Pagine

mercoledì 23 ottobre 2013

L'invecchiamento di un libro, L'ombra del cerro

Ci sono dei libri che devono maturare come i frutti di un albero. Stanno lì, sulla libreria, in attesa che il loro futuro si compia - come già scritto qui.

L'ombra del cerro, di Silvia Di Natale, ha avuto bisogno di un invecchiamento di otto anni, chissà a quale liquore potrebbe essere paragonato. Eppure non ho rimpianti, per quanto è bello, di averlo lasciato lì a giacere e prendere polvere. Avvalendosi di ricerche storiche, fatte insieme con Marco Renzi per altro progetto, Silvia Di Natale ha messo su un romanzo ricco, ben scritto, scrupoloso nelle ricostruzioni e, quindi, piacevole da leggere.

Siamo nell'Appennino tosco-emiliano, nei boschi e nei borghi dove deve passare la Linea Gotica. E dove agiscono gruppi partigiani cresciuti spontaneamente, senza le idee chiare ma fermamente convinti di ostacolare la costruzione dell'ultima linea di difesa dei nazifascisti. E questi giovani, mischiando sacro e profano, grandi idee e desideri giovanili, vita privata e guerra al nemico danno vita ad un'epopea mai sufficientemente cantata, mai fatta studiare con dovizia di particolari a scuola.

L'Otto settembre è passato da poco, i giovani- e meno giovani- che sono riusciti a fuggire, o a evitare l'arruolamento forzato nella Rsi, si nascondono ma non sono soddisfatti. Non si può attendere che la guerra finisca senza fare nulla. E senza armi, senza guida e con le idee confuse mettono in gioco la loro vita per accelerare la caduta del nazismo. Si inventano guerriglieri e guerrieri per liberare l'Italia.

Belle sono le figure femminili del romanzo come belle furono le figure della Resistenza. Un assaggio l'abbiamo già dalla copertina che immortala una vera partigiana che poi ritroviamo in uno dei personaggi del libro.  Tutti sono veri, come dice la stessa autrice, ogni attore del romanzo è un misto di vita, di sentimenti e di azioni delle persone citate, con nome e cognome, alla fine del libro. E' un compendio delle figure resistenziali a cui, per chi conosce l'argomento, siamo abituati. Non manca, non può mancare, il prete che appoggia la lotta, l'italiano di religione ebraica nella tana del nemico, il vigliacco, il traditore, la spia, il ricco, il povero.

E non può mancare l'amore sullo sfondo di una guerra terribile fatta anche di ferocia gratuita. C'è una costante nei libri che hanno come argomento l'Otto settembre e i mesi successivi dove regnava l'incertezza e la confusione. La Speranza di un futuro migliore, quella che oggi sembra non ci sia più. 

1 commento:

Ernest ha detto...

Gap hai decisamente ragione, ci sono libri che compriamo e che rimangono li fermi per molto tempo.
Poi ognuno di noi viene attirato al momento giusto...