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giovedì 25 luglio 2013

L'italiano tipo



Capita che un furgone vada a fuoco. E può succedere che il fuoco si propaghi alle macchine vicine, come è naturale che esse lambiscano il palazzo sotto cui sono parcheggiate. E’ una cosa forse non frequente ma che può capitare ovunque, in qualsiasi paese, regione o nazione. E’ bastato l’intervento dei Pompieri e tutto è tornato a posto.

Può succedere che il giorno dopo un furgone, guidato da un italiano, investa una povera donna e l’ammazzi in maniera brutale. La stampa è piena, purtroppo di questi eventi.
Già fare una liaison tra i due avvenimenti è difficile ma partire dal fatto che il furgone che ha preso fuoco, passando per la povera signora, stesse scaricando frutta e verdura ad un negozio gestito da stranieri il passo è lungo, troppo lungo.

Immigrati italiani a Ellis Island (New York)
Arrivare a dire che ci si sente stranieri in Patria, a dire che non si può uscire la sera, che sono tutti uguali, che tutti bevono, che tutti delinquono, che non si vorrebbe fare uscire i figli di casa mi sembra francamente esagerato in ogni caso, figurarsi partendo da un corto circuito di un furgone che ha procurato un corto circuito nel cervello delle persone che commentavano i fatti.

E qualcuno si azzarda a dire che i buoni e i cattivi ci sono da tutte le parti ma viene controbattuto da un “Sembrano bravi (gli immigrati) ma sotto sotto sono tutti uguali”.

Ecco bravo, tu sì che hai capito tutto della vita. Inutile spiegarti un po’ di storia patria, dell’emigrazione di cui siamo stati campioni, dell’esportazione della mafia (probabilmente ti sei visto anche i Sopranos ma non ci hai capito una sega). Bravo, sei il perfetto campione italiano.

3 commenti:

stefanover ha detto...

condivido.
questo cinismo.
questo bukowskismo.
mi ammorbano.

sono tutti uguali...
che ci vuoi fare siamo tutti cornuti...
la paglia vicino al fuoco brucia...
la carne è debole...

che squallore.

silvano ha detto...

Bukowshianamente, mi verrebbe da dire "Mi faccio un doppio six pack, metto la quinta di Mahler e mando a catafottersi tutti".

N.D.R. il catafottersi è quel che si dice un prestito linguistico.

:-P

Cri ha detto...

Io ce l'ho nella scrivania di fronte in ufficio una così. Una che passa la giornata a vomitare livore e rancore verso l'Italia; una che si crede comunista e adesso sta schiumando invettive contro Marino, reo di aver ipotizzato di mandare i rom alla Rustica, dove abita sua madre (perché lei non è razzista, figuriamoci! Lei sta con Emergency, si batte per i palestinesi e contro la stampa schifosa che occulta il genocidio siriano, ma i rom, si sa...) La quale tizia, per non smentirsi, dopo aver recitato la solita litania "me ne vado dall'Italia, mi fa schifo la casta, mi fa schifo lo zozzo, mi fa schifo l'inciviltà" è la prima a mettersi a novanta gradi coi potenti di mezza tacca che impestano la Regione, adoperando la sua autorità di funzionario, invece che per il ripristino della legalità, per l'ideazione di sempre nuovi cavilli normativi atti a non dar fastidio al manovratore... Ecco, io davanti alla sconcezza di una così non provo l'impulso di dire "me ne vado dall'Italia", ma di far voti perché davvero, quanto prima, se ne vada lei e mi si tolga da mezzo i coglioni.