Pagine

mercoledì 11 settembre 2013

Supermercati



Questo pezzo è stato fermo per un po' di tempo. Penso sia ancora proponibile.

Il parcheggio all’aperto, in parte ombreggiato, ha dei posti vuoti anche se non mancano le macchine parcheggiate dove non potrebbero. Quello sotterraneo è quasi vuoto eppure le ferie sono finite. Nella rastrelliera ci sono carrelli in abbondanza. La donna di colore con il suo carrello pieno di mercanzia (verrebbe da dire inutile) è lì seduta che sorride speranzosa di vendere, ricevere, finita la spesa, qualcosa o l’euro del carrello. Al piano superiore rimane uno solo dei giovani che svolgono lo stesso lavoro della signora del garage, aiutare a mettere via la spesa, fino a poco tempo fa erano tre al punto che i clienti si lamentavano. Ora è lì anche lui, sorride, anche lui speranzoso. L’amico marocchino, con il suo banco è un altro punto fermo. Salvo i mesi che torna dalla famiglia, è sempre presente con la sua merce varia, quasi tutta cinese, dall’abbigliamento ai copriruote, alle catene per neve in inverno o i parasole d’estate, alle borse e le cinte da uomo.
Pur essendo metà mattina, alle casse, sulla destra, non c’è fila, ne è aperta solo una. A sinistra, poggiata alla vetrata, la lunga scaffalatura con i libri di testo precedentemente ordinati e che si hanno con lo sconto. Molti sono già venuti a ritirarli, d’altronde la riapertura delle scuole è prossima. Passati i tornelli, al banco del pesce fresco c’è una sola signora in fila, due filetti di merluzzo, pochi euro e va via, nel frattempo una coppia, sulla sessantina, si avvicina e senza prendere il numeretto per la fila, non ce ne è bisogno, ha iniziato ad ordinare. Cambiando la prospettiva il panorama è assolutamente diverso, è una cosa banale a dirsi ma entrare in un grande magazzino non per comperare ma per vedere gli altri che comperano è un esercizio per gli occhi e per la mente. Cozze, vongole e pesce vario. O hanno una cena con invitati o congelano per il prosieguo del mese. Visto l’abbigliamento, l’atteggiamento, è più probabile la cena con ospiti a base di pesce.
Cosa che sicuramente non farà la signora, ancora abbastanza giovane ma con il peso degli anni e dei sacrifici impressi nel volto e nel corpo appesantito, che studia con attenzione le offerte di frutta e verdura. Pesche, meloni bianchi, banane tutto a 98 centesimi al chilo. Le banane a vederle non ispirano, perlomeno oggi, un po’ troppo mature mentre i meloni bianchi di Libera sembrano sodi e ben conservati. La signora propende per le pesche e le banane che sceglie con cura. Non è la sola che si attarda a studiare le offerte e a usufruirne. Donne e uomini di ogni età si avvicendano davanti alla frutta scontata per farne scorta. C’è chi cammina con il depliant delle occasioni aperto sul carrello e segue il percorso non in base ad una ipotetica lista della spesa ma in base a ciò che costa meno. Anche se non a un euro, la verdura più approcciata è sempre e comunque quella in offerta.
La stessa cosa accade al banco del fresco. Lì dove c’erano, una volta, due o tre addetti ora ne basta uno. Un po’ per la scelta aziendale di preparare e confezionare formaggi e salumi di giorno in giorno (scelta che non viene incontro all’esigenza di evitare incarti superflui a base di plastica, contenitore e pellicola) un po’ per effettivo calo di clienti. Lì dove si facevano anche i quarti d’ora di fila ora uno se la spiccia in pochi minuti. Chi è davanti al banco alza gli occhi per leggere i cartelli di cosa costa meno e ordina “Due etti di prosciutto in offerta”. Poco importa se è dolce, di montagna, locale o straniero, di marca o no. Costa poco e tanto basta. Così come il formaggio o il prosciutto cotto. Sempre meno si sente la frase “Senza polifosfati” sempre più, per qualsiasi cosa si ordina vale “Quello in offerta”. Resistono ancora persone che, come al banco del pesce, scelgono in base al gusto e alla disponibilità finanziaria, ma è un numero esiguo. O forse era così anche prima solo che non avevamo occhi sufficientemente aperti per accorgercene?
