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sabato 3 novembre 2012

Il ritorno. 13 puntata

Avevamo lasciato Marco a questo punto.

Marco chiuse la sua piccola valigia. Quello che non vi entrò lo mise in una  busta di plastica. Controllò la stanza dell'albergo e prese l'unica cosa che era rimasta sul comodino. Il pacchetto di sigarette con l'indirizzo di Anna. Ma lei questo non poteva saperlo.

Mentre andava via, lasciava il piccolo albergo di provincia, avvertiva una tristezza a cui non sapeva mettere argine. Non era questa la fine del suo viaggio di ritorno alle origini. Si ritrovava con nulla nelle mani se non un numero di telefono, un indirizzo e una situazione ingarbugliata non cercata e capitatagli tra capo e collo. Procedeva a velocità ridotta sulla statale ma non si rendeva conto di dove fosse, andava per forza d'inerzia, con l'abitudine. I suoi pensieri vagavano da un viso di donna all'altro. Pensava alla povera Giovanna a cui non aveva mai promesso nulla ma sentiva di aver tradito non una volta ma infinite volte. Aveva tradito principalmente la sua bontà, la sua pazienza, la sua dedizione e, non ultimo, il suo amore. A senso unico, ma pur sempre un amore. Sentiva crescere dentro di sé l'imbarazzo come se l'avesse seduta al suo fianco, tanto che allungò una mano sul sedile come se le volesse mettere una mano sulla gamba per trasmettere affetto, calore e tranquillità. Ma non trovò una coscia calda, solo il ruvido tessuto del sedile. Pensava già a quale infima scusa avrebbe trovato per giustificare il suo comportamento, la sua scomparsa, anche se di pochi giorni, senza averle detto nulla, senza nemmeno un colpo di telefono e senza avere mai risposto ad un suo messaggio. Come dirle che aveva scopato con una sua giovane fiamma o aver dormito con una ragazza senza fare nulla e come sperare che la povera Giovanna gli credesse? Quale bugia architettare per non dover raccontare una storia improponibile che si vede solo nei film? Ma è giusto dire l'ennesima bugia? E poi perché dirla a Giovanna che mai gli aveva chiesto nulla e si era sempre accontentata di quegli scampoli di amore che lui riusciva ad esprimere quando erano a letto? Tentò di scacciare il pensiero imbarazzante di Giovanna per cadere in quello di Francesca.
Come fare a mantenere la promessa di aiutarla a trovare un dignitoso lavoro nella capitale con la crisi che attanagliava il Paese? Perché si era lasciato andare a fare promesse che sapeva in partenza di non poter mantenere? Oppure doveva far cadere tutto e non telefonarle più? Sapeva che Francesca, anche senza vederla, era andata via dalla sua stanza piangendo in silenzio, un pianto che non aveva capito, che non era in grado di capire. Certo Francesca gli aveva donato una notte d'amore diversa, unica, calda, pura e, principalmente, casta. Una cosa che non avrebbe mai immaginato.
Eppure la soluzione l'aveva in mente dall'inizio del viaggio di ritorno. Giovanna sicuramente non sarebbe tornata né per fare le pulizie né per fare l'amore. Era orgogliosa e sicuramente non si sarebbe abbassata a cercarlo ancora dopo il suo comportamento. Francesca di lui non sapeva nulla se non il nome che poteva trovare nei registri dell'albergo, ma anche lei, immaginava, non lo avrebbe cercato. Gli sarebbe bastato non utilizzare il numero di cellulare che la ragazza gli aveva lasciato. E poi bastava cambiare numero di telefono per risolvere il problema. Sapeva benissimo che non era una soluzione ma il solito fuggire davanti alle responsabilità, alla sua voglia di non  scontentare nessuno per poi scontentare tutti. Ci avrebbe pensato.
Il caldo autunno persisteva e l'ora di pranzo era arrivata. Per anni era passato davanti a quella trattoria al lato della strada senza mai fermarsi. Aveva sempre visto il parcheggio con diverse macchine e camion, quindi, forse, non si mangiava male. Decise di provare, invogliato anche dal fatto che ancora ci fossero dei tavoli sotto il pergolato battuto dal tiepido sole, già occupati da altri clienti. Seduto all'angolo, quasi lontano da tutti, mangiava pensando alla terza donna, a quella che era tornata prepotentemente nella sua vita. In fondo sperava in una sua chiamata, ma non sapeva, il povero illuso, che Anna aveva gettato, letteralmente, il suo numero nel cesso. E non sapeva nemmeno del repentino pentimento della donna. Di lei non gli rimaneva che il vivido ricordo e l'indirizzo, di cui, in ogni caso, non aveva bisogno. In fondo era stato il suo paese d'origine e, anche non ricordando i nomi delle strade, sapeva ancora girarci.
Si era rasserenato grazie al sole e al buon pasto. Il pensiero di Anna aveva scalzato Giovanna, verso cui nutriva solo un senso di colpa, e anche Francesca che era troppo giovane per poter sperare in una storia seria scevra dal bisogno di lei di uscire da una situazione infelice. In fondo, razionalmente, Anna era il suo futuro. O lo sarebbe potuto essere. Pagò il conto, equo, salì in macchina e tornò sui suoi passi. Avrebbe solo dovuto cambiare paese e albergo dove alloggiare.

3 commenti:

il monticiano ha detto...

Certamente Marco doveva essere un po' combattuto dovendo segliere tra Anna, Francesca e Giovanna.

Marte ha detto...

Cercare sempre qualcosa a cui tornare. E poi sprecare tempo e fantasia per trovare nuovi modi di scappare.

Cri ha detto...

E incontrare una quarta donna...