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martedì 11 giugno 2013

E' tutta colpa delle rondini.

La luce ha vinto ancora una volta la sua battaglia quotidiana contro le tenebre. Piano piano invade la casa nonostante le persiane, le finestre, i mobili e tutto quello che si frappone. Il chiarore arriva fino alla camera da letto dove giaccio guardando il nero soffitto che mano a mano riprende col
ore. Sono le 5.30 del mattino. Il garrire delle rondini mi ha svegliato. Le immagino fare le loro evoluzioni nel cielo, nere con il piccolo petto bianco, in cerca di cibo per loro e i piccoli. E questi pensieri aprono il vaso di Pandora dei ricordi.
I nidi sotto il tetto e il loro andare e venire nella fase di costruzione, i gatti che le guardavano speranzosi e immancabilmente restavano delusi. Il profumo dei tigli, le lunghe interminabili partite di calcio sotto il sole su una strada in salita. Il preside dell'istituto Magistrale che teorizzava le strade in discesa. Lo zio basso, cattivo, arcigno che tagliava il pallone, anche ai suoi stessi figli. Il campo ripieno d'ortica dove sempre finiva il pallone e che nessuno voleva andare recuperare. I cento metri disputati, anch'essi in salita, sulla statale. I sandali dagli occhi, il convento dei cappuccini, il pane con acqua e zucchero o con il pomodoro spremuto. I fichi colti dalla pianta e mangiati caldi di sole. I primi approcci amorosi con un cozzar di denti e intrecciarsi di mani inesperte e bramose. Le partite di pallavolo uno contro uno, due contro uno, fino agli otto contro otto. La bicicletta che non ho avuto, i giochi della gioventù, l'hockey su prato. La prima volta in motorino, non mio, e la caduta dopo pochi metri. La prima poesia pubblicata sul giornale scolastico, il solito preside che non mi avrebbe voluto ammettere agli esami, la difesa della professoressa fascista e del prete che insegnava religione, la zia suora e il guardiano dei frati (Padre Angelico il suo nome) che mi impedisce di partecipare al presepe vivente (dove non si parlava) perché balbettavo per ripicca per le critiche alla chiesa. Il primo comizio, il secondo e poi più nulla per scelta e necessità. La rincorsa dell'autobus che mi porterà via dal paese.

6 commenti:

Martina Di Renzo ha detto...

:')
(è una lacrimuccia, ma di nostalgia per un tempo che non tornerà :) )

il Russo ha detto...

E comunque ti voglio bene.
Fanculo.

Sandra M. ha detto...

Incalzante ...in un crescendo poetico.

Cri ha detto...

Stanotte all'una invece io osservavo il volo instancabile dei gabbiani: una danza sfrenata, selvaggia, magnifica, in un cielo quasi chiaro, illuminato dalle luci abbaglianti del Palazzo Nuovo, in una Piazza del Campidoglio tornata di assoluta maestosa bellezza, già richiusa come pietra tombale sull'ultimo piccolo ennesimo scempio della sua storia secolare, a cui anche stavolta è sopravvissuta, come sempre, come se nulla fosse stato.

Ernest ha detto...

e io ti ringrazio, e ti rileggo perchè pezzi come questi sono poesia

Berica ha detto...

Le rondini sono una buona scusa... Grazie per i ricordi che hai evocato.