un carabiniere. Altra storia sono gli scontri avvenuti dopo, in tarda serata all'uscita del carro funebre. E se vogliamo essere coerenti fino in fondo, li capisco benissimo quei giovani, li comprendo, li apprezzo.

Eppure, tolto qualche momento di tensione, tutto era andato liscio. Gli antifascisti si sono comportati più che bene. A parte qualche calcio e sputo al carro funebre, che mi sembra il minimo sindacale che si potesse e dovesse fare, non sono apparsi strumenti atti ad offendere, in nessun senso. Eppure sarebbe bastata una mazzetta da muratore, rompere un vetro del carro funebre e sarebbe stata tutta un'altra storia. Ma non è successo perché la protesta era pacifica, democratica e in risposta ad un'offesa arrecataci dalla decisione del Prefetto di Roma. E fanno ridire i giornalistucoli di ogni dove che parlano di antagonisti di estrema sinistra. Scendessero in piazza a vedere le persone, a parlare con le persone e avrebbero visto cittadini di ogni età e di diverse tendenze perché l'antifascismo è un bene comune. Un bene di tutti coloro che hanno a cuore le sorti di questo Paese.

Mi fanno ridere i cattolicetti che invocano il perdono e la possibilità di un funerale. Come hanno ricordato autorevoli esponenti del mondo cattolico, il boia non si era pentito, anzi, fino all'ultimo ha ribadito le sue convinzioni negando l'Olocausto e dichiarandosi innocente.

Ma il prefetto Pecoraro ha pensato che ieri era l'anniversario del rastrellamento degli Ebri dal ghetto di Roma? Ha riflettuto che portare in giro il boia avrebbe dato comunque origine a manifestazioni di protesta? Sapeva, il prefetto, che i Castelli Romani hanno pagato un dazio non indifferente, come tutta l'Italia, alla malvagità, alla ferocia dei nazisti?

Priebke non deve rimanere sul suolo italiano, già dobbiamo pagare la vergogna di essere stati alleati con i nazisti e di essere stati, prima che vittime, complici, dobbiamo pagare la vergogna della fuga di Kappler, dobbiamo pagare la vergogna di aver avuto Priebke semilibero in virtù di quell'età che tante persone non hanno raggiunto. Sarebbe troppo, davvero troppo, correre il rischio che la sua tomba diventi luogo di pellegrinaggio dei nazifascisti di ritorno.

Eppure c'è chi tenta di scaricare la colpa sui cittadini giustamente indignati e non sulle autorità che hanno messo in piedi questo pastrocchio. Come se il fatto che Priebke sia vissuto a lungo, e semilibero occorre ricordarlo sempre, fosse colpa loro. Ieri è morto in carcere un uomo di 82 anni colpevole di omicidio, commesso all'età di 75, era  "era affetto da gravi patologie ed era anche stato colpito da ictus". Gli erano stati, due settimane fa, negati i domiciliari. Priebke è andato a spasso fino a che ha potuto in giro per Roma con tanto di scorta. E grazie alle autorità italiane l'ultimo giro se l'è fatto ai Castelli Romani.

2 commenti:

mod ha detto...

deve essere sepolto in maniera anonima.
non deve rimanere traccia di lui
ma solo il ricordo dei suoi delitti.

lo ho visto in tribunale. ero molto giovane.
era un uomo senza alcuna empatia. morto dentro.

love. mod

Ernest ha detto...

una tipica storia italiana... come dimenticare tutti i nazisti fatti scappare da amici dalle parti del vaticano, come dimenticare i fascisti che il giorno dopo la liberazione erano già posizionati nei loro posti di comando in qualche ufficio.