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lunedì 10 giugno 2013

Ingenua invettiva economica

Eppure qualcosa non quadra. Oddio, sarebbero molte le cose che non quadrano, ma limitiamoci a prenderne in considerazione solo alcune.
Checché ne abbia sempre detto l'ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi, la crisi ci attanaglia dal 2008 e non dal 2011 quando è stato fatto dimettere. Sono quindi cinque anni che subiamo le cause degli altrui malestri. Cinque duri anni fatti di sacrifici e rinunce, sotto la minaccia continua di fare la fine della Grecia, ridotta alla fame dalla miopia economica e politica di finanzieri e politici dell'universo mondo. Quando anche il più incolto in materia economica paventava che la crisi greca non si risolveva affamando un popolo, gli espertoni tartassavano, spremevano, licenziavano i poveri ellenici. Quando si diceva, in riferimento alla Germania della Merkel che di rigore si muore e che prima o poi sarebbe toccato a loro, gli ingenui venivano derisi e sbeffeggiati. Ora che il Pil tedesco scende perché più nessuno compra niente si pensa che forse si è esagerato. Quando si scopre che il rigore era ed è basato su un'equazione sbagliata nessuno viene fucilato sulla pubblica piazza come colpevole delle centinaia (migliaia?) di morti per incidenti, per fame, per suicidio.
Ormai sono anni che sentiamo dire che l'Italia è sull'orlo del baratro, della rovina e della catastrofe. Ogni giorno ci vengono sciorinate tali e tante cifre di aziende che chiudono, di operai e impiegati licenziati,
che la voglia di suicidio di massa dovrebbe essere esponenziale ai numeri che ci vengono detti. Eppure l'Italia continua a stare in piedi, traballante, ma in piedi. Come un pugile suonato. Allora da dove viene la forza che ancora ci permette di non cadere? Nel nostro Paese salgono solo gli indici negativi, non è un gioco di parole e nemmeno un ossimoro, e scendono gli indici positivi, ma allora perché non crolliamo? Non sarà che il lavoro sommerso è più di quello che conosciamo? Non sarà che il lavoro nero la fa da padrone in Italia e nessuno se ne è accorto? O meglio, nessuno fa finta di accorgersene?
E poi, gli industriali piangono e pietiscono aiuti dallo Stato perché occorre far ripartire l'economia. Mi chiedo quali siano stati i loro sacrifici nell'affrontare la crisi. Quale il loro cruccio, se non quello di una notte, nel mandare via operai e impiegati e dirigenti. E quanti di loro si sono fatti e si fanno problemi a chiudere in Italia per aprire in altri posti dove il lavoro costa meno. E non costa meno per chissà quale motivo, costa meno perché in quei paesi non ci sono diritti, non ci sono norme a tutela del lavoro e dei lavoratori, non ci sono norme a tutele dell'ambiente, non ci sono norme e basta. L'Italia, patria del diritto, esporta lavoro senza diritti, cerca i posti dove si possa sfruttare meglio e con più rendimento. Peccato non riuscire ad esportare diritti dei lavoratori e dell'ambiente, peccato che così si vanifichi anche l'importanza di una sentenza storica come quella del processo di Torino contro i padroni dell'Eternit, peccato che si vanifichi il concetto di lavoro responsabile.
Taranto diventerà la prossima linea di discrimine. Perché le fabbriche si ammodernano, si rendono più sicure e nel contempo produttive. Non si chiudono, non si esportano, non si privano i propri connazionali del lavoro e del reddito. Industriali fate il vostro lavoro, create posti e reddito rispettando i diritti. Il facile guadagno, l'adorazione del "Dio dinero" come dice il Santo Padre, che probabilmente vorrete andare ad omaggiare ma che non capite, non faranno crescere il livello di benessere e non vi assolverà dai vostri peccati.

2 commenti:

Dumdumderum ha detto...

Nessuno - né industriali, né politici - ricordano la lezione dei loro omologhi del passato: se vuoi tutelare i TUOI interessi devi tutelare quelli dei cittadini e dei lavoratori. Massacrare le fasce basse in nome del profitto immediato alla fin fine si ritorce contro di loro: la gente non compra, l'industria non incassa, lo stato non incamera tasse. Punto.

Dumdumderum ha detto...

Oops, mi è scappato un anacoluto. "Nessuno - blablabla - ricorda".