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sabato 27 luglio 2013

Pensioni, Corte Costituzionale e morti di fame

Senza farla tanto lunga. La Corte Costituzionale ha stabilito che il prelievo sulle pensioni superiori ai 90.000 euro non può essere attuato perché in contrasto con gli articoli 3 e 53 della Costituzione. Bene. Se lo dice la Costituzione nulla da eccepire. La Carta non è una copertina da tirare come ci pare e piace.

Però, questo maledetto però che non manca mai, mi chiedo: dalla mia pensione, a memoria, sono state tolti 133 euro al mese pari a 1.596 euro annui, 1729 se calcoliamo anche la tredicesima. A ciò va aggiunta la mancata rivalutazione della parte eccedente i 1.250 euro mensili. In questo caso la perdita non è eccessiva. Ma, come diceva Totò, è la somma che fa il totale.

Ora, se per i più abbienti è valida la sentenza della Corte Costituzionale, per coloro che stanno (o stavano) benino come me, per non parlare della moltitudine che sta con le pezze al culo, visto che la maggioranza prende pensioni inferiori ai mille euro, non si può fare proprio niente?



 Qualcuno si rende conto che se la maggioranza non compra l'economia non potrà mai riprendersi?

2 commenti:

il monticiano ha detto...

Hai toccato un tasto di quelli piuttosto dolenti.
Se incontri qualcuno della casta prendilo a calci anche a nome mio.

Cri ha detto...

Gap, tu sai bene che la Corte non poteva che decidere così, vincolata dai (benedetti) principi fondamentali della Carta. Lo schifo l'ha fatto il governo, facendo finta di adottare un provvedimento virtuoso che sapeva perfettamente, per come era stato congegnato, sarebbe stato cassato perché incostituzionale.