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mercoledì 26 dicembre 2012

Come scampare alla prossima apocalisse


La fine del mondo ormai è passata da qualche giorno come è passato il Natale e allora possiamo parlare del primo evento con un po’ più di ponderazione. La fine del mondo, una di quelle frasi che ti entrano dentro fin da piccolo e lì restano dormienti, fino a che non vengono usate anche a sproposito. Fateci caso, fanno parte del nostro vissuto come se fossimo realmente scampati a chissà quante apocalissi, a tal punto da usare l’allocuzione anche per cose banali: ha fatto un gol che era la fine del mondo, una carbonara da fine del mondo e altre stupidità simili. Il finimondo come se fosse una cosa bella, auspicabile, come se fosse una consuetudine. Forse non è altro che un modo di esorcizzare la paura della fine della vita rendendola cosa di uso comune. E a capire la psicologia di questi nostri atteggiamenti ci può aiutare anche il nuovo libro di Daniele Pugliese, Apocalisse, il giorno dopo, La fine del mondo fra deliri e lucidità Baskerville, pag. 245, 20 Euro (gratis in pdf fino a febbraio qui: http://www.baskerville.it/ebook/).
L’autore ripercorre la lunga vita, sembra una contraddizione, del mito dall’inizio dei nostri giorni per giungere alla più recente pretesa fine preconizzata dai Maya. D’altro canto gli uomini non hanno fatto altro che crearsi miti per affrontare ciò che non capivano, dalla nascita alla morte, dalla creazione del mondo fino alla sua scomparsa definitiva. Abbiamo sempre avuto bisogno di crearci qualcosa di più grande che ci possa aiutare a superare le difficoltà, compreso riporre la speranza di risolvere le nostre problematiche affidandoci ad esseri superiori, messia o superuomini che siano, pur di autogiustificarci della nostra piccolezza. E di questa paura atavica, come ci ricorda Pugliese, sono state vittime anche persone insospettabili e non facilmente accomunabili al popolino stupido e rozzo dell’anno mille o duemila. Cambia la qualità della stupidità o rozzezza ma il concetto di fondo resta. Nell’analisi non vengono trascurati nemmeno gli autori dei foschi presagi irrimediabilmente smentiti dallo svolgersi dei fatti, come non si trascura lo sfruttamento dell’apocalisse per fini intellettuali, filosofici e in ultimo anche commerciali con il fiorire di libri e pellicole sull’argomento.
Insomma dobbiamo rassegnarci, possiamo coltivare la pretesa di controllare tante cose ma mai saremo in grado di prevedere quando ci toglieremo dal panorama. Per il momento possiamo solo fare passi avanti verso la nostra autodistruzione ma senza incolpare nessuno della nostra stessa scomparsa. Un buon motivo per cambiare rotta e non essere noi l'asteroide impazzito di noi stessi.

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