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martedì 19 marzo 2013

Grillo e la stanza dei bottoni

Così ora Grillo ha cambiato idea e vuole entrare nella stanza dei bottoni. Vuole provare l'ebrezza del comando, è inutile nascondersi dietro un palo. Ma quando si entra nella stanza dei bottoni occorre sapere cosa farne di quei pulsantini colorati. E' necessario sapere cosa succede premendoli o non premendoli, su quali destini si incide o perlomeno in che misura.
Il comico genovese continua a straparlare come ha (hanno) fatto con il programma. Una bella e ricca enunciazione di cose da fare (sinceramente alcune anche condivisibili) che potrebbe aver scritto chiunque, anche la mitica casalinga di Voghera (che mi scuserà per questa chiamata in causa) ma senza il minimo tentativo di spiegazione di come realizzare ciò che è stato promesso come risolutivo per il Paese.
Un esempio banale. Se decido di comperare un'automobile almeno devo avere la patente, altrimenti compro un pezzo di ferro e plastica che parcheggio non sapendo come farla muovere. E, comunque, prima di comperarla devo capire a cosa mi serve, se mi basta un'utilitaria, se ho i soldi per acquistarla, che marca, a benzina, diesel, metano o gpl, con chi l'assicuro, insomma devo fare tutte quelle cose che una persona con un minimo di buon senso fa prima di impegnarsi in un acquisto oneroso per la famiglia.
Ancora attendo che Grillo, o qualche grillino, ci spieghi qualcosa. Anche di un solo punto, del più banale, del più semplice. Ci dica come  e con chi (se non vuole contribuire a fare un governo), quando (se non approfitta della congiuntura politica attuale). Ci sarebbero anche altri quesiti, ma per il momento mi accontenterei che rispondesse a queste semplici domande.

1 commento:

Cri ha detto...

Tu attendi, io invece non ne posso più di litigare con insospettabili amici che, stringi e stringi, non gliela fanno a nascondere l'anima grillesca. Termine adoperato con la stessa accezione con cui usavo il termine berlusconismo: qualcosa che travalica la contingenza attuale, persino il voto espresso. Ho colleghe che non hanno votato Grillo (magari Ingroia), ma sono preda degli stessi furori de panza. E se fai loro notare le incongruenze tra quello che dicono (perché è inutile, il puzzle non va a posto, restano sempre pezzi fuori, la situazione non è affatto come vorrebbero dipingermela loro) si alterano e alla fine ti dicono solo, con acrimonia, tanto per trovare un capro espiatorio, o rifugiarsi nel comodo mantra rassicurante, che è tutta colpa di Bersani e del PD. Sembra di sentire Nilla Pizzi: La colpa non è mia è colpa del Bajon, mi piace immensamente il ritmo del Bajon, se faccio una pazzia è senza l'intenzion, in fondo è tutta colpa del Bajon.