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mercoledì 24 aprile 2013

La Resistenza tradita

Ingresso delle Fosse Ardeatine dove vennero trucidati, per rappresaglia, 335 esseri umani.

Il 10 febbraio 1954 veniva costituito il governo presieduto dall'on. Scelba, vice-presidente del Consiglio dei ministri l'on Saragat, da qui il nomignolo di governo SS.
Saragat, esponente socialdemocratico, divenne poi Presidente della Repubblica.
Di seguito ampi stralci del discorso tenuto al Senato da Pietro Secchia. La scelta è stata difficile, tanti erano i testi pubblicabili. Tratto dal libro "La Resistenza accusa 1945-1973", Mazzotta Editore, 1973. Libro fuori catalogo, si trova su e-bay e altri siti ad un prezzo che varia da 12 a 20€.
Il libro uscì postumo, Secchia morì pochi giorni dopo aver finito la scelta e la revisione degli interventi raccolti nel volume.

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E neppure sappiamo se è per pudore che l'on. Scelba ed i suoi compari hanno accuratamente evitato la parola Resistenza, oppure se è perché questa parola preferiscono vederla cancellata dal dizionario, se non della lingua nostra, della recente storia d'Italia. Ad ogni modo noi riteniamo che l'accenno alla liberazione di Roma contenuto nelle dichiarazioni del governo non debba essere trascurato, né tenuto in conto di un qualsiasi pistolotto col quale il discorso doveva pure essere concluso.
Per noi la Resistenza e la celebrazione del suo decennale è un problema così importante che abbiamo ritenuto necessario farne oggetto di un intervento specifico.

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Voi avete tradito la Resistenza con l'opera di divisione prima e di discriminazione poi tra i cittadini italiani. La Resistenza, voi lo sapete, non significò soltanto lotta e combattimento, ma significò innanzi tutto unità, unità di tutti gli italiani contro la tirannia, unità di tutte le forze democratiche, di tutte le forze sane della nazione, per liberare la patria prima e poi per ricostruirla, per rinnovarla, per farla sorgere a nuova vita.
Noi oggi lottiamo - pensavano i partigiani - ma poi con la libertà tutti gli italiani avranno una patria, anche i lavoratori saranno parte della nazione, avranno gli stessi diritti di tutti gli altri cittadini. Questo è stato lo spirito della Resistenza che Pietro Calamandrei ha saputo cogliere con parole così efficaci: "Chi esamini con un certo sforzo di serenità e di distacco l'esito del 7 giugno non può non accorgersi che gli svariati errori che possono rimproverarsi alla Democrazia Cristiana ed ai partiti minori ad essa imparentati si riducono agevolmente ad uno che tutti li riassume: avete tradito lo spirito di cooperazione democratica lasciato dalla Resistenza ... "
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Oh! lo so bene che quando noi facciamo queste affermazioni ci si accusa di voler monopolizzare la Resistenza. E' assolutamente falso. Non abbiamo mai voluto e non vogliamo monopolizzare la Resistenza, vogliamo semplicemente che non sia ignorato, né sottovalutato il contributo decisivo dato dalla classe operaia, dai lavoratori, dai loro partiti, in modo particolare dal partito comunista, dal partito socialista e dal movimento Giustizia e Libertà.
Vogliamo non siano falsate le condizioni effettive in cui si è sviluppata la Resistenza in Italia come fatto politico, militare e sociale, vogliamo si sappia - e nessuna mistificazione potrà mutare la realtà storica - quali furono le forze motrici della Resistenza e quali invece forze che, pur partecipando ai Comitati di Liberazione Nazionale, facevano da remora e praticamente agirono per limitare la guerra di Liberazione nazionale e per impedire o fare fallire l'insurrezione nazionale*.
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E' ai rappresentanti della classe operaia e dei lavoratori che voi malgrado la Costituzione negate il diritto di partecipare alla direzione della vita del paese.
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Voi potete fare quello che volete, saranno le masse lavoratrici a dare la spinta decisiva per l'azione di rinnovamento sociale: e questa spinta sarà tanto più travolgente quanto più avrete cercato di calpestare la volontà popolare, di farvi gioco delle aspirazioni e degli interessi della nazione. (Vivissimi, prolungati applausi della sinistra, congratulazioni)

*E' d'obbligo citare il libro di Adriano Ossicini "Un'isola sul Tevere" Editori Riuniti, 1999; dove vengono ampiamente trattati "L'affermazione e la crisi del regime, i rapporti fra la Chiesa e lo Stato fascista, il ritorno alla democrazia ... attraverso storie autobiografiche e nei colloqui con personaggi determinanti per la nostra storia come Amendola, Murri, papa Pacelli, De Gasperi, Togliatti, Parri, i cardinali Tardini e Ottaviani, uomini di scienza e di cultura come Gentile, Calogero, Musatti ..."

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Sì, è vero, lo avevo già pubblicato, ma rende sempre bene l'idea e non ho voglia di farne uno nuovo.

1 commento:

Ernest ha detto...

rende decisamente l'idea...