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domenica 7 luglio 2013

La dignità di chiedere l'elemosina

Uscire la domenica mattina per andare a prendere il caffè e il giornale (l'Unità, sono un inguaribile romantico) e mentre ti accendi l'immancabile sigaretta, dopo aver bevuto il caffè, e stai per aprire il giornale senti una voce che ti dice: "Mi faresti l'elemosina? Io chiamo le cose come sono". E non era una zingara, una barbona, ma una persona del paese che vedo tutti i giorni. Purtroppo, per abitudine esco quasi sempre senza soldi in tasca, avevo solo cinquanta centesimi e glieli ho dati.

Non posso fare a meno di pensare a quante persone sono in difficoltà di questi tempi. E non posso fare a meno di pensare a tutti quelli che chiudono non un occhio ma tutti e due. Nell'archivio di questo blog giace, mai pubblicato, un post su una persona e sulle sue difficoltà economiche. Mai pubblicato perché poteva essere scambiato per un puro esercizio pseudo-letterario fatto sulla pelle di chi soffre.

D'altronde casi ben più drammatici ce li propone la cronaca, ma volgere lo sguardo a chi ci è vicino e soffre non è poi cosa tanto difficile. Basta un poco di volontà e sapersi guardare allo specchio. La dignità della persona che oggi ha avuto il coraggio di chiedere l'elemosina, chiamando con il vero nome ciò che altri chiamano aiutino o che tendono una mano a volte timida, a volte spavalda, è anche una resa di fronte ad una società chiusa verso gli altri, chiusa verso chi non ha i mezzi, anche culturali, per reagire. Chiedere l'elemosina è, forse, l'ultimo sussulto di dignità.

7 commenti:

Minerva ha detto...

Concordo sulla dignità di chiederla, ma non sul fatto di darla, anzi: questo stato, questo sistema violento e nefando, va proprio avanti grazie al fatto che la società - di fronte all'emergenza - salva la vita ai propri membri NONOSTANTE il menefreghismo e anzi il sopruso dello stato, che invece si dovrebbe occupare di fare proprio quello. Quindi ogni persona aiutata ha lì di converso un politico nascosto che ride, e gode per la presa per i fondelli così ben riuscita di noi cittadini. Perciò no: nessuna elemosina. Piuttosto forconi ed esplosivi - ma sul serio, dannazione! - e far saltare questa dittatura legittimata da una falsa parvenza di democrazia in modo tale che non si sussistano più queste condizioni di schiavitù e violenza legalizzata che poi un povero cristo per strada non ce la faccia a sopravvivere se non chiedendo l'elemosina.

Martina Di Renzo ha detto...

davanti a queste parole, ti mando un abbraccio.

Gap ha detto...

Minerva, mi fa piacere che tu sia tornata su questi lidi.
Tu dici "Piuttosto forconi ed esplosivi ", ma sei convinta che gli italiani siano disposti a questi sacrifici o non si rintanerebbero ancora di più a salvaguardare l'orticello?

Minerva ha detto...

Sono tornata in questo tuo spazio perché sono tornata in generale (vivo periodi di lavoro intenso e altri in cui ancora ho tempo/voglia di leggere e cerco di recuperare pure i post perduti). Hai ragione, purtroppo, gli italiani sono "atoni", come dice un mio amico rispetto ormai alla mancanza di reattività che c'è qui. E' stato l'effetto-rana con acqua fredda, poi tiepida, poi calda :-( Non che se ci fosse tal reazione si otterrebbe chissà cosa, poi, secondo me: la situazione è così complessa che le strategie devono essere altre, rovesciare chi governa non basta più (anche se comunque sarebbe una bella cosa): non cambierebbe comunque le cose.
Però ti propongo anche un'altra considerazione: il "coltivare l'orticello" in senso positivo, ovvero trovare le risorse/strategie per una reale autarchia e di lì mettere una serie di 'no' a protezione di sé (un 'sé' che può anche essere collettivo, ovvero un 'noi', eh?) non potrebbe essere un'altra soluzione per far cadere questo stato di cose? (ma non mi chiede quali risorse/strategie - ci sto ancora lavorando su e non prevedo di risolvere il problema a breve...).

Gap ha detto...

Minerva, è il noi che manca (o forse è sempre mancato) nella nostra cultura. Non abbiamo neanche quello cattolico, per non dire cristiano, che pure dovremmo avere non fosse altro che per condizionamento culturale-religioso millenario.

Minerva ha detto...

Hai ragione anche su questo, e non è l'unica cosa che ci manca. Sigh :-(

Lola ha detto...

Mentre tu scrivevi questo, io e Ale eravamo dal Cicciarolo per la cena di ben rientrati. Eravamo fuori. Arriva un tipo a chiedere l'elemosina. Poi guarda il cesto del pane e mi chiede quello.
Avrei voluto sparire.
Perché non credevo che mai nessuno mi avrebbe chiesto il pane così.
Boh, non so nemmeno come spiegarlo, ma è stata una sensazione di totale sconfitta.