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lunedì 16 settembre 2013

Arrancava su per la salita con gli occhi che gli bruciavano per il sudore. Pur spingendo sui pedali come uno schiavo ai remi nelle galere romane, sembrava che fosse fermo sempre nello stesso posto. Ma che cosa gli era passato per la mente di andare in bicicletta su per la collina senza il minimo allenamento. La strada era deserta, ondeggiava da destra a sinistra e ritorno, i muscoli duri, la bocca aperta, la gola che bruciava, il sole che picchiava ma spingeva ancora. Il panorama sarebbe stato bellissimo se solo ne avesse avuto sentore. Vedeva solo l'antracite del manto stradale e il verde dell'erba del ciglio della strada. Finché non vide una macchia di colore. Sulla destra, nella piccola cunetta, con l'erba più bassa che ricresceva. Aveva trovato la scusa per fermarsi e venire meno ai suoi sempre meno saldi intendimenti di raggiungere la cima.
Scese dalla bici e si avvicinò. Bastò un attimo per capire che stava guardando un corpo, di un uomo. Indubbiamente morto. A differenza di ciò che aveva letto spesso nei gialli, non gli venne da vomitare e non distolse gli occhi. Mentre lo guardava rifletteva sul da farsi. Innanzitutto chiamare la Polizia, poi attendere l'arrivo per rilasciare la deposizione. Insomma, una bella rottura di coglioni. Ma non poteva far altro. Si chinò sulla bici e aprì il piccolo porta oggetti per prendere il cellulare. A parte i campi che vedeva in lontananza altri non ce ne erano, quindi il telefono era muto ed inutilizzabile. L'unica soluzione era risalire sulla bicicletta e scendere al paese per avvertire le Forze dell'Ordine. Però, pensò, se vado subito in paese non avrò più la possibilità di avvicinarmi e di curiosare un po'.
Si allontanò di un centinaio di metri e raccolse un ramo secco, tornò sui suoi passi e con quello iniziò a scostare l'erba avendo l'accortezza di non piegarla. Con la sinistra stringeva il cellulare dove registrava la descrizione di ciò che vedeva. Passò un buon quarto d'ora a farsi i cazzi degli altri e a giocare al piccolo investigatore, fece anche qualche foto, le prime da quando aveva il telefonino. Risalì in bici e scese alla caserma. In paese non c'era la Polizia ma i Carabinieri. Suonò e prima di poter entrare dovette spiegare, parlando al citofono, al piantone che era lì per denunciare il ritrovamento di un corpo. Venne accolto dal Maresciallo che lo fece accomodare nel suo ufficio insieme con un carabiniere che si mise al computer. La sua denuncia suonò più o meno così.
Stamattina, verso le 10,30, mentre andavo in bicicletta su Monte Secco, quasi arrivato in cima, mi sono fermato perché stremato dalla fatica, dal caldo e dalla curiosità per aver visto ai margini della strada un pacco colorato. Quando mi sono avvicinato mi sono accorto che il pacco era il cadavere di un uomo. Sono rimasto sul ciglio della strada per non inquinare la scena del crimine (il carabiniere, su indicazione del Maresciallo, non scrisse sul verbale la spiegazione su l'uso di termini polizieschi). Non ho avuto dubbi sul fatto che fosse morto perché l'erba, pur più bassa di quella circostante, sta già ricoprendo il cadavere e quando mi sono avvicinato si sono alzate in volo numerose mosche, per non parlare della puzza. Si trova sul lato destro della strada, riconoscerete il posto perché ho piantato un ramo secco, raccolto lontano dal luogo del ritrovamento, a un paio di metri di distanza. Non ho incontrato nessuno né all'andata né al ritorno. No, non avevo il cellulare, non è mia abitudine portarmelo dietro quando vado in bici.
Terminata la denuncia il suo unico desiderio era di andare a casa per farsi una doccia e far sparire il cellulare, ma il Maresciallo gli concesse solo, mentre loro si preparavano per andare sul luogo del crimine, di potersi cambiare. Salì in bicicletta e dopo pochi minuti era casa, scaricò tutto sul computer e fece sparire dalla memoria del cellulare le tracce della registrazione, delle foto e si cambiò. Giusto in tempo per l'arrivo dei caramba, salì sulla Gazzella con due militi, il Maresciallo era andato avanti.

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