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giovedì 29 agosto 2013

L'ultima goccia di limone


Sono ormai almeno 5 anni che siamo stretti nella morsa della crisi, prima negata, poi sottovalutata e, infine, esplosa in tutta la sua virulenza e che ha portato il Paese, vuoi per la crisi stessa vuoi per le misure per fronteggiarla che sono state prese, verso un impoverimento quasi generale. Inutile fare il riassunto dei danni subiti dagli italiani in questi anni. Basiamoci su alcuni dati di fatto.

I disoccupati sono aumentati, in linea generale senza fare distinzione di età (non è l’aspetto statistico che ci interessa ora), i pensionati al minimo, poveri per definizione, hanno visto la loro situazione peggiorare ulteriormente, come anche i pensionati con un reddito medio. Il mercato del lavoro è fermo, molte categorie sono senza contratto, alcune subiscono tagli e decurtazioni anche sui contratti in vigore per non parlare dei mancati aumenti già concordati, per non parlare di industriali piccoli e grandi, a dir poco senza scrupoli, che chiudono per portare all’estero le loro produzioni. 

Nello stesso tempo, a fronte della diminuzione del potere d’acquisto dei salari, siano essi pieni o ridotti al contributo della Cig, le tariffe, per fare un esempio salgono, (e nei rari casi in cui scendono lo fanno in maniera ininfluente) con ulteriore aggravi sull’economia giornaliera. Gli italiani, mi resta difficile utilizzare il termine famiglie perché lo trovo restrittivo, sono alle prese con il problema del far quadrare il pranzo con la cena. E non è un’esagerazione, come tutti sappiamo.

E’ sufficiente fare un giro per i supermercati, i discount o i mercatini rionali e porre l’attenzione sui carrelli della spesa. Questi sono sempre più vuoti e quel che c’è sono i prodotti in offerta e di scarsa qualità e conseguente minor prezzo. Per quel che riguarda i mercatini aumentano sempre più le persone che ci vanno in orario di chiusura o che addirittura rovistano tra i prodotti che vengono lasciati perché invendibili. Insomma, il calo delle vendite di prodotti di prima necessità è sotto gli occhi di tutti, basta averli aperti. L’Italia è un paese povero. E che, comunque, mantiene ancora un tenore di vita superiore alle sue possibilità.

Le grandi catene di distribuzione hanno da qualche anno, occorre dirlo, scelto di offrire prodotti a un costo non superiore ad un euro al chilo per la frutta e la verdura e altri prodotti confezionati. Ma nello stesso tempo gli agricoltori si lamentano dell’esiguo compenso del loro lavoro per produrre questi beni di prima necessità. La domanda che viene spontanea è come si conciliano le due cose.
Dando per scontato che le grandi catene non fanno beneficenza ma mirano, devono mirare, al profitto quanto hanno guadagnato finora? Perché è chiaro che pur vendendo prodotti ad un euro il loro margine di guadagno c’è comunque. Forse ridotto o, più probabile, riducendo ancora di più il costo all’origine penalizzando i produttori, in special modo i piccoli che non possono far conto sulla grande quantità di produzione.

Ciò che manca è una politica di controllo sui prezzi, manca un intervento dello Stato che miri a garantire un prezzo equo ai beni di prima necessità, siano essi beni commestibili o benzina, luce, gas, acqua. Manca la presenza dello Stato nel controllo delle banche che sempre più di rado concedono prestiti, mutui che sono, invece, necessari in questo momento per sopravvivere o far vivere gli italiani e le loro imprese. Abbondano invece aziende private che concedono prestiti. E lo fanno pubblicizzandosi sui giornali popolari, inviando a casa depliant illustrativi dove magnificano le loro condizioni che a ben vedere sono al limite dell’usura. Ho sotto gli occhi una “magnifica offerta”, 5.000€ in 120 rate (10 anni!) per un totale a fine restituzione di 7.320€, quasi il 50% in più della somma originaria. Insomma, stiamo consegnando l’Italia agli speculatori di ogni risma.

Invece abbiamo uno Stato presente e capace di spremere quello che è già stato spremuto, sia mai che fosse scappata una goccia! Parecchi problemi ce li siamo creati con l’abolizione dell’Ici a cui gli italiani si erano ormai rassegnati, abolizione voluta da Berlusconi ai soli fini elettorali fregandosene egli delle sorti degli italiani per poi inventarsi l’Imu prontamente adottata dal bocconiano Monti. Sempre per fini elettorali, con la complicità, non si può chiamare in altro modo, del Pd ora aboliscono l’Imu indiscriminatamente per tutti per inventarsi una nuova tassa che ricadrà principalmente sugli inquilini salvaguardando, come al solito, i grandi patrimoni.

E qui si dovrebbe parlare di sinistra, destra, equità e altre cose ormai sconosciute nel nostro Paese. Parlare di progettualità politica sparita nel nulla, senso dello Stato che forse non abbiamo mai avuto, e, principalmente do onestà.

3 commenti:

il monticiano ha detto...

...e se il Comune di Roma come altri Comuni non avrà da incassare nulla a causa della cancellazione dell'IMU che dovrà fare altri tagli ai servizi socio sanitari tipo assistenza domiciliare agli ultraottantenni???
Gap puoi iniziare a raccogliere fondi per quel monumento.

Cri ha detto...

Come la marea, lo Stato si ritrae. E sottrae.

Sandra M. ha detto...

La marea è in agguato ed è parecchio maleodorante.