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domenica 8 settembre 2013

Portatori di handicap, suore e turbamenti. Io ateo e mangiapreti difendo Suor Edda


Anni fa, tanti, quando le Feste de l’Unità ancora si chiamavano così, si andava in vacanza in Toscana, nel grossetano per la precisione. E tutte le sere si andava a cena nel cortile della Casa del Popolo dove c’erano gli stands, la mitica pesca e i tavoli dove si cenava con tortelli fatti in casa, caciucco, salsicce e patatine fritte. Vicino a noi capitava spesso una famiglia con una bambina, buona, tranquilla ma che immancabilmente, tutte le sere, ad una certa ora iniziava a dire di voler andar via. Senza che se ne capisse il motivo. Di tempo, come dicevo, ne è passato molto e quindi non saprei dire quando scoprimmo il motivo del turbamento della piccola, se dopo pochi giorni o qualche anno, visto che abbiamo continuato a frequentare il posto con una certa regolarità.
Tutte le sere, diciamo dopo cena, quando già la musica si spandeva nell’aere, arrivava una famigliola con un figlio handicappato su una carrozzella. Era quello il motivo del turbamento della bambina, nulla di più e nulla di meno. E, parlando con i genitori, non c’era motivo alcuno che giustificasse il turbamento. Era solo un problema della piccola, della sua sensibilità.
Il fatto mi è tornato alla mente in questi giorni con la polemica che si è scatenata perché una suora del convento di Casamicciola, Ischia, ha avuto l’accortezza, sì, l’accortezza di avvertire i genitori dei bimbi della scuola che il giorno dopo ci sarebbe stata una festa per portatori di handicap anche adulti e anche gravi e consigliava di non portare i bambini per evitare che si turbassero.
Tutti si sono scatenati a condannare la suora, Suor Edda, accusando il convento intero, dimenticando la cinquantennale attività della scuola, di scarsa sensibilità, discriminazione e altro ancora. Manca solo che alle suore venga imputata la colpa della crisi in Siria.
Io le difendo, capisco l’intimo motivo per cui lo hanno fatto e le ringrazio per il coraggio che hanno avuto. L’unico consiglio che mi sento di dare alle suore è di scrivere un po’ meglio l’avviso. D’altronde alle suore si chiede di pregare, assistere, insegnare e magari non hanno frequentato corsi di comunicazione.

6 commenti:

Luz ha detto...

io sono d'accordo!

silvano ha detto...

Bravo, sono d'accordo con te. In modo molto più superficiale ne ho parlato anch'io e mi fa piacere da ateo trovarne un altro che non sia aprioristicamente ideologico.
ciao, silvano.

Bastian Cuntrari ha detto...

Rispondo solo ora perché ho dovuto pensarci su e, no, non sono d'accordo.

Quel giorno l'istituto avrebbe ospitato una festa per portatori di handicap, gli stessi che i bambini avrebbero potuto incontrare fuori dell'ambito scolastico. Gli stessi che, nel corso degli anni, incontreranno ancora e ancora.

Non credo che "nascondere" ai bambini queste realtà - perché di questo si tratta - sia molto educativo. Allora cosa?
Gli handicappati dovrebbero fare "gruppo a sè"? Fuori dai giardinetti bisognerebbe mettere avvisi come quelli che precedono i telefilm "forti" del tipo POTRESTE INCROCIARE PERSONE CON HANDICAP: SE NE CONSIGLIA LA VISIONE SOLO AD UN PUBBLICO ADULTO"?

Quando ero piccola il babau che avrebbe dovuto mettermi in riga era "l'uomo nero" e - non so perché - io non lo immaginavo come uno spilungone secco, incartapecorito e "vestito di nero", ma un uomo "di colore". E mi faceva paura.
Quando mia madre si rese conto del mio fraintendimento mi lesse "La capanna dello zio Tom".
Peggio per lei, perché niente più mi faceva paura. Ma meglio per me, perché ho scoperto che certe "paurose diversità" non sono "diversità", ma "normalità".
E di certo, non debbono essere paurose.

Faccio un'ipotesi: cosa accadrebbe se uno dei bimbi tenuti fuori dalla festa fosse così sventurato da vedersi arrivare un fratellino o una sorellina con handicap?
I genitori lo isolerebbero per non "turbarlo" o si adopererebbero per fargli capire che si tratta solo di una malattia - grave, certo - ma come il raffreddore o il morbillo?

silvano ha detto...

@BC: qui nessuno sostiene che la cosa sia semplice, e nessuno ha la verità in tasca.

In primis trovo sgangherati gli attacchi (non sto parlando di te) fatti su un'immagine pubblicata sul web fuori dalla complessità di un contesto. Vergognoso e qaulunquista l'attacco fatto a quelle suore.

Poi se entriamo nella complessità della situazione, la cosa diventa difficile e le certezze cominciano a franare. In ogni caso ci sta la decisione che hanno preso le suore, perchè se da un lato anche la tua posizione non è peregrina, di certo non lo è l'opposta.

Non si tratta qui di nascondere chissà che a dei bambini, ma forse bisognerebbe cercare di mediare la cosa. Nascosto tra gli altri, vi è anche il fenomeno "circo", che cioè quei disabili vengano esibiti in base ad una concezione della realtà semplicistica e "buonista". Non è vero che non possano urtare ed il problema non si risolve negando la realtà.
Uno dei problemi reali è che quando dei bambini "normodotati" interagiscono con bambini handicappati molto spesso li vedono attraverso i filtri degli adulti percependo le ansie e le preoccupazioni di questi, certo sarebbbe più semplice e naturale e se potessero interagire in piena naturalezza senza schemi mentali di altri.
Questo nel caso di specie non era dato. L'effetto circo (negato e buonista) era dietro l'angolo, o almeno così hanno reputato le religiose. Hanno sbagliato? Forse, certo c'è malafede e superficialità del web nell'emettere condanne, incidentalmente sempre e comunque demagogiche.

Bastian Cuntrari ha detto...

@Silvano: intanto, grazie per la replica.
"...quando dei bambini "normodotati" interagiscono con bambini handicappati molto spesso li vedono attraverso i filtri degli adulti percependo le ansie e le preoccupazioni di questi".
Allora sono i genitori da "educare!

Sono d'accordo con te quando affermi che entrambe le "posizioni" (la mia da una parte, e quella delle suore, la tua, di Gap e Luz dall'altra) di questo scambio di opinioni non sono peregrine.
E penso sia giusto che ognuno abbia la propria.

silvano ha detto...

@BC: hai mai visto i bambini all'asilo o alla scuola elementare farsi un qualche problema con compagni di colore? Zero. Loro il colore non lo vedono. Il colore/problema come hai ben detto lo vedono i genitori, e lo vediamo noi adulti in genere. Quanto alle suore e quell'infelice biglietto, consiglierei alla curia di stanziare quattro soldi in un corso di comunicazione, che le apparenze si notano e contano. ;)