E poi è la quantità che sconcerta. Se al reparto frutta e verdura, scontata, in un certo senso si abbonda, al banco del fresco no, in maniera drastica. Due etti di quello o di quell’altro, pochi i clienti che ordinano “due etti di quello e due di quell’altro” e capisci il valore della congiunzione, del sommare un prodotto ad un altro prodotto. Ed è tutto uno scegliere prodotti in offerta, dal chilo di pasta o di riso ad un euro, il tonno, l’olio senza preoccuparsi se italiano, mediterraneo, con che procedimento di spremitura e, comunque, con un ritorno dell’olio d’oliva ignorando l’extravergine.
Le buste delle offerte, in questo supermercato, si riconoscono dal colore giallo e dall’euro in bella vista. Vanno via che è un piacere. La pasta l’abbiamo assaggiata, tutto sommato non è male, basta stare attenti ai tempi di cottura.
Sembra, insomma, di camminare in un discount più buono, in un discount da “ricchi” tanta è la proposta di merce scontata. Anche la carne fresca o già lavorata, sia quella a marchio del supermercato sia quella di altre marche. Per non parlare dei vini. E’ quasi più ampia la scelta tra le offerte che quelli a prezzo non scontato. Basta essere non troppo esigenti.
E’comunque tutto un leggere di etichette e di date di scadenza in ogni reparto.
Lo scaffale dei prodotti in scatola a marchio del supermercato, sempre il mitico euro e anche meno, sono  saccheggiati. Fagioli, ceci, lenticchie si volatilizzano, sembrano sparire per rimaterializzarsi nelle dispense delle case.
A ben vedere non si può attribuire alle solite classi sociali ben individualizzabili l’acquisto delle offerte. Dividiamo in due tipi le promozioni. Alla prima categoria ci iscriviamo le offerte “normali”, gli sconti, e di questi ne usufruiscono tutti o quasi. Ma è la seconda categoria che “preoccupa”. Il tutto ad un euro. Nei carrelli, fermi in coda alle casse, ora aperte ce ne sono due, c’è poca roba e in tutti, dico tutti, c’è almeno un prodotto iper-scontato. Spesa al risparmio, come quantità, costo e, di conseguenza, qualità di ciò che si mette in tavola. La spesa fatta con la lista degli sconti e del necessario, tot e non più, basta superfluo ma solo, per molti, l’indispensabile. Una contraddizione non da poco. Il grande magazzino, il luogo dell’abbondanza, il posto dove si entra per comperare 1 e si esce dopo aver comperato 10 che diventa il luogo per comperare 1 ma spendendo meno.
Si va via, non più con i carrelli colmi ma solo con una o due buste a mano, si svicola dal giovane immigrato che si offre di aiutare a portare la spesa fino alla macchina e si va via in attesa di domani per ripetere il rito della spesa al risparmio. Non manca chi dà lo stesso quel che può non dimenticando che c’è sempre chi sta peggio.
Concludiamo il nostro viaggio nella spesa degli italiani passando davanti ad un altro supermercato, nuovo, con un ampio parcheggio all’aperto. Anche qui poche macchine, un parcheggio quasi desolatamente vuoto.

2 commenti:

Bastian Cuntrari ha detto...

Ho letto ripassando le scene con i tuoi occhi.
E ho visto qualcosa che avevo soltanto guardato.
Come sempre, capo, i miei sonnolenti e pigri neuroni ti ringraziano.

@enio ha detto...

il mondo è fatto a scale purtroppo e in questo momento "noi" stiamo scendendo a caccia degli sconti nei vari supermercati per arrivare a fine mese... sono scomparsi anche i cercatori di monetine davanti agli Iper