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sabato 25 maggio 2013

Il paese dei santini

In questo "assurdo bel paese" basta morire per diventare un santino, una di quelle immaginette che da bambini le nostre nonne ci facevano baciare come se avessero chissà quali poteri taumaturgici. Qualcuno aspira a diventare un santino anche da vivo, ma questo è un altro discorso.
Il 23 maggio è stato l'anniversario dell'attentato di Capaci dove la mafia uccise il giudice Falcone, la magistrata (perché non fu solo "la moglie del giudice Falcone") Francesca Morvillo e tre uomini della scorta, gli agenti Dicillo, Montinari e Schifani. E, parlando di Falcone, non si può non citare Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta.
Il 22 maggio, intanto, è morto don Andrea Gallo, prete amato quanto odiato. Basta mettersi a destra o a sinistra della bara. E, oggi, 25 maggio, a Palermo si beatifica Don Pino Puglisi, anch'esso ucciso da mano mafiosa. Il 9 maggio si era ricordato Peppino Impastato e il 12 Giorgiana Masi, ammazzata da un sempre impunito poliziotto che fa da contraltare a quelli uccisi dalla criminalità. E parlando di mafia e camorra, di Falcone e Borsellino, non si può non parlare del giudice bambino Livatino, del giornalista Siani o di Fava e via ricordando, molti, troppi per ricordarli in queste poche righe. Morti nobili e meno nobili che in comune hanno solo la colpa che tutti gli interessati sono diventati, appunto, dei santini. Sono diventati, o diventeranno, materia e vittima dei "ricordologi" ufficiali, quelli di Stato che partecipano alle commemorazioni e quelli da tastiera, categoria che si è sviluppata ipertroficamente con l'avvento dei nuovi mezzi di comunicazione.
Tutti a declamare le virtù morali, etiche, professionali, politiche e altro ancora dei vari morti di turno. Ma la sostanza, in fondo, non cambia. Esempi da seguire a parole, specialità in cui noi italiani siamo molto bravi. Tutti lì a straparlare del morto di turno, anche se non se ne hanno le capacità per mancanza di condivisione del fine e dei mezzi. Per non dire di chi ne parla pur sapendo che dal morto di turno non avrebbe avuto nemmeno una stretta di mano.
Ma siamo italiani, dopo morti tutti sono buoni, si possono tirare di qua e di là, a destra e sinistra, tanto non possono ribellarsi.

1 commento:

Berica ha detto...

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